In occasione dell’avvio del XLI ciclo, l’Ateneo ha ricevuto 620 domande per 69 posti disponibili, di cui 56 con borsa, segnando un incremento del 33% rispetto all’anno precedente. Il dato conferma la crescente attrattività dell’offerta formativa bergamasca, sempre più apprezzata anche a livello internazionale.
L’Università di Bergamo punta con decisione sulla formazione dottorale come leva strategica di sviluppo scientifico, culturale e professionale. I corsi, pensati non solo per la carriera accademica, si aprono anche al mondo dell’impresa, della pubblica amministrazione e del terzo settore. Tra le novità più rilevanti di quest’anno spicca l’introduzione dei dottorati executive, percorsi pensati per i professionisti già inseriti nel mondo del lavoro, in grado di coniugare ricerca e attività aziendale in un’ottica di innovazione condivisa.
I nuovi percorsi sono altamente personalizzabili, consentendo ai partecipanti di integrare la propria esperienza lavorativa con la formazione dottorale, e favorendo così un rafforzamento concreto del legame tra università, aziende ed enti territoriali. In parallelo, viene potenziata anche la dimensione internazionale, con fondi dedicati alla mobilità estera dei dottorandi.
Due i nuovi corsi lanciati quest’anno:
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Artificial Intelligence for Sustainable Futures (in lingua inglese),
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Scienze Umane e Sociali.
Un’espansione coerente con l’approccio dell’Ateneo bergamasco, che negli ultimi quattro anni ha incrementato del 73% i finanziamenti dedicati ai dottorati. La qualità dell’offerta è confermata anche dall’aumento del numero di docenti coinvolti nella formazione: raddoppiati in quattro anni, a testimonianza dell’investimento condiviso a livello istituzionale.
“Tre anni fa – ha spiegato Gianpietro Cossali, Direttore della Scuola di Alta Formazione Dottorale – abbiamo aumentato del 20% l’importo delle borse, portandole a uno dei livelli più alti in Italia. Questo, unito all’impegno per rendere i dottorati sempre più aperti e flessibili, ci permette di rispondere alle esigenze del mondo contemporaneo”.
Anche i dati occupazionali confermano l’efficacia del modello Unibg: secondo l’indagine AlmaLaurea 2024, a un anno dal titolo il tasso di occupazione dei dottori di ricerca è pari al 97,5%, con l’86,5% impiegato in professioni ad alta specializzazione.
Il dottorato si conferma così non solo come un percorso formativo di eccellenza, ma come un reale acceleratore di crescita professionale, capace di offrire sbocchi concreti in ambito accademico e non.