Bergamo, 99 richieste ai centri antiviolenza a luglio: presidio in piazza l’8 agosto

Appello della Rete contro la violenza di genere: serve un cambiamento culturale, non solo leggi

La violenza di genere non si ferma, nemmeno d’estate. A Bergamo, nel solo mese di luglio, i centri antiviolenza hanno ricevuto 99 nuove chiamate di aiuto, segnale di un fenomeno che continua a colpire, silenziosamente ma con forza, anche quando la città sembra svuotarsi. Per questo, la Rete bergamasca contro la violenza di genere ha organizzato un presidio pubblico per venerdì 8 agosto alle 18.30 in Largo Rezzara, invitando l’intera cittadinanza a prendere parte a un momento di riflessione e testimonianza collettiva.

Il microfono sarà aperto a chiunque voglia condividere pensieri, esperienze o parole di solidarietà, in un’iniziativa che vuole dare voce a chi spesso resta invisibile.

I numeri dell’allarme

A luglio, i centri antiviolenza della provincia di Bergamo hanno registrato 99 nuove richieste di supporto, un dato che conferma l’urgenza di interventi mirati e continuativi. Nello stesso mese, in Italia, si sono verificati cinque femminicidi, tra cui quelli di Elena Belloli, Sharon Verzeni e Joy Omoragbon. A queste tragedie si affiancano storie di sopravvivenza come quella di Daniela Manda, che oggi chiede sostegno concreto per ricostruire la propria vita.

Troppe, invece, sono le vittime che non trovano il coraggio o la possibilità di denunciare, rimanendo intrappolate nel silenzio.

«La repressione non basta»

Le attiviste della Rete sottolineano che la violenza di genere è un problema strutturale, che attraversa ogni fascia sociale e territorio. Non è sufficiente rispondere con l’apparato giudiziario o emergenziale: serve una strategia a lungo termine, fondata su educazione, prevenzione e cambiamento culturale.

L’introduzione del reato di femminicidio nel Codice Penale (art. 577/bis) è un passo importante, ma non risolutivo. “Servono percorsi di educazione affettiva e sessuale, contrasto agli stereotipi e inclusione delle diversità nei contesti formativi e lavorativi”, dichiarano le organizzatrici del presidio.

Educare per prevenire

Secondo la Rete, la vera sfida è educativa. La società può trasformarsi soltanto se si agisce sui meccanismi culturali che perpetuano il patriarcato, la discriminazione e la violenza. Parlare, ascoltare, educare: sono queste le azioni su cui costruire una prevenzione reale, capace di incidere nel tempo.

Confronto con le istituzioni

Oltre all’attivismo in piazza, la Rete è impegnata anche sul fronte istituzionale. Durante un incontro con l’Amministrazione comunale di Bergamo il 16 giugno scorso, sono state avanzate proposte operative, tra cui azioni di sostegno alle vittime, campagne di sensibilizzazione e formazione specifica per operatori e operatrici.

“Il dialogo è aperto e ci auguriamo che si traduca in interventi concreti. Le istituzioni devono assumersi una responsabilità attiva in questo percorso”, spiegano le promotrici.

Una piazza aperta a tutte e tutti

Il presidio dell’8 agosto in Largo Rezzara è aperto a tutta la cittadinanza, senza distinzioni. L’invito è a partecipare, a mostrare solidarietà alle persone che subiscono violenza e a ribadire l’impegno collettivo per una società più giusta.

“Solo insieme possiamo costruire una realtà libera dalla violenza e dalle disuguaglianze di genere. Il cambiamento inizia da qui”, conclude l’appello della Rete.

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7 mesi fa

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