Medicina d’urgenza in crisi: in Lombardia coperti solo 82 posti su 172

Le scuole di specializzazione faticano ad attrarre nuovi medici per pronto soccorso e emergenza. Magnone e Marinoni evidenziano la necessità di incentivi economici e carichi di lavoro sostenibili

La carenza di specialisti e la fotografia della Lombardia

Dai dati più recenti è emerso che in Lombardia sono stati coperti soltanto 82 posti sui 172 disponibili nei corsi di specializzazione in Medicina d’emergenza-urgenza, pari al 48% del totale. Il quadro, aggiornato dopo le assegnazioni successive al test d’ingresso di luglio, riflette una tendenza ormai consolidata: i giovani medici scelgono sempre meno le specialità più stressanti e meno remunerative, preferendo indirizzi che garantiscono un miglior equilibrio tra vita e lavoro.

Secondo le analisi di Anaao-Assomed e ALS (Associazione liberi specializzandi), la Lombardia si colloca anche sotto la media nazionale, dove la copertura dei posti raggiunge il 55%. Il fenomeno conferma la crescente difficoltà nel garantire personale formato per i pronto soccorso, con ripercussioni previste nei prossimi anni su tutto il sistema sanitario regionale.

Gli effetti della “coperta corta”

Gli esperti hanno spiegato che la carenza di candidature dipende da un disequilibrio economico e normativo tra le varie branche della medicina. Il segretario regionale Stefano Magnone di Anaao-Assomed (Associazione Nazionale Aiuto Assistenti Ospedalieri) ha osservato che i giovani professionisti tendono a orientarsi verso discipline meglio retribuite o con maggiori possibilità di libera professione. Magnone ha aggiunto che, senza un adeguato sistema di incentivi economici, la scelta della Medicina d’urgenza continuerà a essere minoritaria.

Ha inoltre precisato che esiste un limite normativo nel differenziare le retribuzioni tra specializzazioni e che la questione economica rimane centrale: una “coperta corta” che non consente di intervenire su tutte le aree critiche.

Marinoni: «Servono incentivi per attrarre i giovani»

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo, Guido Marinoni, ha tracciato un parallelo con il recente flop dei test di Medicina generale, rilevando che senza incentivi economici e con carichi di lavoro eccessivi, pochi giovani scelgono percorsi così impegnativi. Marinoni ha sottolineato che solo una forte vocazione personale può spingere i neolaureati verso specialità gravose come quella d’urgenza.

L’analisi dei singoli atenei lombardi mostra differenze marcate: l’Università dell’Insubria registra la copertura più bassa, con 2 contratti su 16 (13%), mentre Milano-Bicocca raggiunge il livello più alto con 17 su 27 (63%).

Le conseguenze per gli ospedali e per Bergamo

Sebbene Bergamo non disponga di scuole di specializzazione medica, gli effetti della carenza si faranno sentire anche a livello locale. Gli ospedali possono infatti assumere specializzandi a partire dal secondo anno di corso, ma la riduzione del numero di iscritti limita le possibilità di nuove assunzioni.

Le strutture sanitarie rischiano così di trovarsi con organici sempre più ridotti nei reparti d’urgenza, in un momento in cui la pressione sui pronto soccorso è già elevata.

Libera professione e specializzazioni “più attrattive”

Il confronto con altre discipline è netto. Settori come Allergologia, Chirurgia plastica, Dermatologia, Cardiologia e Pneumologia hanno saturato tutti i posti disponibili, mentre in Patologia clinica, Farmacologia e Statistica sanitaria le adesioni sono state minime.

Gli osservatori del settore hanno evidenziato che le specialità più scelte sono quelle che permettono spazi di libera professione, a differenza di Medicina d’urgenza, dove i turni ospedalieri sono vincolanti e lasciano poco margine per attività private. In crescita, invece, l’interesse per Chirurgia generale (78%), Anestesia (81%) e Medicina interna (91%), che garantiscono prospettive stabili nel pubblico ma anche in ambito libero-professionale.

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