Carcere di Bergamo, Lanfranchi: “Stessi problemi da 40 anni. Il disagio psichico è fuori controllo”

La garante dei detenuti relaziona in Consiglio comunale: sovraffollamento, carenze di personale e emergenza salute mentale. Approvati due ordini del giorno all’unanimità

«È incredibile: da quarant’anni i problemi del carcere di Bergamo sono sempre gli stessi». A dirlo è Valentina Lanfranchi, garante dei diritti dei detenuti, intervenuta in Consiglio comunale a Palazzo Frizzoni per relazionare sulle condizioni della casa circondariale di via Gleno, oggi ufficialmente riconosciuta come quartiere della città dopo l’approvazione di un ordine del giorno votato all’unanimità.

La relazione ha fotografato una realtà carceraria critica, segnata da sovraffollamento, carenze strutturali e una crescente emergenza legata alla salute mentale. Nel primo semestre del 2025, ha spiegato Lanfranchi, il numero dei detenuti è oscillato tra 586 e 600, a fronte di una capienza regolamentare compresa tra 315 e 340. Di questi, tra 34 e 39 sono donne, circa la metà sono stranieri (soprattutto provenienti dal Nord Africa, dall’Albania e dalla Romania) e almeno 50 sono giovani tra i 18 e i 25 anni. Molti detenuti presentano problematiche di dipendenza o disturbi psichici, che in carcere si aggravano fino a diventare “esplosivi”.

Personale insufficiente e fragilità ignorate

La carenza di personale è uno dei nodi principali. La Polizia penitenziaria conta 194 agenti su 243 previsti, mentre i funzionari giuridico-pedagogici sono 4 su 6 o 7 necessari. Una situazione che compromette le attività di reinserimento e di assistenza. «Chi chiede nuove carceri non ha capito il problema — ha detto Lanfranchi —. Il carcere non è il luogo per chi commette minuzie, ma per chi ha bisogno di essere recuperato servono percorsi alternativi».

La garante ha poi ricordato l’impegno delle numerose realtà associative, tra cui Caritas, cappellani, avvocati, sindacati, suore e volontari, che promuovono laboratori di scrittura, ceramica, sport e orticoltura, contribuendo al tentativo di restituire dignità e possibilità di reinserimento a chi è recluso.

Gritti: «Casa e lavoro per un vero reinserimento»

A prendere la parola anche Fausto Gritti, presidente dell’Associazione Carcere e Territorio, che gestisce 12 appartamenti destinati a detenuti in regime di pena alternativa. «Casa e lavoro sono le vere chiavi del riscatto», ha detto, sottolineando come le dipendenze e il disagio psichico stiano aggravando anche le dinamiche violente all’interno della struttura. «Entrare oggi nel carcere di Bergamo fa venire i brividi», ha dichiarato con forza.

Il Comune: nuove risorse e un Centro per la giustizia riparativa

L’assessora alle Politiche sociali Marcella Messina ha annunciato la creazione del Centro per la giustizia riparativa a Borgo Palazzo, che sarà attivato entro fine anno in collaborazione con l’associazione InConTra Ets, grazie a un finanziamento ministeriale di 224 mila euro. Obiettivo: ricucire il rapporto tra detenuti e comunità e offrire percorsi personalizzati di reinserimento.

La sindaca Elena Carnevali ha evidenziato l’inadeguatezza del carcere per chi soffre di fragilità psichiche e fa uso di psicofarmaci, pur riconoscendo che Ats ha potenziato il presidio sanitario interno.

La politica si unisce: via Gleno “quartiere della città”

Il dibattito ha coinvolto anche la sfera politica. Alberto Ribolla (Lega) ha posto l’accento sulla questione degli stranieri, auspicando che scontino le pene nei Paesi d’origine, mentre Andrea Pezzotta (centrodestra) ha lodato pubblicamente il lavoro di Lanfranchi.

Due ordini del giorno sono stati approvati all’unanimità. Il primo, presentato da Laura Brevi (lista Futura), chiede di rafforzare progetti di formazione e reinserimento, e sollecita governo e ministero della Giustizia a colmare le carenze di organico e aumentare le risorse per l’amministrazione penitenziaria.

Il secondo, promosso dal Pd, riconosce ufficialmente la casa circondariale di via Gleno “Don Resmini” come parte integrante del tessuto urbano di Bergamo. «Non è un’entità separata dalla città, ma un luogo in cui vivono lavoratori, volontari e persone da reinserire — ha detto Francesca Riccardi, capogruppo del Pd —. I consiglieri comunali potranno visitare il carcere per vigilare sulle condizioni detentive e rafforzare il dialogo con chi vi opera».

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