Il simbolo della rinascita: la storia del tasso a tre zampe
A pochi giorni dall’apertura ufficiale, al Centro Recupero Animali Selvatici (Cras) di Valpredina, nel comune di Cenate Sopra, arriva il suo primo ospite: un tasso gravemente ferito a una zampa, intrappolato in una tagliola da bracconaggio. L’intervento chirurgico è drastico: amputazione dell’arto. Ma ciò che sembra condannare l’animale a una vita in cattività, si trasforma in un simbolo di resistenza e speranza.
Durante la prova in una tana artificiale, il tasso riesce a scavare un tunnel con la sola zampa anteriore rimasta e viene rilasciato in libertà. L’inverno successivo, gli operatori trovano impronte fresche nella neve: il tasso a tre zampe è sopravvissuto. Da allora, diventa il logo del Cras e incarna perfettamente la missione del centro: curare e restituire alla natura ciò che le appartiene, come racconta Bergamonews nella sua rubrica d’approfondimento.
Il Cras di Valpredina: un centro all’avanguardia per il recupero della fauna
Fondato nei primi anni Duemila all’interno dell’Oasi Wwf di Valpredina, il Centro accoglie oggi oltre 3.500 animali ogni anno, con un costante aumento degli ingressi. Si tratta in prevalenza di uccelli, piccoli mammiferi e rapaci, molti dei quali vittime di ferite da arma da fuoco, incidenti stradali o separazioni precoci dal nido.
Il direttore sanitario guida le operazioni cliniche, eseguendo interventi chirurgici e terapie, mentre la gestione quotidiana è affidata a Matteo Mauri, esperto in benessere animale. Mauri coordina le operazioni di primo soccorso, alimentazione e riabilitazione, con il supporto di naturalisti, volontari e specialisti in chirotterologia, dato che Valpredina è anche sede lombarda dello “Sportello Pipistrelli”, punto di riferimento regionale sui chirotteri.
Un lavoro che cambia con le stagioni
La vita al Cras segue il ritmo della natura. In primavera, il centro si popola di cuccioli in difficoltà, spesso soccorsi dopo essere stati trovati da cittadini in zone boschive o periurbane. In inverno, arrivano invece animali feriti da armi da fuoco o recuperati in seguito a sequestri per detenzione illegale.
Ogni fase del recupero è attenta e graduale: si parte dai lettini post-operatori, simili a una terapia intensiva ospedaliera, si prosegue con una riabilitazione controllata fino al momento decisivo, quando rapaci provano il volo nelle voliere e mammiferi imparano di nuovo a muoversi nei recinti. Solo quando l’animale è in grado di vivere in piena autonomia, si procede con la liberazione in natura.
Il contatto umano: necessità e trauma
Nonostante l’esperienza, per chi lavora al Cras il contatto con la fauna selvatica è sempre delicato. Per gli animali selvatici, l’essere umano rappresenta un predatore, e l’avvicinamento, anche se finalizzato alle cure, genera uno stress altissimo.
Per questo, uno dei primi accorgimenti è creare ambienti oscurati e silenziosi, dove l’animale può sentirsi al sicuro. “La fauna selvatica è lo specchio della nostra salute”, osserva Matteo Mauri, sottolineando come ogni intervento debba essere fatto con rispetto e consapevolezza. L’obiettivo è non solo salvare un individuo, ma mantenere in equilibrio l’ecosistema a cui appartiene.
Educazione ambientale e coscienza collettiva
Il Cras non è solo un ospedale per animali. È anche un luogo di educazione, un punto di riferimento per sensibilizzare cittadini, scuole e istituzioni al rispetto per l’ambiente e gli animali selvatici. L’esperienza a Valpredina ci ricorda che ogni gesto di cura verso la natura è anche un atto di responsabilità verso noi stessi.
Accompagnando il personale nelle attività quotidiane, come dare da mangiare a una giovane volpe o monitorare la riabilitazione di un gufo reale, si percepisce chiaramente la profondità della missione del Centro: salvare la biodiversità, un animale alla volta.