Sono 1.099 le richieste d’aiuto per violenza domestica raccolte nei primi contatti con i centri antiviolenza della Bergamasca nel corso del 2025. Un numero che conferma un andamento stabile rispetto all’anno precedente (1.097 nel 2024), ma che continua a rappresentare un campanello d’allarme costante sul fenomeno delle violenze contro le donne.
In media, tre nuovi contatti al giorno: è questo il dato che emerge dal bilancio diffuso in vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre, e che fa riflettere su una realtà in cui quasi cinquemila donne in cinque anni hanno chiesto aiuto almeno una volta.
Come sottolinea L’Eco di Bergamo, aumentano le richieste da parte delle fasce d’età estreme, sia tra le giovanissime sia tra le donne in età avanzata. Caso simbolico è quello di una signora di 84 anni, rimasta vedova, finita vittima delle violenze del figlio convivente. Un episodio che rappresenta una punta estrema, ma indicativa dell’estensione e della complessità del fenomeno.
Nonostante questo ampliamento del profilo anagrafico, la fascia più colpita resta quella tra i 38 e i 57 anni, anche se con numeri leggermente in calo. Si tratta in gran parte di donne italiane (60%), con un lavoro stabile solo nel 40% dei casi, mentre nel 70% delle situazioni la violenza si protraeva da almeno cinque anni. Solo il 35% di loro, secondo i dati raccolti, ha deciso di intraprendere un percorso formale di denuncia.
L’identikit dell’aggressore è chiaro e purtroppo ricorrente:
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Nell’85% dei casi si tratta del partner o ex partner
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Nel 70% dei casi è italiano
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Nell’80% ha un lavoro stabile, un dato che evidenzia un forte squilibrio economico rispetto alla vittima, spesso priva di un’indipendenza finanziaria
Questo gap è un fattore cruciale di sudditanza e vulnerabilità, che ostacola l’emancipazione e la possibilità concreta di uscire da relazioni violente. Il fatto che solo una donna su tre decida di denunciare ufficialmente è indice delle difficoltà psicologiche, sociali ed economiche che circondano chi subisce abusi, spesso in silenzio e per lunghi anni.
Dal 2021 i contatti con le cinque reti antiviolenza bergamasche sono costantemente aumentati, passando da 927 a quasi 1.100 in quattro anni. Un dato che da un lato testimonia una crescente consapevolezza e fiducia nelle strutture di supporto, ma dall’altro conferma la pervasività della violenza domestica nel tessuto sociale.
La Bergamasca non fa eccezione a un fenomeno che coinvolge ogni parte del Paese, colpendo donne di ogni età e condizione. Gli operatori dei centri antiviolenza continuano a lanciare un messaggio chiaro: la violenza non è mai giustificabile, e chiedere aiuto è il primo passo per uscirne.