Crescono le richieste nei centri per uomini violenti: sempre più giovani in lista d’attesa

A Bergamo boom di domande per accedere al centro “La Svolta”. Fenomeno trasversale, ma preoccupa l’aumento dei casi tra under 30, spesso legati a violenza sessuale

molestie

Due mesi di attesa per entrare, richieste in aumento e un dato allarmante: l’età media degli utenti si sta abbassando. È la fotografia attuale del centro di recupero per uomini violenti “La Svolta” di Bergamo, una delle strutture che in Italia si occupano della presa in carico e della rieducazione di uomini autori di maltrattamenti, molestie o abusi, spesso in ambito domestico o relazionale.

Negli ultimi mesi il centro registra un incremento costante delle domande di accesso, fino a 50 uomini seguiti all’anno, ma con una lista d’attesa che supera i 60 giorni. La struttura, attiva dal 2018, rappresenta un presidio cruciale nella lotta alla violenza di genere, con un approccio che combina percorsi individuali, lavoro di gruppo e monitoraggio nel tempo.

Aumentano i giovani, soprattutto nei casi di violenza sessuale

Uno degli aspetti più preoccupanti evidenziati dagli operatori è l’aumento della presenza di giovani tra i 18 e i 30 anni, in particolare per reati a sfondo sessuale, che rappresentano oggi una quota crescente tra i nuovi casi. Una tendenza osservata anche in altri centri simili in Italia, e che apre interrogativi più ampi sul rapporto tra nuove generazioni e sessualità, tra educazione carente, stereotipi e distorsioni culturali.

Fenomeno trasversale: età, classe sociale e origine non fanno differenza

La violenza, come sottolineano gli esperti del centro, non ha un volto unico. Gli uomini presi in carico arrivano da contesti diversi: giovani e anziani, italiani e stranieri, professionisti o disoccupati. Non esiste un profilo tipico, e proprio per questo il lavoro di prevenzione si rivela essenziale. Accanto all’accoglienza diretta, la struttura porta avanti progetti educativi nelle scuole, per sensibilizzare gli adolescenti su temi come rispetto, stereotipi di genere e relazioni sane.

I percorsi nei centri: dalla valutazione iniziale al lavoro di gruppo

L’accesso ai percorsi avviene attraverso diversi canali: sentenze, ammonimenti, invii da parte di questure, servizi sociali o consultori. In alcuni rari casi, l’ingresso è spontaneo. Una volta preso in carico, l’uomo segue un iter articolato in fasi: incontri di valutazione, colloqui individuali e infine sessioni di gruppo condotte da operatori di entrambi i sessi, per stimolare un confronto che metta in discussione i modelli di comportamento.

Recidiva e prevenzione: la sfida delle forme meno visibili di violenza

Mentre la recidiva in caso di violenza fisica è contenuta, è più difficile monitorare e prevenire le forme meno evidenti, come violenza psicologica ed economica, che spesso si manifestano attraverso atteggiamenti di sopraffazione, controllo e insulti. In questi casi, il cambiamento richiede più tempo e una profonda consapevolezza da parte dell’autore.

Fondi insufficienti e carenza di personale

Nonostante la crescente domanda, i fondi statali risultano ancora limitati, e il numero di operatori è insufficiente a coprire il fabbisogno. Al momento, la struttura bergamasca dispone di sei operatori, ma ne servirebbero almeno due in più per ridurre i tempi di attesa e garantire una presa in carico tempestiva. Le direttive nazionali prevedono due incontri settimanali, ma nella realtà spesso è già difficile assicurare una frequenza regolare, con il rischio di rallentare il percorso di recupero.

Il percorso è obbligatorio (e spesso a carico dell’autore)

In base alla legge, gli uomini condannati che ottengono la sospensione della pena devono partecipare al percorso e sostenere i costi del trattamento. Le strutture come “La Svolta” si finanziano attraverso bandi, donazioni private e contributi diretti degli utenti condannati, ma senza un sostegno pubblico adeguato il rischio è quello di frenare l’efficacia dell’intero sistema di prevenzione.

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