Nessuna buona notizia per i pendolari della Val Brembana: la strada comunale tra Ubiale e Clanezzo, chiusa dallo scorso 16 novembre per la caduta di massi dalla parete rocciosa, resterà interdetta almeno fino a fine febbraio o inizio marzo 2026. La conferma è arrivata durante il sopralluogo di lunedì 1° dicembre, con la partecipazione dei tecnici del Comune, della Regione Lombardia e del sindaco Ersilio Gotti.
Il nodo cruciale è l’assenza di fondi e l’impossibilità di attivare procedure d’urgenza, poiché la frana non ha causato l’isolamento di alcun centro abitato. Dunque, servirà seguire l’iter ordinario, con tempi tecnici e burocratici inevitabilmente lunghi.
Situazione critica sulla statale 470
La strada tra Bondo e Clanezzo, pur essendo di proprietà comunale, riveste un’importanza strategica per l’intera viabilità della valle: viene utilizzata ogni giorno da centinaia di automobilisti come alternativa alla statale 470, già storicamente congestionata nel tratto tra Zogno e Almè. La sua chiusura ha provocato un drammatico peggioramento del traffico, con code chilometriche sia in direzione Bergamo sia in salita verso la valle, tempi di percorrenza raddoppiati e pendolari costretti a partire all’alba per raggiungere il capoluogo.
Autotrasportatori esasperati e residenti in difficoltà sono l’altra faccia della medaglia di una viabilità che, senza sfoghi alternativi, non regge più.
Nessuna urgenza, tempi lunghi
Dal sopralluogo è emersa la volontà di avviare la progettazione per la messa in sicurezza del tratto, ma senza fondi straordinari, si dovranno attendere le tempistiche ordinarie per l’approvazione e il finanziamento. La Regione ha chiarito che, in assenza dell’isolamento di frazioni, non può scattare l’immediato stanziamento di risorse in somma urgenza.
Si punta dunque a un finanziamento all’inizio del 2026, mentre i lavori veri e propri potrebbero iniziare solo a fine inverno o primavera. L’idea di riaprire almeno a senso unico alternato è stata scartata per motivi di sicurezza, come ha confermato il sindaco Gotti: i sassi che si staccano dalla parete rocciosa raggiungono l’intera carreggiata e superano anche il guard rail, rendendo inutile un semplice muro di protezione in cemento.
Un progetto da 4 milioni fermo da anni
Il sindaco ha ribadito che l’unica soluzione strutturale sarebbe un intervento complessivo da 4 milioni di euro, già progettato ma mai finanziato. «Serve una sistemazione definitiva – ha detto Gotti a L’Eco di Bergamo –. Così si interviene un pezzo alla volta: oggi un sasso qui, domani poco più in là. E ogni volta si ricomincia da capo».
L’intervento previsto includerebbe disgaggio della parete e posa di reti paramassi, indispensabili per garantire la riapertura in sicurezza. Al momento, però, manca la copertura finanziaria, e si attende un segnale concreto da Regione o Stato.
Disagi destinati a durare
Il caos viabilistico in Val Brembana è quindi destinato a proseguire per tutto l’inverno, senza soluzioni temporanee praticabili. I pendolari continueranno a convivere con tempi di percorrenza insostenibili, mentre il tessuto economico e sociale della valle soffre una penalizzazione crescente.
A meno di imprevisti, l’unica speranza resta l’approvazione del progetto nel 2026 e l’inizio dei lavori entro la primavera. Fino ad allora, le code sulla statale saranno la normalità.