I dati sull’Isee in Bergamasca, aggiornati al 2025, offrono uno spunto per analizzare la realtà socioeconomica della provincia. Nonostante un incremento generale della ricchezza, con una media che raggiunge i 21.580 euro, si riscontra una persistenza di disuguaglianze, con oltre il 55% dei nuclei familiari che dichiarano un reddito inferiore ai 20.000 euro.
L’andamento dell’Isee negli anni: crescita tra le difficoltà del ceto medio
Secondo le informazioni pubblicate dall’INPS, il valore medio dell’Isee in Bergamasca è aumentato nel 2025 del 7% rispetto al 2024, raggiungendo 21.580 euro, un miglioramento rispetto ai 20.171 euro dell’anno precedente e ai 18.840 euro del 2023. Questo dato dimostra una tendenza positiva a livello generale, ma che non nasconde le difficoltà economiche persistenti di gran parte della popolazione.
Nel 2025, infatti, dei 155.700 nuclei che hanno richiesto la certificazione, ben 36.626 (il 23,5%) si trovano in una fascia con un Isee inferiore ai 10.000 euro, mentre 49.808 nuclei (32%) si collocano tra i 10.000 e i 20.000 euro. Quasi il 56% delle famiglie, quindi, non supera i 20.000 euro di reddito, pur registrando una diminuzione rispetto agli anni precedenti (nel 2023 si arrivava al 63,9% e nel 2024 al 60%).
Isee: una “lente” su un quadro sociale in evoluzione
L’Isee, Indicatore della Situazione Economica Equivalente, non rappresenta semplicemente la somma dei redditi di un nucleo familiare, ma una combinazione di reddito e patrimonio, tenendo conto della composizione del nucleo stesso. Ciò significa che non tutti sono obbligati a richiederlo, eppure i numeri sono in costante aumento: nel 2016, ad esempio, furono solo 68.000 i nuclei che hanno presentato l’Isee, ma nel 2025 la cifra è arrivata a 155.700. La crescente diffusione dell‘assegno unico, che dal 2022 ha coinvolto molte famiglie, ha reso questa pratica praticamente comune, non solo per coloro che sono in difficoltà economica, ma anche per quelli che si trovano nella fascia di ceto medio.
Povertà e ceto medio: un’analisi delle cause e delle soluzioni
I sindacati locali, attraverso le parole di Marco Toscano della Cgil Bergamo e Francesco Corna della Cisl Bergamo, mettono in evidenza le sfide economiche che colpiscono le famiglie. Toscano sottolinea la presenza di sacche di povertà anche in una realtà come quella bergamasca, evidenziando come il 10% della popolazione si veda costretta a rinunciare alle cure, una chiara indicazione di difficoltà economica. La crescente precarietà del ceto medio è un altro punto sollevato, con un progressivo “schiacciamento” verso il basso, complicato da un aumento dell’inflazione che ha eroso i benefici degli aumenti salariali.
Francesco Corna, della Cisl Bergamo, fa notare che la famiglia rimane il pilastro fondamentale della società, ma che sta affrontando crescenti difficoltà, soprattutto per quanto riguarda l’accesso alla casa, che sta diventando sempre più inaccessibile. Corna propone anche l’introduzione dei “quozienti familiari”, un sistema fiscale che tiene conto del numero di membri del nucleo familiare per determinare le imposte. Tutti e tre concordano sulla necessità di politiche sociali più adeguate per affrontare le sfide economiche attuali.
Il quadro socioeconomico della Bergamasca: differenze e tendenze
La situazione economica bergamasca presenta una chiara divisione tra i vari segmenti di reddito. Circa il 22,7% dei nuclei rientra nella fascia di reddito tra i 20.000 e i 30.000 euro, mentre l’11,8% si trova nella fascia tra i 30.000 e i 40.000 euro. Le fasce più alte (40.000-70.000 e oltre i 70.000 euro) sono occupate da una percentuale decisamente inferiore della popolazione.
Un dato interessante riguarda le famiglie con figli: 92.233 nuclei (il 59%) hanno richiesto l’Isee per l’accesso all’assegno unico o per altre prestazioni sociali. Inoltre, circa il 14,8% dei nuclei ha un membro con disabilità. Nonostante queste difficoltà, una parte significativa delle famiglie possiede ancora una casa di proprietà, con 88.336 nuclei che appartengono a questa categoria (56,7%).
Il futuro: riflessioni sulle politiche sociali e sulle proposte dei sindacati
Per il coordinatore territoriale della Uil Bergamo, Pasquale Papaianni, le politiche sociali devono essere adattate alle nuove sfide demografiche ed economiche. Papaianni sottolinea la necessità di un cambio di prospettiva, con una maggiore attenzione all’inclusione sociale e alla valorizzazione delle scuole, che svolgono un ruolo fondamentale nell’individuare i bisogni delle famiglie. È necessario anche un piano sociale che si affianchi a quello industriale, per rispondere alle nuove esigenze di una popolazione in continua evoluzione.