Le rogge della Bergamasca continuano a essere vittime dell’abbandono illecito di rifiuti. Nel corso del 2025 il Consorzio di bonifica della media pianura bergamasca ha raccolto oltre 12mila tonnellate di materiali abbandonati nei canali e lungo le rive dei corsi d’acqua. Un fenomeno che comporta gravi conseguenze ambientali e costi elevati per la collettività.
Tra i rifiuti recuperati si trova davvero di tutto: pneumatici, plastica, materassi, residui di cantiere, lastre di eternit, sacchi di spazzatura domestica, carcasse di motorini e monopattini, oltre a materiale di sfalcio e rifiuti edilizi. In alcuni casi sono state rinvenute anche armi, immediatamente segnalate alle forze dell’ordine, e carcasse di animali morti.
A raccontarlo è Mario Reduzzi, direttore generale del Consorzio, che sottolinea come in diversi punti i corsi d’acqua assumano l’aspetto di vere e proprie discariche a cielo aperto. Per garantire la pulizia e la manutenzione della rete idrica l’ente investe ogni anno circa 5 milioni di euro, una cifra che comprende sia la rimozione dei rifiuti sia lo smaltimento dei materiali raccolti.
La rete gestita dal Consorzio è particolarmente estesa. Si tratta di oltre 2mila chilometri di canali che attraversano più di cento Comuni, dalle pendici delle Prealpi orobiche fino alla pianura. Escavatori e pale meccaniche sono impegnati regolarmente nelle operazioni di pulizia e manutenzione degli alvei.
Il periodo tra gennaio e maggio rappresenta la fase principale degli interventi. Approfittando della stagione in cui le rogge sono in asciutta, il Consorzio realizza ogni anno un piano di manutenzione e pulizia, finalizzato a rimuovere fanghi, detriti e rifiuti accumulati nei corsi d’acqua.
In queste settimane le operazioni si stanno concentrando in particolare nella città di Bergamo, dove il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti è sempre più frequente. I punti più critici sono stati individuati lungo il torrente Morla, la roggia Serio Grande e la Ponte Perduto, dove i materiali si accumulano soprattutto vicino alle chiuse e ai partitori.
Uno degli interventi più recenti riguarda l’area di via Rovelli, alle spalle del mercato ortofrutticolo della Celadina, al confine con Seriate. Qui, lungo la roggia Ponte Perduto, sono stati rimossi grandi quantitativi di spazzatura, prevalentemente plastica e diversi materassi abbandonati.
Secondo il presidente del Consorzio Franco Gatti, la pulizia dei corsi d’acqua è fondamentale non solo per ragioni ambientali ma anche per la sicurezza idraulica del territorio. I rifiuti possono infatti creare un effetto “tappo” nelle griglie e negli sbarramenti, ostacolando il deflusso dell’acqua e aumentando il rischio di problemi in caso di eventi meteorologici intensi o alluvioni.
L’accumulo di materiali nei canali può inoltre provocare contaminazioni dell’acqua e dei fanghi, con possibili ripercussioni anche sull’ambiente agricolo. Le rogge, infatti, alimentano numerosi terreni coltivati della pianura bergamasca.
Il problema ha anche un forte impatto economico. Solo nel 2025 il Consorzio ha speso circa 1,8 milioni di euro per il trattamento dei fanghi contaminati, ai quali si aggiungono oltre 2 milioni di euro destinati alla pulizia generale della rete.
Quando i fanghi risultano contaminati da sostanze pericolose vengono classificati come rifiuti speciali e sottoposti a procedure specifiche previste dalla normativa. Il processo può richiedere diversi mesi e comporta costi elevati.
Per contrastare il fenomeno dell’abbandono illecito, il Consorzio sta valutando nuove soluzioni di controllo. Tra le ipotesi allo studio c’è l’installazione di fototrappole nei punti più critici, con l’obiettivo di individuare e sanzionare i responsabili.
Secondo Reduzzi si tratta soprattutto di un problema di inciviltà. “Nella Bergamasca ci vantiamo di avere molti Comuni ricicloni – osserva – ma se poi i rifiuti vengono gettati nei corsi d’acqua significa semplicemente nascondere il problema”.
Il direttore ricorda inoltre che i costi sostenuti dal Consorzio ricadono inevitabilmente sui cittadini, attraverso i contributi versati dai circa 300mila consorziati. Ridurre l’abbandono dei rifiuti significherebbe quindi non solo proteggere l’ambiente, ma anche contenere le spese sostenute dalla collettività.