Gli Investimenti nelle stazioni sciistiche bergamasche
Il rapporto Nevediversa, redatto da Legambiente, ha evidenziato come gli investimenti nelle stazioni sciistiche della provincia di Bergamo abbiano raggiunto la cifra di circa 90 milioni di euro tra il 2002 e il 2025, con un significativo apporto di fondi pubblici. In particolare, 66 milioni provengono da finanziamenti pubblici, di cui il 42% dalla Regione Lombardia, l’8% dagli enti locali e il 24% dal Ministero. Il restante 26% è stato coperto da investimenti privati.
Tuttavia, nonostante la consistenza degli investimenti, il rapporto mette in evidenza le problematiche legate al cambiamento climatico che potrebbero compromettere la sostenibilità futura di questi impianti. Legambiente, infatti, sottolinea come l’allocazione di risorse verso il «sistema neve» risulti ormai poco efficace, evidenziando la presenza di numerosi impianti dismessi e altre strutture abbandonate. La crisi climatica potrebbe far sì che molti di questi investimenti non riescano a essere ammortizzati nel lungo periodo.
Il futuro dello sci nelle Prealpi Orobie
Il rapporto analizza in dettaglio la situazione di 13 stazioni sciistiche bergamasche. Si tratta di Piani di Artavaggio, Piani di Bobbio/Valtorta, Piani dell’Avaro, Piazzatorre, Foppolo, Schilpario, Colere, Lizzola, Spiazzi di Gromo, Monte Pora, Passo della Presolana, Monte Poieto (nella foto di copertina, la cabinovia), Selvino. A Piazzatorre la Regione solo l’anno scorso ha investito quasi 14 milioni. Sette sono attive con continuità, in dipendenza dall’innevamento ci sono invece Schilpario, Cantoniera Presolana e Selvino, e altre tre dismesse per lo sci da pista, ovvero Piani di Artavaggio, Piani dell’Avaro e Monte Poieto. Il rapporto per la parte bergamasca è stato redatto da Angelo Borroni.
Gli operatori: una difesa dell’attuale modello
Massimo Fossati, vice presidente di Anef, Associazione Nazionale Esercenti Funiviari, e gestore degli impianti di Piani di Bobbio, ha risposto alle critiche di Legambiente, affermando che attualmente non esiste un’alternativa valida allo sci. Fossati ha spiegato che gli imprenditori della montagna sono i primi a riconoscere il cambiamento climatico e a implementare soluzioni come l’innevamento artificiale, per garantire l’apertura delle stazioni anche in periodi di scarsa neve naturale. Ha aggiunto che i fondi pubblici sono essenziali per sostenere l’economia delle zone montane, altrimenti alcune aree rischierebbero di spopolarsi.
I finanziamenti pubblici: risorsa necessaria, ma criticata
I finanziamenti pubblici per il settore sciistico sono stati decisivi per il mantenimento delle stazioni, ma non sempre i risultati sono stati positivi. Nel 2023, ad esempio, un bando ministeriale ha portato 22 milioni di euro a quattro stazioni sciistiche, ma un altro bando dello stesso ministero non ha visto alcun contributo per le nove domande presentate. Questo solleva interrogativi sulla reale efficacia e sostenibilità degli investimenti pubblici in un mercato che non sembra espandersi, ma anzi affronta una crescente esclusività e difficoltà.
La necessità di ripensare il turismo montano
Legambiente ha ribadito la necessità di ripensare l’intero modello di turismo montano invernale, sostenendo che gli investimenti nel sistema neve potrebbero non essere una soluzione a lungo termine. La crisi climatica e l’evoluzione della domanda turistica richiedono un cambio di prospettiva, puntando su soluzioni più sostenibili e resilienti per garantire la vivibilità e la sostenibilità economica delle aree montane anche in futuro.
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