Il commercio nella Bergamasca mostrava segnali contrastanti, tra capacità di resistenza e criticità strutturali. Negli ultimi 18 mesi sono stati persi 534 negozi (-2,8%), a fronte di una crescita della popolazione di quasi 6mila unità. Un dato che fotografa un sistema in trasformazione, sempre più influenzato da fattori esterni come mobilità, e-commerce e grande distribuzione.
Secondo la rilevazione di Confcommercio Bergamo, aggiornata al 31 dicembre 2025, l’indice di vivibilità commerciale è sceso da 17,35 a 16,78 esercizi ogni 1.000 abitanti, segnalando una contrazione dell’offerta sul territorio. Un calo che, tuttavia, non è uniforme e mette in evidenza differenze significative tra aree urbane, periferiche e montane.
Bergamo città si conferma il principale polo commerciale. Con 31,82 esercizi ogni 1.000 abitanti, il capoluogo mantiene una densità doppia rispetto agli altri centri, seguito da Treviglio (22,82). In coda tra i centri maggiori si colloca Seriate (14,15), penalizzata dalla vicinanza al capoluogo.
Il quadro cambia osservando le aree non urbane. Alcuni territori mostrano una sorprendente resilienza, come la Valle di Scalve (24,55) e il distretto Fontium et Mercatorum (22,68), che comprende San Pellegrino e l’alta Val Brembana. In questi contesti, la distanza dai grandi centri e la vocazione turistica contribuiscono a mantenere vivo il tessuto commerciale.
Situazione opposta per alcune zone della pianura. Il distretto di Lexena e le aree della bassa bergamasca registrano gli indici più bassi, segnale di una crescente difficoltà nel sostenere l’attività dei piccoli esercizi.
Un elemento centrale nell’analisi riguarda il ruolo del turismo. La presenza di flussi turistici si conferma decisiva per la tenuta del commercio locale, soprattutto nelle aree montane e termali, dove la domanda esterna compensa il calo dei residenti.
Anche l’indice di prossimità, legato alla presenza di negozi alimentari, offre indicazioni rilevanti. Bergamo resta il territorio con maggiore accessibilità, mentre Treviglio mostra segnali di crescita. Più critiche risultano le aree periurbane come Dalmine, Isola Bergamasca e Colli del Brembo, dove la forte presenza della grande distribuzione rischia di svuotare i centri storici.
Al contrario, le zone montane evidenziano valori elevati. In Valle di Scalve e nell’Alto Brembo l’abitudine all’acquisto nei piccoli negozi resiste, sostenuta anche dal turismo e dalla minore concorrenza dei grandi centri commerciali.
Sul fronte della vivacità, che misura la presenza di bar e ristoranti, emergono segnali positivi. Bergamo cresce, mentre spicca il dato della Valle di Scalve, che supera anche i principali centri urbani, confermando una forte dimensione sociale e aggregativa. Bene anche Romano di Lombardia, mentre risultano in difficoltà aree come la Val San Martino e Lexena.
L’analisi di Confcommercio evidenzia un sistema sempre più complesso. La sostenibilità dei negozi dipende oggi da fattori come accessibilità, bacino d’utenza e attrattività territoriale, in un contesto in cui le abitudini di consumo stanno cambiando rapidamente.
Il bilancio complessivo è quindi articolato. Il commercio bergamasco resiste, ma deve affrontare trasformazioni profonde, dove il turismo rappresenta una leva fondamentale per sostenere le attività e mantenere viva la rete territoriale.