Bergamo, un lavoratore su due è introvabile: boom di richieste nella ristorazione

Il 63% delle imprese bergamasche cerca personale, ma metà dei profili risulta difficile da reperire. Ristorazione, commercio, edilizia e meccanica tra i settori con maggiore domanda

lavoro

Il mercato del lavoro della Bergamasca continua ad avere bisogno di personale, ma le aziende incontrano forti difficoltà nel trovare i profili richiesti. Il 63% delle imprese della provincia è alla ricerca di lavoratori e circa una figura professionale su due risulta difficile da reperire.

È il quadro che emerge dalla guida «#Failasceltagiusta 2026», realizzata da Bergamo Sviluppo e Camera di commercio di Bergamo e presentata venerdì 2 ottobre nell’ambito delle iniziative dedicate all’orientamento e al rapporto tra formazione e mondo del lavoro.

I numeri, elaborati anche sulla base dei dati provinciali dell’Indagine Excelsior, consentono di individuare i settori nei quali si concentrano le maggiori opportunità professionali. Il quadro mostra una provincia economicamente dinamica, nella quale il problema non sembra essere soltanto la creazione di posti di lavoro, ma anche l’incontro tra le competenze disponibili e quelle richieste dalle aziende.

Ristorazione in testa con oltre 13mila profili richiesti

Come riporta L’Eco di Bergamo, uno dei dati più significativi riguarda il commercio e i servizi. Nel 2025 le imprese avevano espresso un fabbisogno di 13.250 addetti nelle attività di ristorazione, rendendo questa categoria una delle più ricercate in assoluto.

Alle spalle della ristorazione si collocano gli addetti alle vendite, con 6.800 figure richieste, mentre per le attività di segreteria e gli affari generali il fabbisogno indicato raggiunge quota 4.340.

Le difficoltà di reperimento interessano però anche i mestieri manuali e le professioni specializzate. Tra i profili maggiormente richiesti figurano i conduttori di veicoli, con 4.790 unità, mentre nel comparto edile emergono gli addetti alle rifiniture delle costruzioni, con 4.050 richieste, e gli operai impegnati nella costruzione e manutenzione delle strutture, a quota 3.870.

Artigiani e operai specializzati rimangono quindi una componente essenziale della domanda di lavoro bergamasca, soprattutto in una provincia caratterizzata da una forte presenza manifatturiera.

Ingegneri tra i professionisti più ricercati

Numeri inferiori in termini assoluti, ma comunque significativi, riguardano le professioni ad alta specializzazione. Gli ingegneri guidano questa particolare graduatoria con 920 profili richiesti, seguiti dagli specialisti nelle scienze gestionali, commerciali e bancarie, che raggiungono quota 830.

La domanda riguarda anche l’insegnamento: considerando scuola primaria e secondaria, il fabbisogno supera complessivamente il migliaio di docenti.

Sul fronte universitario, la laurea in ambito economico figura tra i titoli maggiormente apprezzati dalle aziende, insieme ai percorsi dedicati all’insegnamento e alla formazione e a quelli di ingegneria industriale.

Per quanto riguarda gli istituti tecnici, invece, le aziende mostrano particolare interesse per il diploma in amministrazione, finanza e marketing. Seguono turismo, enogastronomia e ospitalità e l’indirizzo meccanica, meccatronica ed energia.

Nella formazione professionale emergono soprattutto ristorazione, logistica e meccanica.

Meccanica e meccatronica centrali nell’economia bergamasca

La fotografia contenuta nell’ottava edizione della guida restituisce anche le dimensioni complessive del sistema economico provinciale. Sul territorio vengono indicate 82.850 imprese e una media di circa 374.300 dipendenti.

Meccanica e meccatronica costituiscono uno dei principali motori occupazionali della provincia, con circa 67.700 addetti. Il commercio ne conta 42.400, mentre costruzioni e installazione di impianti edili raggiungono quota 36.600.

Per il presidente della Camera di commercio Giovanni Zambonelli, nelle decisioni relative al percorso di studio resta importante seguire interessi e passioni personali, affiancandoli però alla conoscenza delle caratteristiche del territorio e delle opportunità professionali offerte dalle imprese.

La presidente di Bergamo Sviluppo Miriam Gualini ha invece evidenziato l’importanza di mettere a disposizione dei giovani una fotografia chiara delle possibilità formative e occupazionali locali, anche alla luce del fenomeno della fuga dei talenti.

Cresce la domanda di competenze green e intelligenza artificiale

Il mercato sta cambiando anche sotto il profilo delle competenze. Non vengono ricercate soltanto qualifiche tradizionali: le imprese bergamasche mostrano crescente attenzione alle conoscenze legate alla transizione green e all’intelligenza artificiale.

Tra le capacità indicate figurano la gestione di prodotti e tecnologie sostenibili e l’attenzione al risparmio energetico. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, invece, emerge anche una domanda di formazione da parte delle aziende.

Si tratta di un’evoluzione che può incidere sulle future scelte formative, rendendo sempre più importante l’aggiornamento delle competenze anche dopo l’ingresso nel mondo del lavoro.

Disoccupazione all’1,4% e Neet ai minimi

I dati restituiscono infine un quadro particolarmente favorevole per l’occupazione. Il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 64 anni viene indicato all’1,4%, mentre la quota dei giovani che non studiano e non lavorano è scesa al 7,2%, raggiungendo livelli minimi.

La provincia conta circa 1,112 milioni di residenti, con una componente straniera pari all’11,5%.

La guida prende in considerazione anche le retribuzioni degli under 30. Sulla base dei dati relativi al 2024, i dipendenti pubblici registrano una retribuzione media annua lorda di 35.800 euro. Per gli artigiani la cifra indicata è di 33.300 euro, mentre per i commercianti si attesta a 29.800 euro.

Il risultato complessivo mostra quindi un territorio nel quale la domanda di lavoro resta elevata, ma nel quale diventa sempre più importante ridurre la distanza tra formazione e necessità delle imprese. Con un lavoratore su due difficile da reperire, la disponibilità di competenze adeguate rappresenta una delle principali sfide per il futuro dell’economia bergamasca.

 

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