Emergenza rifiuti al Parco del Serio: Monaci valuta la chiusura delle aree di sosta

Il presidente lancia l’allarme: degrado crescente e falò abusivi nei weekend. Senza più controlli congiunti, le aree attrezzate potrebbero essere rimosse

L’estate ha riportato folla lungo il Parco regionale del Serio, ma con essa anche sacchi di immondizia, bottiglie vuote e resti di picnic lasciati a terra. Un fenomeno in costante peggioramento che sta esasperando le autorità locali. A lanciare l’allarme è Basilio Monaci, presidente del Parco, che non esclude la chiusura delle aree di sosta attrezzate, penalizzando anche i visitatori rispettosi, pur di fermare il degrado.

“Ogni lunedì le Guardie ecologiche trovano scene indecenti”, denuncia Monaci. I controlli condotti nel tratto tra Romano di Lombardia e il cuore del parco, lungo la sponda est del Serio, mostrano una situazione critica: barbecue improvvisati, bottiglie di vetro, lattine tra la vegetazione, e resti di falò non autorizzati, spesso ancora fumanti. Il problema è diffuso su tutto il territorio, anche sul versante cremasco.

Le spiagge e i boschetti del parco sono diventati meta privilegiata per chi cerca refrigerio, ma la fruizione non è accompagnata da senso civico. La frequentazione intensa di aree naturali facilmente accessibili sta producendo un danno ambientale significativo.

Il Parco del Serio, che coinvolge 28 Comuni, dispone di un numero limitato di Guardie ecologiche volontarie (Gev), insufficienti a presidiare un territorio così esteso. “Non possiamo fare tutto da soli. Serve l’aiuto di polizie locali, carabinieri e sindaci per avviare controlli coordinati”, chiede Monaci attraverso Bergamonews.

Le sanzioni esistono – 172 euro per abbandono rifiuti – ma non bastano a scoraggiare comportamenti incivili.Troppo spesso i cartelli di divieto di balneazione vengono ignorati o strappati, e il bagno nelle cave e nei tratti vietati del fiume resta frequente. “Abbiamo casi di picnic notturni con falò, maiali interi arrostiti e bottiglie abbandonate ovunque”, racconta il presidente, riferendosi a un episodio recente nel Cremasco.

In assenza di una svolta, il rischio concreto è la rimozione delle aree di sosta attrezzate, ovvero tavoli, panchine e punti di appoggio utilizzati da famiglie, anziani e ciclisti. “Non vorremmo penalizzare chi si comporta correttamente – precisa Monaci – ma se la situazione non cambia, saremo costretti ad agire per tutelare l’ambiente”.

Infine, il presidente lancia un appello ai sindaci dei 28 Comuni del Parco: “Dobbiamo unire le forze e salvare il parco dalla deriva. Da soli non ce la faremo. Serve una sinergia immediata, anche per evitare misure drastiche”.

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