Un locale dove i gatti girano liberi tra i tavoli, il caffè richiede tempo e l’attivismo si fa accoglienza quotidiana: “Lə Gattarə – Ritrovo Enogattonomico” è uno spazio fuori dagli schemi, nel cuore di Bergamo, dove l’inclusione si respira tra una tisana e un laboratorio creativo. Aperto da Dominguel Radesca e Arthur Ponce de Leon, il Ritrovo si distingue per la sua filosofia lenta e aperta, tanto nel design quanto nella proposta culturale.
“È un po’ come fosse casa nostra”, raccontano i due fondatori, spiegando come ogni scelta sia stata pensata per favorire il benessere delle persone e degli animali: spazi ampi, luci naturali, nessun limite di permanenza e – dettaglio non casuale – niente espresso nel menù. Il caffè, certo, si può avere, ma viene preparato con metodi più lenti, per incoraggiare a prendersi una pausa e immergersi nell’atmosfera rilassata del locale. Una filosofia racchiusa nella stampa che campeggia su una delle pareti: “Vogliamo una vita lenta”.
Gatti, comunità e cultura
Il nome del locale, scritto con la schwa – Lə Gattarə – richiama fin dal logo l’inclusività linguistica e sociale, cifra distintiva del progetto. Ma l’identità del Ritrovo va ben oltre: è uno spazio culturale attivo, dove oltre al piacere enogastronomico trovano spazio workshop, presentazioni di libri, eventi di autofinanziamento e appuntamenti fissi come il club del libro organizzato da “Il Mestiere del Corvo”, che tornerà il 29 novembre con Dove non mi hai portata di Maria Grazia Calandrone.
Il locale non accetta prenotazioni e non impone limiti di tempo, proprio per permettere a tutti di godere appieno dell’esperienza, ma non per questo è poco frequentato. Anzi, negli ultimi mesi ha registrato una crescente partecipazione, diventando punto di riferimento per collettivi e realtà indipendenti della città.
Uno spazio politico… e affettuoso
L’attivismo, qui, si manifesta anche attraverso l’ambiente e la cucina. Creare uno spazio sicuro e accogliente è parte integrante della missione del Ritrovo, che propone eventi in collaborazione con realtà locali, iniziative di autofinanziamento e pratiche collettive. I gatti, liberi di muoversi tra gli ospiti, sono parte integrante di questo microcosmo: non solo animali da compagnia, ma presenze che educano alla lentezza, al rispetto e alla cura reciproca.
Il cibo, come ogni altra componente del locale, segue una logica consapevole e sostenibile, contribuendo a creare un luogo in cui il benessere animale, la convivialità e l’impegno civile convivono armoniosamente.