Un’indagine sulla gestione di 144mila tonnellate di rifiuti liquidi, che sarebbero state distribuite su terreni agricoli tra le province di Brescia e Bergamo, ha portato al sequestro preventivo di un impianto per la produzione di biogas situato a Chiari e delle strutture aziendali collegate.
Il provvedimento è stato disposto dal gip del Tribunale di Brescia su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Brescia ed eseguito dai carabinieri forestali. Gli accertamenti hanno interessato un arco temporale compreso tra il 2022 e il 2024 e hanno coinvolto anche Arpa Lombardia.
Quattro persone risultano indagate a vario titolo, mentre nell’inchiesta è coinvolta anche la società per gli aspetti relativi alla responsabilità amministrativa prevista dal decreto legislativo 231.
Coinvolti anche Palosco e Mornico al Serio
Gli accertamenti non riguardano soltanto il territorio bresciano. Secondo l’ipotesi investigativa, infatti, il materiale sarebbe stato utilizzato su terreni agricoli distribuiti complessivamente in otto comuni.
In provincia di Bergamo sono interessati Palosco e Mornico al Serio. Nel Bresciano figurano invece Chiari, Coccaglio, Pontoglio, Cologne, Palazzolo sull’Oglio e Urago d’Oglio.
Il punto centrale dell’inchiesta riguarda le caratteristiche del materiale distribuito sui campi. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, le concentrazioni di azoto sarebbero state fino a quattro volte superiori rispetto ai valori dichiarati.
Un elemento sul quale gli investigatori hanno concentrato l’attenzione per ricostruire il funzionamento dell’impianto e le modalità adottate nella gestione del materiale prodotto.
L’ipotesi sul sistema per la riduzione dell’azoto
Secondo l’accusa, nell’impianto sarebbe stato mantenuto inattivo il sistema destinato alla riduzione dell’azoto presente nel materiale.
Il mancato trattamento avrebbe permesso di diminuire sensibilmente le spese legate alla gestione ambientale del digestato, generando un importante vantaggio economico per l’attività.
Il risparmio ipotizzato dagli investigatori supererebbe gli 800mila euro. È proprio questo uno degli aspetti economici principali sui quali si concentra l’indagine coordinata dalla Dda.
Il quadro investigativo dovrà naturalmente essere sottoposto alle successive verifiche giudiziarie. Il sequestro preventivo costituisce infatti una misura cautelare e le responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere accertate nelle sedi competenti.
Le 144mila tonnellate distribuite tra il 2022 e il 2024
Le dimensioni dell’operazione emergono soprattutto dal quantitativo indicato dagli investigatori. Nell’arco di circa tre anni sarebbero state 144mila le tonnellate di materiale liquido distribuite sui terreni agricoli interessati dall’inchiesta.
L’attività investigativa dei carabinieri forestali, condotta con il supporto tecnico di Arpa Lombardia, ha quindi cercato di ricostruire sia la composizione del materiale sia le modalità con cui sarebbe stato gestito e successivamente utilizzato.
Gli accertamenti hanno portato la Procura a richiedere il sequestro preventivo, poi disposto dal giudice e materialmente eseguito dai militari.
Il provvedimento riguarda l’impianto di produzione di biogas di Chiari e le strutture aziendali ad esso collegate, nell’ambito di un’inchiesta che interessa quindi un territorio più ampio rispetto a quello nel quale si trova l’impianto.
Quattro indagati e diverse ipotesi di reato
Sono quattro le persone finite sotto indagine. Le contestazioni formulate, a vario titolo, riguardano traffico illecito di rifiuti, smaltimento illecito, falso in atto pubblico e impedimento al controllo.
Accanto alle posizioni individuali viene valutata anche quella della società, nell’ambito della normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti.
L’ipotesi investigativa è che il mancato utilizzo del sistema di trattamento dell’azoto abbia consentito non soltanto di contenere le spese, ma anche di aumentare il vantaggio economico derivante dalla gestione dell’impianto.
L’indagine prosegue dopo il sequestro
L’intervento effettuato dai carabinieri forestali rappresenta una tappa di un’indagine che dovrà adesso proseguire con gli ulteriori accertamenti.
Particolare attenzione resta concentrata sulla gestione del digestato e sulla quantità di azoto presente nel materiale successivamente distribuito nei campi, oltre che sulla documentazione relativa alle attività svolte tra il 2022 e il 2024.
Per la Bergamasca, l’inchiesta coinvolge direttamente i territori agricoli di Palosco e Mornico al Serio, mentre la parte più consistente dei comuni indicati si trova nella vicina provincia di Brescia.
Il dato centrale dell’indagine rimane quello delle 144mila tonnellate di materiale che, secondo l’accusa, sarebbero state gestite irregolarmente, con concentrazioni di azoto in alcuni casi molto superiori a quelle dichiarate. Sarà ora il prosieguo dell’inchiesta a chiarire definitivamente le singole responsabilità e l’esatta portata delle condotte contestate.
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