Nuova veste grafica per L’Eco di Bergamo

L’Eco di Bergamo rinnova la propria grafica mettendo al centro leggibilità, identità editoriale e responsabilità nel racconto dell’attualità.

Una nuova veste grafica può sembrare, a prima vista, una questione esclusivamente estetica. L’Eco di Bergamo, invece, spiega oggi come il rinnovamento del giornale diventi anche l’occasione per riflettere sul significato e sulla responsabilità del giornalismo.

Il nuovo progetto grafico, sviluppato nell’arco di circa un anno con il contributo di Enzo Iaccheo, ceo e project director della Wenceslau News Design di Barcellona, nasce soprattutto dalla necessità di rendere l’esperienza di lettura più semplice, fluida e accessibile.

Una grafica pensata per leggere meglio

Tra gli interventi principali c’è il cambio del font, con caratteri più grandi sia nei testi sia nei titoli.

Anche la distanza tra le righe è stata aumentata, così da rendere le pagine più ariose e consentire al lettore di distinguere con maggiore immediatezza i diversi livelli dell’informazione.

Il risultato è una veste definita più pulita e contemporanea, pensata per conservare l’identità editoriale del quotidiano e, allo stesso tempo, rispondere alle nuove esigenze di lettura.

L’obiettivo dichiarato è valorizzare i contenuti, rafforzare l’identità del giornale e rendere la consultazione più piacevole e intuitiva.

La grafica come parte del modo di raccontare

Il rinnovamento non viene però presentato soltanto come una scelta legata alla forma.

La riflessione proposta da L’Eco di Bergamo parte dal ruolo che le parole e le immagini assumono nel modo contemporaneo di informare.

Le parole possono costruire relazioni e creare ponti, ma possono anche ferire, isolare e orientare il comportamento delle persone. Per questo il modo in cui l’attualità viene raccontata è legato alla responsabilità di chi fa informazione.

Il quotidiano richiama in questo senso la propria storia, iniziata il 1° maggio 1880, e la promessa di raccontare notizie vere nel rispetto della dignità delle persone coinvolte, indipendentemente dalle responsabilità o dalle colpe loro attribuite.

Il problema delle immagini nell’era digitale

La riflessione si sposta quindi sul rapporto tra giornalismo, tecnologia e cultura digitale.

Nel testo viene citato il caso di un giovane che aveva aggredito una docente utilizzando un coltello e aveva trasmesso l’episodio in diretta su Telegram. Le immagini dell’aggressione erano poi state riprese e diffuse attraverso numerosi mezzi di informazione.

Viene ricordato anche il caso di un video relativo a una donna gettata da un cavalcavia, successivamente riproposto da alcuni siti.

La domanda posta è quella relativa alla dignità delle persone coinvolte e agli effetti che la diffusione ripetuta di immagini particolarmente crude può produrre sul pubblico, soprattutto sui più giovani.

Informare senza inseguire il click

Il tema si collega alla riflessione sul clickbait, cioè alla ricerca di attenzione attraverso titoli e contenuti capaci di generare reazioni immediate.

Nel testo viene richiamato anche il tema della 61ª Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali del 2027, associato alla necessità di sviluppare uno sguardo diverso nell’epoca degli “acchiappaclick”.

La comunicazione, secondo questa impostazione, non dovrebbe limitarsi a catturare l’attenzione, ma considerarla una risorsa da custodire all’interno di una relazione con il lettore.

Una responsabilità che resta centrale

La nuova grafica diventa così parte di una riflessione più ampia sul futuro dell’informazione.

Cambiano caratteri, spazi e modalità di fruizione, ma rimane centrale il rapporto tra forma, contenuti e responsabilità.

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