Lorenzo, un giovane fisico di Bergamo di 27 anni, vive attualmente a Rehovot, situata a 20 km a sud di Tel Aviv, in Israele. Descrive la sua esperienza raccontando che, al risveglio del mattino, le sirene sono una costante. Nonostante ciò, non ha intenzione di tornare in Italia per il momento.
Da giugno Lorenzo ha scelto di vivere a Rehovot, una città che nonostante la sua distanza dal confine con la Striscia di Gaza, recentemente è stata presa di mira da alcuni attacchi missilistici provenienti da Hamas. Tuttavia, il sistema di difesa Iron Dome ha intercettato con successo tutti i missili lanciati verso Rehovot. “La vita qui prosegue in modo relativamente normale”, afferma Lorenzo in una conversazione telefonica.
Il sistema Iron Dome, noto come “Cupola di Ferro“, è operativo dal 2011 ed è la principale difesa israeliana contro gli attacchi missilistici, non solo da Gaza ma anche dal Libano e dalla Siria.
Lorenzo spiega che quando le sirene suonano, gli abitanti seguono le istruzioni di rifugiarsi nelle stanze rinforzate chiamate “shelter“, dotate di mura spesse, porte blindate e finestre con pannelli metallici. “Gli attacchi iniziano spesso alle 6:30 del mattino”, dice. Attualmente, lavora all’Istituto Weizmann in un laboratorio che dispone di un bunker sotterraneo, dove si dedica a ricerche sulla materia condensata e il trasporto quantistico.
Sebbene molti dei suoi colleghi, sia italiani che internazionali, abbiano scelto di lasciare il Paese, Lorenzo rimane. La sua principale preoccupazione non è tanto la vicinanza con la Striscia di Gaza, quanto piuttosto una potenziale escalation nel nord, vicino al confine con il Libano, dove opera Hezbollah.