Omicidio stradale a Treviglio: imputato introvabile da anni

Per un investimento mortale in viale Buonarroti a Treviglio, avvenuto meno di 5 anni e mezzo fa, c'è la latitanza prolungata dell'unico imputato

La comunità di Treviglio è ancora scossa dalla tragica morte di Francesco Zibetti, un pensionato di 85 anni, avvenuta nel settembre 2018 in circostanze drammatiche. Il processo in corso è carico di tensione e incertezza, con accuse gravi e una difesa tenace che cerca di fare luce su un evento che ha segnato profondamente la cittadina.

Incidente mortale e accuse gravi

L’incidente, avvenuto la sera del 15 settembre 2018 in viale Buonarroti, ha visto la vittima travolta da un’automobile mentre attraversava sulle strisce pedonali di fronte alla propria abitazione. Secondo le indagini, il veicolo procedeva ad alta velocità, lasciando la traccia evidente di una frenata lunga 57 metri. La gravità delle lesioni ha portato alla morte di Zibetti il giorno successivo. Il conducente, invece di fermarsi, ha proseguito la sua corsa, aggravando la situazione con azioni successive altrettanto gravi: l’auto coinvolta nell’incidente, una Kia, è stata ritrovata incendiata due giorni dopo in un campo, in un apparente tentativo di cancellare le prove.

Le complicazioni del processo

L’accusa ha delineato un quadro pesante: omicidio stradale aggravato dalla fuga, dall’incendio del veicolo per eliminare le tracce e dalla minaccia a un testimone, che avrebbe riconosciuto l’imputato, un uomo di 42 anni di origini marocchine, al volante. Tuttavia, l’imputato è latitante da cinque anni, complicando notevolmente il processo. In aggiunta, il testimone chiave è ora irreperibile, e la sua testimonianza, compromessa dalle minacce ricevute, non ha potuto essere presentata in aula.

Un difensore tra dubbi e richieste di assoluzione

Davanti a queste circostanze intricate, l’avvocato Michele Comotti, difensore dell’imputato, ha sollevato dubbi significativi sulla certezza dell’identità del conducente al momento dell’incidente. Visto che altri fratelli dell’imputato erano presenti nell’auto, la difesa insiste sulla mancanza di prove incontrovertibili che indicano chiaramente chi fosse al volante, chiedendo pertanto l’assoluzione.

Una sentenza attesa

Il processo si avvicina al suo epilogo, con la sentenza prevista per il 14 febbraio. La gravità degli eventi e la complessità delle prove presentate delineano un caso che ha tenuto la comunità in ansiosa attesa, sperando in una risoluzione che possa portare giustizia e chiarezza su una notte che ha cambiato irreversibilmente la vita di molte persone.

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