Il Soccorso Alpino della VI Delegazione Orobica celebra un traguardo significativo, il 70° anniversario della fondazione del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (Cnsas), avvenuta il 12 dicembre 1954 a Clusone. La ricorrenza sarà celebrata con una cerimonia ufficiale a Roma, durante la quale il Corpo riceverà la medaglia d’oro al valor civile.
Nel frattempo, cresce il numero di interventi e aumenta anche il numero dei volontari, soprattutto giovani. Nel 2023 il Soccorso Alpino ha portato a termine 346 operazioni, ben 61 in più rispetto all’anno precedente. Questo aumento è dovuto in parte al fatto che, dopo il Covid, molte persone si sono riavvicinate alla montagna, spesso sottovalutandone i rischi. «Passeggiate, escursioni, mangiate nei rifugi sono tornate di moda, ma con esse anche infortuni e situazioni di emergenza legate all’inesperienza», spiega Marco Astori, delegato della VI Delegazione Orobica, che lascerà il suo incarico il 25 novembre per passare il testimone al successore, operativo dal 1° gennaio 2025.
Un trend positivo a Bergamo: più giovani volontari
Mentre a livello nazionale il numero dei volontari è in calo, la provincia di Bergamo si distingue: negli ultimi sei anni, i volontari sono passati da 110 a circa 140. «Siamo in controtendenza – sottolinea Astori – e questo grazie soprattutto ai giovani, che si sono avvicinati dopo il Covid». Le sette stazioni della provincia (Valle Brembana, Valle Imagna, Oltre il Colle, Media Valle Seriana, Clusone, Schilpario e Valbondione) si avvalgono anche di una piccola componente femminile, pari al 10%, ma altamente qualificata.
L’ammissione nel Soccorso Alpino richiede un alto livello tecnico e competenze specifiche: alpinismo, arrampicata, sci e conoscenza approfondita del territorio. «Un capostazione che conosce sentieri e canali può fare la differenza nelle operazioni di soccorso», aggiunge Astori. La tecnologia, pur essendo un valido supporto, non può sostituire l’esperienza sul campo.
Tecnologia e falsi allarmi: il rovescio della medaglia
Se da un lato le moderne tecnologie come gli elicotteri abilitati al volo notturno hanno migliorato la rapidità degli interventi, dall’altro hanno generato alcuni problemi. «Molte persone pensano che un cellulare e Google Maps bastino per affrontare la montagna, ma non è così. Negli ultimi tre mesi abbiamo avuto tre falsi allarmi causati da app che inviano alert automatici per battiti cardiaci elevati. Quando le squadre arrivano, scoprono che la persona sta bene e non aveva bisogno di aiuto. Questi imprevisti sottraggono tempo prezioso ai volontari», evidenzia Astori.
Bilancio e collaborazioni operative
Nel 2023, l’impiego di due elicotteri ha reso più rapide molte operazioni, riducendo l’impiego delle squadre a piedi. Tuttavia, anche interventi semplici, come accompagnare qualcuno che ha perso l’orientamento, richiedono una squadra di almeno 3-4 persone. «Le collaborazioni con Vigili del Fuoco e Guardia di Finanza, sancite anche da protocolli nazionali, sono fondamentali per la gestione di operazioni complesse, come la ricerca dei dispersi», conclude Astori.