Sentenza attesa per il 25 febbraio
Il prossimo 25 febbraio, a sette anni e un mese esatti dal deragliamento del treno Trenord a Pioltello, il Tribunale di Milano pronuncerà la sentenza di primo grado sul disastro ferroviario avvenuto il 25 gennaio 2018. L’incidente provocò la morte di tre passeggere, tra cui Maddalena Milanesi, 61 anni, medico originario di Caravaggio, e Pierangela Tadini, 51 anni, impiegata di Fara Gera d’Adda. Più di 100 persone rimasero ferite o contuse.
Le imputazioni per il disastro ferroviario di Pioltello
Dopo le repliche finali dei pm Maura Ripamonti e Leonardo Lesti e le controrepliche delle difese, il tribunale si esprimerà sulle accuse di disastro ferroviario colposo, rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, omicidio colposo plurimo e lesioni personali colpose.
Le richieste della Procura
I pubblici ministeri avevano già avanzato, nel luglio scorso, cinque richieste di condanna e tre assoluzioni. Nel dettaglio, ecco le richieste dell’accusa.
- 8 anni e 4 mesi per Maurizio Gentile, ex amministratore delegato e direttore generale di RFI, e per Umberto Lebruto, ex direttore della direzione produzione di RFI.
- 7 anni e 10 mesi per Vincenzo Macello, all’epoca direttore della Direzione territoriale produzione di Milano di RFI.
- 6 anni e 10 mesi per Andrea Guerini, ex responsabile delle linee sud della Direzione territoriale produzione di Milano di RFI, e per Marco Albanesi, ex responsabile dell’unità RFI di Brescia Lav 1.
A questi si aggiunge la condanna già passata in giudicato per Ernesto Salvatore, responsabile del nucleo manutentivo lavori di Treviglio di RFI, che in un procedimento stralcio ha patteggiato 4 anni di reclusione.
RFI rischia una sanzione da 900 mila euro
Oltre alle condanne personali, la Procura ha chiesto di sanzionare Rete Ferroviaria Italiana (RFI) con una multa di 900 mila euro per responsabilità amministrativa derivante da reati commessi dai propri dirigenti.
Le cause del disastro e il mancato intervento
Secondo gli accertamenti tecnici e le ricostruzioni processuali, il disastro sarebbe stato causato dalla rottura di un giunto sulla rotaia nel cosiddetto “punto zero”. I pm sostengono che il guasto fosse stato segnalato già mesi prima dagli operai dell’unità manutentiva di Treviglio, ma mai riparato, causando così il cedimento strutturale e il deragliamento del convoglio.