La Corte d’Assise di Bergamo ha dato il via al processo contro Moussa Sangarè, imputato per l’omicidio di Sharon Verzeni, avvenuto nella notte tra il 29 e il 30 luglio scorsi a Terno d’Isola. Nel corso della prima udienza, l’imputato ha chiesto la parola per proclamare la propria innocenza. I suoi difensori hanno avanzato la richiesta di una perizia psichiatrica, motivata da elementi che suggerirebbero una non capacità di intendere e volere.
La strategia difensiva di Moussa: “Incapace di intendere e volere”
La difesa ha presentato dati sanitari e testimonianze, tra cui quella della sorella, che aveva riferito a un assistente sociale che Sangarè parlava con i defunti quando si trovava a casa con lei e la madre. L’accusa, rappresentata dal pm Emanuele Marchisio, si è opposta alla richiesta, sottolineando che l’imputato era stato già valutato da psichiatri in carcere e che dopo il delitto aveva adottato strategie per depistare le indagini, dimostrando lucidità. Anche l’avvocato di parte civile, in rappresentanza della famiglia Verzeni, ha contestato la necessità della perizia, evidenziando che tale istanza non era mai stata sollevata nei precedenti procedimenti per violenze sulla madre e sulla sorella. Nonostante le opposizioni, i giudici hanno accolto la richiesta di perizia psichiatrica.
Il delitto di Sharon Verzeni e le indagini
Sharon Verzeni, barista 33enne, venne accoltellata a morte mentre camminava da sola in via Castegnate a Terno d’Isola, il paese dove viveva in via Merelli con il compagno. Le indagini condotte dai carabinieri di Bergamo, coordinate dal pm Marchisio, portarono poi all’arresto di Moussa Sangarè dopo un mese di ricerche, grazie all’analisi delle telecamere di sorveglianza e alle testimonianze raccolte.
Sangarè, nato a Milano da genitori del Mali, residente a Suisio, ha confessato di aver commesso l’omicidio, affermando di aver avuto un “mood strano” quella notte e di essere uscito con l’intento di colpire qualcuno a caso. Dopo aver incrociato diverse persone, ha deciso di attaccare Sharon, che camminava da sola ascoltando musica con le cuffiette. L’ha colpita alle spalle e si è poi allontanato in bicicletta, seppellendo il coltello lungo il fiume Adda.
Il profilo dell’imputato e le accuse a suo carico
Moussa Sangarè si trova attualmente detenuto nel carcere di San Vittore ed è difeso dall’avvocato d’ufficio Giacomo Maj. È accusato di omicidio pluriaggravato, con l’aggravante dei futili motivi, della premeditazione e della minorata difesa, in quanto l’omicidio è avvenuto in un luogo deserto e di notte, mentre la vittima era distratta dalla musica.
L’accusa ritiene che Sangarè non sia incapace di intendere e volere, ma che mostri apatia morale, ovvero indifferenza per le conseguenze delle proprie azioni. Per questo motivo, il pm Marchisio ha ribadito che la richiesta della difesa rappresenta una strategia processuale.
La comunità e la parte civile
L’omicidio ha scosso profondamente la comunità di Terno d’Isola, che si è stretta attorno alla famiglia di Sharon, originaria di Bottanuco. I genitori Bruno e Maria Teresa Verzeni, insieme ai fratelli Christopher e Melody, si sono costituiti parte civile, assistiti dall’avvocato Luigi Scudieri. Il compagno della vittima, Sergio Ruocco, ha anch’esso preso parte al procedimento come parte lesa.
Proprio il padre di Sharon, Bruno Verzeni, ha dichiarato: “Confidiamo nella Corte e speriamo di ottenere almeno giustizia”.
Sangarè è stato fermato grazie anche alla testimonianza di due giovani di origine marocchina, che lo hanno riconosciuto in caserma. Dalle immagini delle telecamere emerge che, nella notte del delitto, si trovava nei pressi del cimitero di Chignolo d’Isola, a pochi minuti dalla scena del crimine.
La posizione del Comune di Terno d’Isola
Nonostante il forte impatto dell’omicidio sulla comunità locale, il Comune di Terno d’Isola ha deciso di non costituirsi parte civile nel processo. L’amministrazione comunale ha motivato la scelta dichiarando di aver valutato la questione con un legale e di avere piena fiducia nella magistratura.
Il sindaco Gianluca Sala ha spiegato che l’omicidio di Sharon ha generato un senso di inquietudine e insicurezza tra i cittadini, amplificato dal grande risalto mediatico del caso. Tuttavia, ha precisato che il tragico evento non può essere associato ai fenomeni di microcriminalità locali e che il riscatto del paese non debba passare dal processo, ma da un rafforzamento della qualità della vita e della sicurezza urbana attraverso investimenti e progetti sociali.
Prossime fasi del processo
Con la decisione della Corte d’Assise di disporre la perizia psichiatrica, il processo proseguirà con ulteriori accertamenti per valutare la capacità di intendere e volere dell’imputato. Nel frattempo, la famiglia di Sharon e l’intera comunità attendono che venga fatta giustizia per una vicenda che ha segnato profondamente il territorio.