Si è spento all’età di 97 anni Filippo Maria Pandolfi, storico esponente della Democrazia Cristiana, più volte ministro e commissario europeo. Figlio di un ingegnere e compagno di scuola del futuro avversario politico Mirko Tremaglia, era nato in città il primo novembre del 1927. Con il suo lungo impegno politico, avviato negli anni ’60, ha contribuito a plasmare la società bergamasca e a guidare l’Italia in fasi cruciali della sua storia politica ed economica.
Il legame con Bergamo e gli inizi in politica
Nato e cresciuto a Bergamo, Pandolfi si formò nell’Azione Cattolica e frequentò il liceo Sarpi. Durante la Resistenza, si schierò nelle file del Fronte della gioventù per l’indipendenza nazionale e per la libertà. Dopo essersi laureato in filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, iniziò la carriera da insegnante presso il Collegio di Celana. Sarebbe poi diventato dirigente della casa editrice scolastica Minerva.
La sua militanza nella Democrazia Cristiana ebbe inizio nel 1945 e nel 1950 venne chiamato da Giuseppe Dossetti come collaboratore all’interno della segreteria politica del partito. Negli anni ’60 assunse un ruolo sempre più centrale nella Dc bergamasca: nel 1960 divenne segretario provinciale, mentre nel 1964 venne nominato segretario provinciale del partito, carica che mantenne fino al 1968. La sua carriera parlamentare prese il via con l’elezione alla Camera dei deputati, dove rimase ininterrottamente dal 1968 al 1988, rappresentando il collegio Brescia-Bergamo.
Una carriera tra governo e istituzioni
Dal 1974 al 1988, Pandolfi ricoprì diversi incarichi governativi. Il suo esordio nel governo avvenne nel 1974 come sottosegretario alle Finanze sotto il governo Moro. Successivamente, divenne ministro delle Finanze e del Tesoro nei governi Andreotti e Cossiga.
Nel dicembre 1980, il governo Forlani gli affidò il ruolo di ministro dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato, incarico che mantenne fino al giugno 1981. Dopo una breve pausa, tornò a guidare lo stesso dicastero nel 1982 sotto il governo Fanfani V.
L’incarico da commissario europeo
Nel 1988, Pandolfi lasciò la Camera dei deputati dopo essere stato designato dal governo De Mita come commissario europeo per l’Italia. Entrò a far parte della Commissione Delors II, assumendo la delega per scienza, ricerca, sviluppo, telecomunicazioni, innovazione e tecnologia dell’informazione, oltre a ricoprire la carica di vicepresidente della Commissione europea fino al 1993.
A riconoscimento del suo impegno istituzionale, il presidente Giorgio Napolitano lo insignì del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. Dopo questa esperienza internazionale, Pandolfi si ritirò definitivamente dalla vita politica.
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