È un bilancio tragico quello che emerge dalle strade bergamasche nei primi tre mesi del 2025. Da gennaio a oggi sono 18 le persone che hanno perso la vita in incidenti stradali, un numero che rappresenta il doppio delle vittime registrate nello stesso periodo del 2024, quando erano state 9. Una tendenza drammatica, aggravata da un dato allarmante: la metà degli incidenti mortali ha coinvolto mezzi pesanti.
Gennaio si era aperto con 4 vittime, poi a febbraio si è registrato un vero e proprio picco con 8 morti, seguito da 6 decessi a marzo. L’età media delle persone decedute è di 45 anni, segno che il fenomeno colpisce in pieno la fascia attiva della popolazione. Tra le vittime anche giovani come Nora e Riccardo, ricordati con dolore da Ivanni Carminati, presidente della sezione bergamasca dell’Associazione familiari vittime della strada a L’Eco di Bergamo: «Fa piangere il cuore vedere ancora fiori sull’asfalto. Quest’anno i numeri sono inaccettabili: 18 morti sono il segnale che qualcosa non sta funzionando».
Il nuovo Codice della strada, entrato in vigore da pochi mesi, non ha prodotto gli effetti sperati nella provincia di Bergamo. A sottolinearlo è lo stesso Carminati: «Non si è visto un calo degli incidenti. La normativa da sola non basta. Serve un impegno costante sulla prevenzione e la sensibilizzazione, a partire dalle scuole, come facciamo da anni con la nostra associazione. Le testimonianze dirette aiutano i ragazzi a comprendere quanto sia fragile la vita».
Secondo i dati raccolti, la principale causa degli incidenti resta la distrazione alla guida, che incide sul 67% dei casi.Seguono velocità eccessiva, consumo di alcol o droghe, uso del cellulare e stanchezza. Fattori evitabili, ma che continuano a provocare tragedie improvvise. «L’incidente non dà preavviso. Arriva quando meno te lo aspetti, e in un attimo la vita cambia per sempre», ha ribadito Carminati.
Particolarmente preoccupante è l’aumento di incidenti con mezzi pesanti, coinvolti in metà dei sinistri mortali. La maggiore presenza di camion sulle arterie principali, sommata a un traffico in costante crescita, rende urgente un piano di sicurezza mirato, soprattutto nei tratti più critici.
Carminati, padre a sua volta di una vittima della strada, lancia un appello alle istituzioni e alla società civile.«Serve uno sforzo collettivo. Il rispetto delle regole non è solo un obbligo, ma un atto di responsabilità verso sé stessi e gli altri. Ogni vita spezzata lascia un vuoto incolmabile. Penso ai genitori di Nora e Riccardo, e anche se non li conosco, mi metto nei loro panni. La loro esistenza è stata sconvolta in un istante».
Il futuro? È nelle mani di chi guida e di chi educa. Meno distrazioni, più consapevolezza. E soprattutto meno fiori sull’asfalto, come auspica chi da anni lotta per una mobilità più sicura e rispettosa della vita.