Casadio chiude lo stabilimento di Ghisalba: 46 lavoratori a rischio trasferimento

Sciopero di otto ore e stato di agitazione: sindacati contrari alla decisione del Gruppo Cimbali, richiesto un nuovo confronto a settembre

La Casadio, storica azienda attiva nella produzione di macchine da caffè e controllata dal Gruppo Cimbali, ha annunciato la chiusura del sito produttivo di Ghisalba entro il 2025, con la relativa ricollocazione dei 46 lavoratori (34 dipendenti diretti e 12 somministrati) negli altri stabilimenti del gruppo. Le destinazioni indicate sono Cappella Cantone (Cremona), Binasco (Milano), oltre ad alcune sedi in Veneto, Svizzera e Francia.

La notizia è stata comunicata in occasione di un incontro che avrebbe dovuto riguardare tutt’altro tema, e ha colto dipendenti e sindacati di sorpresa, suscitando forte preoccupazione a poche ore dalla chiusura collettiva per la pausa estiva. L’annuncio ha avuto un effetto deflagrante: immediata la proclamazione dello stato di agitazione e l’indizione di un pacchetto di scioperi articolati in tre giorni, per un totale di otto ore di astensione dal lavoro.

“Una decisione che impoverisce il territorio”
Le organizzazioni sindacali, rappresentate da Fim Cisl e Fiom Cgil Bergamo, hanno subito contestato la chiusura del sito e chiesto un aggiornamento a inizio settembre, per convincere il gruppo a rivedere la strategia industriale. «È fondamentale che la Casadio resti a Ghisalba – ha dichiarato Alessio Pastore (Fim Cisl) a Bergamonews – perché trasferire i dipendenti in sedi anche molto distanti significherebbe imporre un peso enorme alle famiglie coinvolte, oltre a rappresentare l’ennesimo disinvestimento industriale nel nostro territorio».

Anche Marzia Giannuzzi (Fiom Cgil) ha espresso grande preoccupazione per il futuro occupazionale dei dipendenti coinvolti: «Abbiamo chiesto all’azienda di ricalibrare i carichi di lavoro tra tutti gli stabilimenti del gruppo, per mantenere operativo lo stabilimento di Ghisalba. Il nostro obiettivo è garantire la continuità produttiva e la salvaguardia dei posti di lavoro».

Sciopero in tre fasi
Dopo l’assemblea con le maestranze, i sindacati hanno indetto un pacchetto di scioperi così suddiviso:

  • 2 ore al termine del turno di mercoledì 30 luglio

  • 2 ore a fine turno nella giornata di giovedì

  • 4 ore nella giornata di venerdì, ultimo giorno prima della pausa estiva

Il gruppo Cimbali, pur confermando le difficoltà di settore e un calo nella produzione, ha fatto sapere di voler razionalizzare le attività e ottimizzare le risorse logistiche. Tuttavia, per i lavoratori coinvolti, la chiusura di uno stabilimento che opera da oltre vent’anni rappresenta un colpo durissimo.

I sindacati attendono ora il prossimo incontro post-ferie, previsto per settembre, per aprire un confronto concreto sul futuro del sito bergamasco.

 

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