La Valle del Freddo chiude ai visitatori: a Solto Collina torna il silenzio per proteggere la natura

Conclusa la stagione 2025 con oltre mille ingressi, la riserva naturale si prepara al consueto stop per conservare il suo microclima unico, minacciato però dal riscaldamento globale

La Valle del Freddo torna a chiudersi nel suo silenzio. Come ogni anno, la suggestiva riserva naturale situata a Solto Collina, in provincia di Bergamo, entra in letargo al termine della stagione estiva. Dopo tre mesi di aperture, da maggio a fine luglio, e 1.058 visitatori registrati, l’accesso all’area è ora vietato per permettere alla flora e alla fauna di rigenerarsi senza disturbi esterni.

Il motivo è duplice: da un lato, la necessità di preservare un delicatissimo equilibrio ecologico, dall’altro, l’urgenza di contrastare i cambiamenti climatici che stanno modificando profondamente questo ambiente unico in Lombardia. La Valle del Freddo è una vera e propria anomalia climatica: a circa 400 metri di altitudine, dalle numerose buche nel terreno fuoriesce aria a meno di 5°C, anche durante l’estate, favorendo la crescita di specie alpine rarissime come orchidee, piante carnivore e il rododendro irsuto.

«Nella Valle – spiega Aldo Avogadri, direttore del Museo di Scienze Naturali di Lovere – crescono piante che qui si trovano da oltre diecimila anni, sin dal ritiro del ghiacciaio dell’Adamello. Ma negli ultimi anni osserviamo fioriture anticipate anche di due mesi, un segnale concreto che il clima sta cambiando anche qui».

Il fenomeno geofisico che caratterizza la Valle è ancora oggetto di studi. Secondo l’ipotesi più accreditata, durante l’inverno l’aria fredda si accumula sotto i detriti della valle e in estate, attraverso un sistema naturale di correnti e canalizzazioni sotterranee, viene spinta verso l’esterno creando quell’effetto refrigerante che rende il sito così particolare. Tuttavia, senza un monitoraggio costante, il rischio è che l’ecosistema si deteriori gradualmente.

Un altro paradosso riguarda proprio la protezione stessa dell’area: negli anni Sessanta, la presenza di animali al pascoloaiutava a mantenere libere le rocce da cui fuoriusciva l’aria fredda. Ora, con la fauna tenuta fuori per ragioni di conservazione, è la Comunità montana dei laghi bergamaschi a doversi occupare manualmente della manutenzionedell’area, per evitare che vegetazione e terra ostruiscano le cavità, compromettendo il fenomeno microclimatico.

Nel frattempo, il bilancio dell’apertura 2025 è stato positivo: 403 visitatori dalla Lombardia (soprattutto da Milano, Brescia e Lecco), 365 provenienti da Bergamo, 248 in gite scolastiche o di gruppo e 42 stranieri, in gran parte turisti del Nord Europa con seconde case sul lago d’Iseo o a Endine. Un flusso controllato, utile a finanziare in parte le attività di tutela e a promuovere l’educazione ambientale, ma sempre nel rispetto delle rigide regole di conservazione.

Con la chiusura stagionale, la Valle si affida ancora una volta al suo silenzio e alla sua storia millenaria, mentre l’uomo osserva da fuori, chiamato a proteggere – e non disturbare – questo gioiello fragile e prezioso della biodiversità lombarda.

 

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