Un’altra tragedia si è consumata sulle montagne italiane: Davide Migliorino, 36 anni, originario di Monza e residente a Treviglio, ha perso la vita domenica 17 agosto sul massiccio del Monte Bianco. L’incidente è avvenuto sulla cresta del Brouillard, a 4.030 metri di quota, una delle vie più impegnative e tecniche dell’intero arco alpino.
Migliorino, alpinista esperto e appassionato di arrampicata, si trovava in cordata con altri due compagni, rimasti illesi. Secondo le prime ricostruzioni, stava procedendo slegato in un tratto della cresta quando si è aggrappato a una roccia che ha improvvisamente ceduto, facendolo precipitare nel vuoto. La caduta, secondo i soccorritori, è stata di circa 300 metri.
Sul posto è intervenuto il Soccorso Alpino Valdostano, che ha effettuato il recupero della salma e il trasporto a Courmayeur, dove è stato effettuato il riconoscimento. Le indagini sono affidate alla Guardia di Finanza di Entrèves, che sta raccogliendo tutti gli elementi utili per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.
Davide Migliorino era in montagna da diverse settimane, impegnato in una serie di ascensioni lungo l’arco alpino.La sua esperienza non è bastata a evitare il tragico epilogo in uno dei tratti più pericolosi e impegnativi delle Alpi occidentali.
Montagna, estate drammatica: quasi 100 vittime in due mesi
La morte di Migliorino si inserisce in un’estate segnata da un numero elevatissimo di incidenti in quota. Il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico (Cnsas) ha lanciato un nuovo appello alla prudenza, preoccupato per il costante aumento degli interventi d’emergenza e dei decessi registrati nelle ultime settimane.
Secondo quanto riferito da Simone Alessandrini, portavoce del Cnsas, il bilancio è in continuo aggiornamento: «Non possiamo fornire un dato preciso in tempo reale, ma sappiamo che gli interventi non si sono fermati. Solo a partire dal 21 giugno, si contano già 83 vittime e si viaggia verso quota 100 decessi a fine agosto».
Il 44% degli interventi riguarda escursionisti colpiti da malori o vittime di cadute, mentre il restante 56% coinvolge alpinisti, arrampicatori, sportivi e frequentatori della montagna impegnati in altre attività, spesso in ambienti ad alta quota o in condizioni di esposizione e rischio elevato.
Gli incidenti hanno una cadenza ormai quasi quotidiana, complici il clima favorevole, l’alta affluenza estiva e, in alcuni casi, la sottovalutazione dei pericoli da parte di chi si avventura in montagna senza la preparazione necessaria.
Il Cnsas invita alla massima cautela, ricordando che anche alpinisti esperti, come nel caso di Migliorino, possono essere vittime di fatalità imprevedibili, soprattutto su vie tecniche e in condizioni ambientali variabili.