Un urlo di terrore, poi il silenzio. È l’ultima immagine che l’ex fidanzato di Pamela Genini, la 29enne uccisa a Milano, conserva di lei. «Mi ha detto: “Ho paura, questo è pazzo”. Poi la telefonata si è interrotta. Mi ha mandato un messaggio: “Chiama la polizia”», ha raccontato l’uomo, un quarantenne di Sant’Omobono, che per ore ha deposto davanti agli inquirenti dopo una notte senza sonno. Una testimonianza drammatica, che ricostruisce gli ultimi istanti di vita della giovane e mesi di violenza psicologica e fisica che lei stessa gli aveva confidato.
Secondo quanto riferito, l’ex compagno di Pamela avrebbe fatto duplicare di nascosto le chiavi dell’appartamento, approfittando di un momento in cui lei era lontana da casa. «Ha sentito il rumore della serratura, sapeva che stava entrando. Era terrorizzata», ha raccontato l’uomo a L’Eco di Bergamo. «Quando la linea si è spenta, ho capito che era successo qualcosa di terribile».
Pamela, che da tempo stava cercando di lasciare il suo compagno violento, aveva scelto di confidarsi solo con il suo ex fidanzato. «Si fidava di me, mi raccontava tutto. Mi diceva che lui la picchiava e la minacciava. Le avevo consigliato di scappare e di denunciarlo, ma aveva paura. Temeva che una denuncia potesse peggiorare la situazione», spiega con la voce rotta.
Il quarantenne ricorda una donna che stava provando a ricostruire la propria vita: «Aveva preso una casa da sola, stava cercando di lasciare Milano e pensava di trasferirsi. Ancora una notte, e si sarebbe salvata. Ma quello l’ha raggiunta». In un’intervista al Tg1, l’uomo ha accennato a un possibile trasferimento all’estero; secondo i familiari, Pamela stava invece acquistando un’abitazione a Strozza, per tornare vicino alla madre e al patrigno.
«È un omicidio premeditato», aggiunge, convinto che l’assassino avesse pianificato tutto: «Aveva con sé un borsone con i vestiti, sarebbe fuggito dopo averla uccisa. Ma grazie alla telefonata e al suo messaggio, la polizia è intervenuta e lo ha fermato». L’uomo non riesce a trattenere il rimorso: «Forse ho sbagliato a non avvisare prima le forze dell’ordine. Bisogna denunciare, sempre. Noi persone comuni non possiamo fermare i mostri».
Un dolore amplificato dal ricordo: «Pamela era una ragazza solare, buona, piena di sogni. Ci eravamo conosciuti sette anni fa e siamo stati insieme per un paio d’anni. Voleva laurearsi in Psicologia, per aiutare se stessa e gli altri. La sera dell’omicidio era appena tornata da Lugano, dove si era informata su un corso universitario».
Quando ha ricevuto il messaggio “Chiama la polizia”, l’uomo è salito in auto e ha guidato fino a Milano. «Speravo di trovarla viva. Ma quando ho visto ambulanze e agenti sotto casa sua, ho capito che era finita. Era troppo tardi.»
Un amore spezzato, una vita stroncata, l’ennesima vittima di una violenza annunciata. «Pamela non ha alcuna colpa. Aveva diritto di dire basta, di scegliere la libertà. Spero solo che per lei venga fatta giustizia», conclude l’ex fidanzato, con gli occhi pieni di lacrime.