Un gesto semplice, silenzioso e potente è andato in scena giovedì 16 ottobre nel quartiere Villaggio degli Sposi di Bergamo, dove la panchina rossa — simbolo nazionale della lotta contro la violenza sulle donne — si è trasformata in un luogo di memoria attiva. Su di essa sono state adagiate strisce di stoffa ricamate a mano, ognuna con il nome di una vittima di femminicidio. L’iniziativa è stata promossa da un gruppo di volontarie del Cte (Centro Tutte le Età), con l’obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni e tenere viva la memoria di chi non c’è più.
Ricamare il dolore per non dimenticare
Beatrice Mazzoleni, 76 anni, è una delle promotrici dell’iniziativa. «Le signore del centro, coordinate da Franca Cutis, hanno ricamato i nomi uno ad uno», racconta. «Io non ho partecipato con ago e filo, sono alle prime armi, ma il risultato è toccante. Quelle strisce sono un omaggio silenzioso, un grido contro l’indifferenza». Il materiale è stato steso sullo schienale della panchina rossa, allestita nel 2021 proprio per promuovere progetti di educazione e sensibilizzazione.
«Purtroppo, non ci stanno tutti i nomi», aggiunge Mazzoleni, «sono troppi i casi e le storie da ricordare». Tra le vittime ricordate compaiono nomi noti come Giulia Cecchettin e Yara Gambirasio, ma anche quelli di donne meno conosciute, testimoni di una strage silenziosa che continua a macchiare l’attualità.
Educare i giovani al rispetto, prima che sia troppo tardi
La giornata ha avuto anche una forte componente educativa. Tre classi di prima media del quartiere sono state invitate a partecipare all’iniziativa. Con un linguaggio delicato ma diretto, le volontarie hanno spiegato cosa si cela dietro una relazione malata: i segnali di possesso, le promesse ingannevoli, la violenza psicologica che spesso precede quella fisica.
Durante l’incontro, una lettrice del gruppo del Cte ha letto brani dal libro “A casa tutto bene” di Antonio Ferrara, testo che affronta il tema della violenza domestica con un tono adatto ai ragazzi. I giovani ascoltatori hanno reagito in silenzio, chi colpito, chi riflessivo. «Sono questi i libri che dobbiamo leggere ai nostri bambini oggi», dice Beatrice. «È triste, ma necessario. La speranza è che, ogni volta che passeranno davanti a quella panchina, si ricordino di ciò che hanno sentito».
Una memoria che diventa impegno
L’iniziativa si inserisce in un percorso già avviato dal Comune di Bergamo nel 2021, con la realizzazione della panchina rossa e la promozione del numero antiviolenza 1522, attivo 24 ore su 24 e disponibile in cinque lingue. Ma è anche l’ultima tappa di un impegno costante delle donne del Cte, che in passato avevano realizzato anche scarpette rosse per simboleggiare la fuga delle donne dai contesti violenti.
«Siamo donne comuni che cercano di fare qualcosa di straordinario», dice una delle volontarie. «Se anche solo un ragazzo o una ragazza capirà l’importanza del rispetto, della libertà, della dignità dell’altro, allora ne sarà valsa la pena».
Un messaggio dolorosamente attuale
L’iniziativa arriva in città in un momento tragico e carico di emozione. Bergamo è ancora scossa per l’omicidio di Pamela Genini, la 29enne uccisa a coltellate dal compagno Gianluca Soncin sul terrazzino della sua abitazione nel quartiere Gorla di Milano. Un altro nome, un’altra storia, un’altra giovane vita spezzata.
In un’Italia dove il femminicidio continua a essere un fenomeno endemico, azioni come quella del Villaggio degli Sposi diventano fondamentali. Non solo per ricordare, ma per educare, per seminare consapevolezza e coltivare una cultura diversa, basata sul rispetto, sull’ascolto e sulla libertà.