Un anniversario di solidarietà e impegno per il territorio
La comunità di Albino si prepara a un appuntamento speciale: sabato 29 novembre, alle ore 20.45, presso l’auditorium Cuminetti, è in programma la serata “Una stella che vive”, evento che celebra i 15 anni dell’associazione Federica Albergoni Onlus, nata nel 2010 dopo la scomparsa di Federica, colpita da leucemia fulminante il giorno di Natale del 2009, all’età di soli 19 anni. L’iniziativa si propone di dare voce a chi ha donato e ricevuto il midollo osseo, ai volontari che ogni giorno promuovono la cultura della solidarietà e al valore della vita rinata grazie a un gesto di generosità.
Le testimonianze di chi dona e riceve: una speranza che non ha confini
Nel corso della serata interverranno giovani bergamaschi che hanno donato il midollo osseo, accanto a chi, grazie a quel dono, ha potuto tornare a vivere. L’evento sarà condotto dalla giornalista del Tg1 Rai Alma Grandin, da sempre vicina all’associazione, e arricchito dal concerto dei “Take It Voices – Soul and Black Music”, gruppo nato ad Albino e legato, come l’associazione stessa, al messaggio del dono. “Vi aspettiamo!”, è l’invito rivolto a tutta la cittadinanza per una serata a ingresso libero, dove le emozioni, la memoria e la speranza si fondono in una storia luminosa, quella di Federica.
Dalla tragedia alla rinascita: il progetto che trasforma il dolore in azione
L’associazione nasce all’inizio del 2010 con l’obiettivo di promuovere l’iscrizione al registro nazionale Ibmdr dei donatori di midollo osseo, attraverso prelievi salivari. Il cuore del progetto è un’Unità Mobile, il primo camper certificato in Italia in grado di tipizzare nuovi iscritti direttamente durante eventi pubblici in tutta la provincia di Bergamo. In 15 anni di attività, l’associazione ha tipizzato 1960 persone, di cui 16 sono diventate donatori effettivi. Il motto “dire, fare, donare” guida ogni azione: parlare con la gente, informare, coinvolgere e rendere il dono un gesto condiviso e consapevole.
Risultati concreti e nuovi progetti per il futuro
In questi anni, l’associazione ha sostenuto numerosi progetti: borse di studio per biologi del laboratorio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, l’acquisto di un termociclatore per velocizzare le analisi, la realizzazione dell’Unità Mobile, e più recentemente, l’acquisto di una carrozzina elettrica 4×4, capace di permettere alle persone con disabilità motoria di percorrere sentieri montani. Con l’inizio del 2025, sono partite campagne di sensibilizzazione anche in ambito aziendale, oltre all’apertura della nuova sede associativa all’interno dell’ex complesso scolastico di Desenzano di Albino.
Un simbolo che unisce: il girasole tra le mani che donano
L’identità visiva dell’associazione è rappresentata dal girasole, fiore che vive grazie al sole, simbolo di chi, malato, cerca una luce nuova: il donatore. Il petalo rosso al centro tra i gialli rappresenta la persona affetta da leucemia, mentre le mani che racchiudono il fiore sono quelle di chi sceglie di donare una possibilità di vita. La probabilità di compatibilità è 1 su 100.000, ed è per questo che ogni nuova iscrizione al registro può fare la differenza.
Le voci della comunità: gratitudine, impegno e affetto
“L’associazione Federica Albergoni Onlus rappresenta da quindici anni un esempio straordinario di solidarietà e impegno civile”, dichiara Daniele Esposito, il sindaco di Albino, sottolineando come il suo operato abbia “diffuso speranza e consapevolezza, salvando concretamente numerose vite”.
“Federica vive in ogni persona che aiuta”, afferma Maurizio Albergoni, padre della dedicataria della Onlus nonché presidente dell’associazione, che aggiunge: “Federica continua a vivere anche attraverso il messaggio dei volontari. Questi quindici anni dimostrano che si può esistere anche senza essere fisicamente accanto ai propri cari”.
“È tempo di bilanci e nuove progettualità”, ricorda Cinzia Piantoni, una delle consigliere dell’associazione, che sottolinea il lavoro nelle scuole, l’aumento delle iscrizioni e il sostegno al laboratorio del Papa Giovanni XXIII. “Siamo riusciti a raggiungere questi risultati grazie a tutti i volontari e sostenitori che ci accompagnano con gesti grandi e piccoli”.
“La compatibilità è rara, solo 1 su 100.000”, conferma Laura Castellani, responsabile del laboratorio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, che ricorda come la donazione sia “il punto di partenza per restituire la vita a chi è malato”.
“Una speranza che non ha confini”, così Alma Grandin, giornalista del Tg1 Rai che dal palco dell’auditorium condividerà un percorso personale e di affetto: “Ho sostenuto sin dall’inizio l’associazione, perché credo che il dono sia un regalo che facciamo per primi a noi stessi”.

