Si è chiusa l’inchiesta sull’omicidio di Riccardo Claris, il 26enne ucciso a Bergamo nella notte tra il 3 e il 4 maggio 2025. La Procura ha confermato le accuse a carico di Jacopo De Simone, 19 anni, oggi detenuto nel carcere di Brescia. Il giovane è indagato per omicidio volontario aggravato da futili motivi, legati, secondo l’accusa, a una rivalità calcistica tra tifoserie, pur non riconducibile al tifo organizzato.
La decisione, firmata dal pubblico ministero Maria Esposito, apre ora la fase che precede la richiesta di rinvio a giudizio. De Simone ha 20 giorni di tempo per chiedere un nuovo interrogatorio o depositare una memoria difensiva, assistito dall’avvocato Luca Bosisio.
L’aggravante che può valere l’ergastolo
Il giovane è accusato anche di porto abusivo di arma bianca. Secondo la ricostruzione, avrebbe colpito la vittima con un coltello da cucina in ceramica lungo 11 centimetri, inferto all’aorta e al polmone sinistro, provocando ferite mortali. La scelta della Procura di contestare i futili motivi potrebbe far aggravare sensibilmente il quadro: in caso di condanna, De Simone rischia l’ergastolo.
Il movente: rivalità calcistiche e tensione esplosa
L’origine del conflitto risale alla sera dell’omicidio, quando al Reef Cafè di Borgo Santa Caterina, noto ritrovo per tifosi atalantini, De Simone e un amico avrebbero intonato cori dell’Inter, provocando la reazione del gruppo in cui si trovava Claris. La lite si è spostata all’esterno e poi è proseguita fino a via dei Ghirardelli, nei pressi della casa dell’imputato, a pochi passi dal Gewiss Stadium.
De Simone ha sostenuto di essere stato inseguito e minacciato da 15-20 persone armate di catene, versioni mai confermate dagli inquirenti. Sulla scena del delitto è stata ritrovata una fibbia di cintura, ma le analisi del Ris non hanno individuato tracce utili per attribuirla a qualcuno.
Nonostante il presunto clima di tensione, il giudice per le indagini preliminari Maria Beatrice Parati ha sottolineato che non sussiste la legittima difesa. De Simone, già rientrato a casa, è uscito volontariamente con il coltello, agendo con la volontà di “farsi giustizia da solo”, ha stabilito il gip.
Un quadro familiare segnato da precedenti gravi
L’inchiesta ha evidenziato anche un contesto familiare complesso. La madre del ragazzo, intuendo il pericolo, aveva tentato di nascondere i coltelli in casa, ma ciò non ha impedito al 19enne di armarsi. L’ordinanza di custodia ha inoltre ricordato un precedente tragico: il fratello adottivo di Jacopo, Carmine, è attualmente in carcere per l’omicidio di Luciano Muttoni, avvenuto a Valbrembo.
Le parole dell’imputato e le lacrime in aula
Durante l’interrogatorio, De Simone ha definito il gruppo rivale come “una mandria di animali” e ha sostenuto di aver agito per difendere la propria casa e la famiglia. Ma secondo gli inquirenti, nessuno dei suoi familiari era effettivamente in pericolo. Il ragazzo ha inoltre ammesso di essere tornato in strada per affrontare il gruppo.
In aula, i momenti più drammatici sono stati vissuti dai familiari di Claris, provati dal dolore e dalle ricostruzioni dei fatti. «Quelle notti insonni pensando a Riccardo», avrebbe confidato un familiare, riferendosi all’attesa angosciante per una giustizia che, ora, si avvia verso l’iter processuale.
Posizioni stralciate e indagini concluse
Il pubblico ministero ha stralciato la posizione dei tre amici di Claris, accusati di minacce aggravate. I tre, rispettivamente di 29, 21 e 17 anni, sono indagati in procedimenti separati. Non risulta invece alcuna responsabilità a carico dei ragazzi che erano con De Simone, per i quali non sono emersi elementi di concorso o favoreggiamento.