Le associazioni di tutela: “Indignazione per il dietrofront sul lupo”

Le organizzazioni impegnate nella protezione della ruralità e dell’allevamento estensivo criticano aspramente la decisione di Fratelli d’Italia, che rinvia l’adeguamento della normativa italiana alla direttiva europea sul lupo

Le associazioni e i comitati che si battono per la tutela delle realtà pastorali e dell’allevamento estensivo hanno manifestato il loro sconcerto per quanto avvenuto il 3 dicembre alla Camera dei deputati. “La politica ha compiuto un gesto giudicato grave e incomprensibile: Fratelli d’Italia ha fatto saltare l’introduzione di un termine di trenta giorni per l’adeguamento della normativa nazionale alla direttiva (UE) 2025/1237, che prevede il declassamento del lupo da specie rigidamente protetta a semplicemente protetta”.

Questa modifica, che appariva come un semplice aggiornamento tecnico, sarebbe stata sufficiente per allineare finalmente l’Italia alle decisioni europee e alle indicazioni già approvate dal Parlamento italiano in precedenza.

Un emendamento contestato: le conseguenze del dietrofront

Il 3 dicembre, l’emendamento presentato dall’onorevole Lucrezia Maria Benedetta Mantovani di Fratelli d’Italia, approvato con il placet del governo, ha annullato la scadenza di trenta giorni per l’adeguamento. “Il gesto ha smentito le promesse politiche di un iter rapido e ha suscitato gravi sospetti sul reale intento del Ministero dell’Ambiente. La decisione lascia spazio alla possibilità che il governo decida di prendere tempo e modificare l’approccio al declassamento, compromettendo così l’efficacia della direttiva europea”, si legge nella nota.

Un rinvio che appare, secondo i critici, come un tentativo di mettere in difficoltà il declassamento prima ancora che venga messo in pratica.

Due anni di rinvii: un problema per gli allevatori

La direttiva europea stabilisce che gli Stati membri abbiano 18 mesi di tempo a partire dal 14 luglio 2025 per recepire la norma. Tuttavia, il rinvio della scadenza stabilita lascia la possibilità di prolungare la decisione fino a gennaio 2027, aprendo un ampio margine temporale che rischia di vanificare gli sforzi per la tutela delle attività agricole e delle zone montane.

Per gli allevatori, il ritardo rischia di significare “un’altra stagione 2026 in balia dei lupi, ancora intoccabili”. Le Regioni, infatti, sarebbero costrette ad attendere l’adeguamento della normativa, nonostante l’ISPRA abbia già chiarito che sarebbe possibile autorizzare abbattimenti in determinate quantità a livello regionale, già nel 2025.

Un dietrofront che inquieta: le lobby animaliste e la politica

Le associazioni di settore accusano una parte della politica di “cedere alle pressioni delle lobby animaliste, senza tenere conto della realtà che vivono ogni giorno i pastori, gli allevatori e le comunità montane. Nonostante le promesse pubbliche di azioni tempestive e concrete, la decisione presa il 3 dicembre sembra dimostrare che l’interesse verso il declassamento del lupo non è più una priorità, ma una mera promessa elettorale”.

Secondo Gian Carlo Bosio, segretario nazionale di Tutela Rurale, questa decisione non è un incidente, ma un segnale politico chiaro: “Il tanto atteso declassamento del lupo rischia di diventare un miraggio, una promessa utile solo a prendere tempo e a tenere buono un settore che sembra essere stato abbandonato al proprio destino”.

Le organizzazioni non si arrendono: “Pretendiamo risposte concreti”

Le associazioni di tutela, che rappresentano le categorie produttive che difendono il territorio e la biodiversità, non accetteranno questo abbandono e chiedono risposte rapide e azioni concrete. Secondo Bosio, “Il tempo dei rinvii e dei sotterfugi è finito. Non staremo in silenzio”.

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