Medici di base, solo 5 su 406 posti coperti in Bergamasca

Il bando regionale per l’assistenza primaria si rivela un fallimento: confermata la crisi strutturale del settore

malattia

 Su 406 posti disponibili per medici di base in provincia di Bergamo, soltanto cinque sono stati coperti. Il dato, reso noto a seguito della chiusura dell’ultimo bando regionale per gli ambiti carenti, conferma una crisi ormai strutturale e già ampiamente prevista dagli addetti ai lavori. Il reclutamento di nuovi camici bianchi sul territorio si è rivelato, ancora una volta, deludente e insufficiente rispetto ai bisogni della popolazione.

Nel dettaglio, l’avviso pubblico – pubblicato a fine ottobre con scadenza a metà novembre – si è chiuso con appena cinque candidature: un medico per l’area di Bergamo città e cintura urbana, due per l’Asst Bergamo Est, e due per l’Asst Bergamo Ovest, una delle quali in ambito pediatrico. Il totale dei posti disponibili era in realtà gonfiato da nuovi criteri di calcolo introdotti per effetto dell’accordo collettivo nazionale, che ha inserito nella stima anche i servizi di continuità assistenziale, ex guardia medica. Tuttavia, il divario tra domanda e offerta resta abissale.

Il confronto con i bandi precedenti è impietoso: nella primavera del 2025 erano stati coperti 20 posti su 427, mentre in passato i numeri erano ancora più confortanti. Basti pensare che ad agosto 2024 furono 31 le accettazioni su 62 posti, a settembre 2023 furono 29 su 53, e nel novembre 2022, in un bando riservato ai corsisti, si colmarono 46 posizioni su 94. Oggi invece si tocca un minimo storico, con solo cinque medici disposti ad accettare incarichi nelle aree carenti.

Secondo Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo, il problema è sistemico e non nuovo: “La situazione è stazionaria, e senza cambiamenti strutturali non migliorerà. Le prime vere svolte si vedranno solo dal 2029, quando inizieranno a uscire dalle università i medici formati secondo i nuovi numeri programmati”. Ma la sola disponibilità di laureati non basta. Marinoni propone una riforma radicale della formazione, chiedendo che il corso di Medicina generale venga equiparato alle specializzazioni universitarie, riconoscendo un titolo accademico formale e borse di studio più consistenti. Anche il bando, secondo il medico, dovrebbe essere più mirato, per dirigere meglio le candidature verso i territori realmente in sofferenza.

Critico anche Marco Agazzi, presidente dello Snami di Bergamo, il sindacato dei medici di medicina generale: “I risultati erano prevedibili, il meccanismo non cambia. Chi ha voglia di lavorare nel territorio sceglie ambiti urbani, più accessibili e serviti. Così facendo, le zone periferiche restano scoperte. Ma le regole attuali non lasciano margini di manovra”, ha detto a L’Eco di Bergamo. In sostanza, chi si candida lo fa in base a criteri di attrattività e non dove il bisogno è maggiore, lasciando i territori più fragili sempre più sguarniti.

A complicare il quadro è anche la tempistica dell’ultimo bando, il secondo del 2025, arrivato a pochi mesi di distanza da quello primaverile, che aveva già assorbito la maggior parte dei medici formati recentemente. I nuovi corsisti avevano infatti già presentato domanda durante il primo giro, lasciando poche disponibilità residue per questa tornata.

Nel frattempo, i cinque medici selezionati sono stati convocati lo scorso 2 dicembre per l’accettazione formale degli incarichi. Da quel momento hanno tre mesi (prorogabili di due) per attivare gli ambulatori nei comuni assegnati. Tuttavia, in una provincia dove molti medici di base gestiscono anche oltre 2.000 pazienti, rispetto ai 1.200 previsti come “ottimali”, la copertura di cinque posti appare simbolica e insufficiente.

Il prossimo bando è atteso per la primavera 2026, ma senza interventi strutturali e incentivi concreti, appare difficile pensare che il trend possa invertirsi in tempi brevi.

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