Il Prodotto Interno Lordo (Pil) di Bergamo in crescita nel 2026
Nel 2026, il Pil della provincia di Bergamo è previsto crescere dello 0,8%, superando città come Milano e Brescia. Questo dato, tratto dallo studio dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, si inserisce in una panoramica economica più ampia, che vede il prodotto interno lordo nazionale crescere di circa il 2,9%, con un incremento di 66 miliardi di euro, portando il totale oltre i 2.300 miliardi di euro. Nonostante questa crescita, il dato al netto dell’inflazione si ferma a un +0,7%, con il settore delle esportazioni che guida l’incremento, seguito dalla stabilità dei consumi privati e pubblici.
Bergamo e la Lombardia: una performance solida ma con margini di crescita
Bergamo si posiziona al 17° posto a livello nazionale tra le province italiane per crescita del Pil, con una stima del +0,8%, che la colloca subito prima di Como. Questa performance è decisamente migliore rispetto ad altre grandi città lombarde, come Milano e Brescia, che registrano rispettivamente un incremento dello 0,74% e dello 0,72%, posizionandosi rispettivamente al 27° e al 30° posto. Sebbene la Lombardia sia in generale una delle regioni più forti a livello economico, quest’anno la performance di Bergamo appare più brillante rispetto a quella delle due principali città lombarde.
Emilia Romagna in testa, ma Bergamo si distingue tra le province lombarde
L’Emilia Romagna emerge come la regione con la migliore performance, grazie a un incremento previsto dello 0,86%, sorpassando il Veneto e consolidando il suo ruolo di leader economico. Tra le province, Varese si distingue con una previsione di crescita dell’1%, guadagnandosi il primo posto tra le province lombarde. Al contrario, la Lombardia nel suo complesso si ferma al quinto posto nella graduatoria tra Regioni, con un aumento di Pil pari allo 0,73%, e non è tra le prime tre.
Un anno cruciale per l’economia italiana: impatti del Pnrr e la crescita a lungo termine
La Cgia segnala anche l’imminente scadenza per l’utilizzo delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), che potrebbe avere un impatto significativo sull’economia nazionale e locale. Tuttavia, lo studio sottolinea come la crescita italiana sia sistematicamente inferiore alla media europea da oltre vent’anni, segnalando debolezze strutturali che potrebbero ostacolare una vera ripresa su larga scala.