Due milioni di euro nascosti all’estero e mai dichiarati al Fisco. È quanto ha scoperto la Guardia di Finanza di Treviglio al termine di una complessa indagine fiscale condotta su un imprenditore residente nella bassa pianura bergamasca. Il controllo ha portato all’individuazione di ingenti capitali detenuti su conti esteri a Hong Kong, paese inserito nella black list fiscale italiana.
Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, l’imprenditore aveva omesso sistematicamente di dichiarare al Fisco italiano i fondi depositati all’estero, accumulati nel corso di più anni attraverso trasferimenti bancari per centinaia di migliaia di euro. L’attività ispettiva è stata condotta con l’ausilio di strumenti di cooperazione internazionale e ha consentito di ricostruire la provenienza dei fondi e le relative violazioni.
Grazie alla normativa che regola il recupero a tassazione dei redditi non dichiarati in Paesi a fiscalità privilegiata, i militari hanno applicato le relative sanzioni fiscali. L’imprenditore, riconoscendo le contestazioni, ha deciso di regolarizzare la propria posizione versando circa 640 mila euro al Fisco in un’unica soluzione. L’importo comprende imposte evase, interessi e sanzioni.
Capitale occultato all’estero: il quadro normativo
Secondo la legislazione italiana, i capitali detenuti in Paesi considerati paradisi fiscali devono essere dichiarati annualmente all’Agenzia delle Entrate, tramite il quadro RW della dichiarazione dei redditi. L’omissione comporta sanzioni fino al 30% dell’importo non dichiarato, oltre al recupero dell’imposta sul reddito eventualmente evasa.
In questo caso, l’intervento della Guardia di Finanza ha permesso non solo di ricostruire flussi finanziari irregolari, ma anche di recuperare una significativa somma per l’erario. L’operazione si inserisce nell’ambito dei controlli rafforzati sul trasferimento illecito di capitali verso paradisi fiscali, con l’obiettivo di contrastare evasione, elusione e riciclaggio internazionale.