Un’opera completata che rischia di non partire
Il Movimento 5 Stelle Bergamo interviene pubblicamente sulla vicenda della linea tranviaria T2 Bergamo–Villa d’Almè, sollevando una forte preoccupazione sul futuro dell’opera. Dal post pubblicato sui social, il gruppo dichiara di aver appreso dalla stampa locale che l’infrastruttura strategica, costata 225 milioni di euro di risorse pubbliche, rischia concretamente di non entrare mai in funzione.
Nel messaggio si sottolinea come il progetto sia ormai in fase avanzata: “Il tram è quasi pronto, i binari sono posati”. Tuttavia, secondo il Movimento, l’assenza delle risorse necessarie per l’avvio del servizio e per la gestione operativa potrebbe bloccare tutto, lasciando i mezzi fermi in deposito.
Un paradosso definito inaccettabile
Il quadro descritto viene definito senza mezzi termini “un paradosso inaccettabile”, che rischia di tradursi in una figuraccia istituzionale. Nel post si legge che Comune di Bergamo e Regione Lombardia dovranno “assumersi fino in fondo la responsabilità politica” di quanto sta accadendo.
Per il Movimento 5 Stelle è fondamentale evitare che un’opera completata e finanziata con i soldi dei cittadini resti inutilizzata, perché questo rappresenterebbe uno spreco di risorse pubbliche e un tradimento della fiducia dei cittadini.
La pianificazione non può fermarsi ai cantieri
Uno dei punti centrali della presa di posizione riguarda il metodo con cui vengono programmate le opere pubbliche. Secondo il M5S, “quando si programma un’opera pubblica non ci si può limitare alla sua realizzazione materiale”. Al contrario, viene ribadito che è un dovere politico pianificare anche gestione, manutenzione e sostenibilità economica nel tempo.
Agire diversamente, viene sottolineato nel post, significa “sprecare risorse pubbliche e tradire la fiducia dei cittadini”, soprattutto nel caso di infrastrutture strategiche destinate a incidere sulla mobilità quotidiana di migliaia di persone.
Gli avvertimenti ignorati di TEB
Le responsabilità vengono giudicate ancora più gravi alla luce del fatto che TEB – Tramvie Elettriche Bergamasche aveva già segnalato il problema da tempo. Secondo quanto riportato, queste segnalazioni non avrebbero ricevuto “risposte adeguate”.
Solo nelle ultime settimane, prosegue il Movimento, si sarebbero visti tentativi tardivi di intervento, con “ordini del giorno presentati da consiglieri regionali bergamaschi, di maggioranza e opposizione” e con “un’interrogazione al Ministro delle Infrastrutture”. Iniziative che vengono però giudicate insufficienti per affrontare un nodo strutturale.
La richiesta: una soluzione definitiva e strutturale
Nel post viene avanzata una richiesta chiara e netta: “Chiediamo con forza una soluzione rapida, strutturale e definitiva”. L’obiettivo indicato è individuare le risorse necessarie per garantire una gestione e una manutenzione integrate delle linee T1 e T2 della rete tranviaria di Bergamo.
Una rete che, secondo il Movimento, è destinata a crescere e che, una volta completata, dovrà sostenere “un carico importante di pendolari, studenti e lavoratori”. Per questo motivo la T2 non può essere considerata “un’infrastruttura isolata”.
Una visione complessiva della mobilità
Nel documento viene ribadito che la linea T2 deve essere inserita all’interno di una visione complessiva del modello di mobilità e di sviluppo del territorio. Questo significa, secondo il M5S, investire in “un sistema di trasporto pubblico moderno, efficiente e sostenibile”.
Il riferimento è a mezzi collettivi alimentati da fonti pulite o ad alta efficienza, capaci di “ridurre l’impatto ambientale e sociale, migliorare l’accessibilità e integrarsi con altre forme di mobilità sostenibile”, come biciclette, monopattini e car sharing.
La critica alle grandi opere stradali
La presa di posizione si chiude con una critica esplicita alle infrastrutture stradali considerate inutili e dannose. Nel post si legge: “Basta con lo spreco di denaro pubblico in infrastrutture stradali altamente impattanti”, citando in modo diretto l’autostrada Bergamo–Treviglio e “peggio ancora, la Paladina–Sedrina”.
Secondo il Movimento 5 Stelle, questi interventi “non risolvono il problema del traffico, consumano suolo e non contribuiscono a un vero rilancio economico, sociale e ambientale del territorio”. Da qui l’invito a mettere al centro i bisogni reali delle persone, superando la logica delle grandi opere scollegate da una strategia complessiva.