È un inverno ad alta emergenza per i vigili del fuoco della Bergamasca, che dal 1° novembre al 28 gennaio sono intervenuti 301 volte per incendi, di cui 34 riguardanti tetti di abitazioni, nella maggior parte dei casi provocati da canne fumarie mal funzionanti o non pulite. La media è allarmante: un rogo ogni 2,59 giorni, oltre due a settimana e quasi dodici al mese.
L’ultimo intervento in ordine di tempo risale a mercoledì 28 gennaio, all’alba, nel centro di Sovere, dove le fiamme divampate da una stufa a pellet hanno distrutto il tetto di una palazzina in via Trento, rendendo inagibili due appartamenti. Due famiglie, per un totale di quattro persone, sono state sfollate, ma grazie al rapido intervento dei vigili del fuoco si è evitato il propagarsi dell’incendio agli edifici vicini.
Le squadre di Lovere, Clusone, Gazzaniga, Bergamo e Darfo Boario Terme sono arrivate in pochi minuti, allertate grazie alla prontezza di un ragazzino del posto, che, vedendo le fiamme mentre aspettava l’autobus, ha avvisato la polizia locale. Da lì è partita la catena di soccorsi che ha permesso di limitare i danni e salvare persone e animali, tra cui anche un’iguana trovata in uno degli appartamenti coinvolti. Il gatto di uno dei residenti, però, risulta ancora disperso.
I danni materiali sono ingenti, ma fortunatamente nessuno è rimasto ferito. Taut Vasile, uno degli inquilini, racconta: «Sono rientrato da Trieste la sera prima e avevo appena acceso la stufa. Alle 7 mi ha svegliato il vicino: c’era già fumo ovunque, sono uscito di corsa».
L’incendio di Sovere è solo l’ultimo di una lunga serie che ha colpito la provincia bergamasca in questo inizio di 2026. Il 25 gennaio a Boltiere un altro rogo aveva coinvolto un’intera palazzina, con una famiglia evacuata e due persone intossicate. Il 19 gennaio a Bergamo, in via Valverde, due abitazioni erano state interessate da un incendio, mentre due giorni prima, a Rovetta, era rimasta ustionata al volto un’anziana – Milena Oprandi, storica presidente della Pro Loco – ricoverata in ospedale e poi dimessa.
Altri episodi si sono verificati a Mezzoldo, dove nella notte tra il 15 e il 16 gennaio un incendio in una palazzina ha causato quattro sfollati, e a Romano di Lombardia, l’8 gennaio, dove 16 persone, tra cui otto bambini, sono state evacuate da un ex edificio industriale riconvertito ad appartamenti.
Le cause principali di questi roghi restano legate a impianti di riscaldamento mal tenuti, con particolare incidenza delle canne fumarie non pulite o difettose. La quantità di casi gravi – con ustioni, intossicazioni, evacuazioni e danni strutturali – mostra un fenomeno in preoccupante aumento e conferma l’urgenza di maggiore manutenzione preventiva, soprattutto nei mesi invernali.
Le autorità locali, come la sindaca di Sovere Federica Cadei, hanno espresso a L’Eco di Bergamo preoccupazione e vicinanza alle famiglie colpite, ringraziando al contempo i soccorritori per la rapidità dell’intervento. «Fortunatamente le case adiacenti non hanno subito danni. Solo due appartamenti saranno dichiarati inagibili. Stiamo cercando di metterci in contatto con il ragazzo che ha segnalato il rogo: il suo gesto ha fatto la differenza», ha sottolineato.
Con l’inverno ancora lungo, i vigili del fuoco e la protezione civile raccomandano controlli periodici agli impianti di riscaldamento, in particolare pulizia delle canne fumarie, per evitare tragedie che, come dimostrano i dati, sono purtroppo sempre più frequenti.