Due gambette ingessate, una frattura al femore sinistro con 30 giorni di prognosi e una alla tibia destra. La bambina di un anno e mezzo aggredita sabato all’Esselunga di via Corridoni ride e gioca, ma la ferita resta profonda. Non solo fisica.
Il padre, Matteo, parla con tono pacato ma fermo. «Abbiamo temuto lesioni ancora più gravi. Ora vogliamo solo tornare alla normalità». L’uomo che ha tentato di strapparla alla madre resta in carcere. Si tratta di Emil Mortu, 47 anni, senza fissa dimora, arrestato con l’accusa di tentato sequestro di persona aggravato e lesioni.
«Un’azione folle, non doveva essere in giro»
L’episodio si è consumato in pochi secondi, attorno alle 13 di sabato, all’uscita del supermercato. Le porte scorrevoli si sono aperte, la famiglia stava rientrando a casa dopo la spesa. L’uomo ha afferrato la piccola per le gambe, facendola roteare. La madre non l’ha lasciata, finendo a terra. Il padre è intervenuto subito, immobilizzando l’aggressore con l’aiuto di altre persone presenti.
«Non ho avuto paura che la portasse via, ero lì. Ho temuto che potesse farle ancora più male», racconta il papà al Corriere Bergamo. Nessuna rabbia nelle sue parole, ma una convinzione netta: «È una persona che non può stare in un contesto sociale, non doveva essere in giro».
La famiglia ora si concentra sulla ripresa della bambina. «Vedremo se servirà un supporto psicologico. Per ora continuiamo la nostra routine, vogliamo che si senta una bambina come prima».
L’interrogatorio e il carcere
Davanti al giudice per le indagini preliminari Michele Martino Ravelli e alla pm Giulia Angeleri, Mortu ha ammesso di aver afferrato la piccola ma ha sostenuto di non sapere nemmeno se si trattasse di una bambina o di un peluche. Ha dichiarato di non volerle fare del male, arrivando ad attribuire le lesioni alla reazione della madre. Poi si è avvalso della facoltà di non rispondere, pronunciando anche frasi offensive contro l’Italia.
Il gip, nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, è stato netto: «Non può residuare alcun dubbio sull’univocità della condotta». Secondo il giudice, l’uomo era determinato ad allontanarsi con la bambina verso un’altra uscita del centro commerciale, esercitando «una forza significativa» per strapparla alla madre.
Il provvedimento sottolinea la «particolare carica aggressiva» e l’«assoluta pervicacia» nel tentare il sequestro, oltre alla mancanza di «alcun tipo di resipiscenza» e a un «atteggiamento di strafottenza» mostrato durante l’interrogatorio.
Accertamenti in Romania
Il 47enne ha fornito informazioni frammentarie sulla propria identità. Ha dichiarato di essere un ingegnere e invalido in Romania, di essere stato recentemente in ospedale per dolori ai piedi e di essere stato aggredito su un autobus lo stesso giorno dei fatti, circostanza che non trova riscontri. Non parla italiano, non aveva con sé bagagli né telefono, solo cinque euro in tasca.
Formalmente incensurato in Italia, sarà ora oggetto di verifiche con le autorità rumene per accertare eventuali precedenti o situazioni pregresse.
La difesa, affidata all’avvocata Erica Pasinetti, potrebbe chiedere una perizia psichiatrica per chiarire la capacità di intendere e di volere al momento dei fatti.
Intanto la famiglia guarda avanti. «Siamo fortunati ad avere lavoro e parenti vicini», dice il padre. Ma il pensiero resta a quei secondi drammatici immortalati dalle telecamere: un gesto improvviso, violento, che ha sconvolto una giornata qualunque.