Un controllo stradale si è trasformato in un arresto per droga a Dalmine. Un giovane di 25 anni, di origine pakistana ma con cittadinanza italiana, è stato fermato dalla polizia locale con cocaina e hashish nascosti in auto, al termine di un controllo scattato dopo una manovra vietata.
L’episodio risale al pomeriggio di sabato, intorno alle 15.45. Gli agenti hanno fermato il veicolo del ragazzo dopo aver notato una svolta non consentita, ma durante il controllo hanno subito percepito un forte odore di sostanza stupefacente provenire dall’abitacolo.
La successiva perquisizione ha portato al ritrovamento di diverse dosi di droga. All’interno dell’auto sono state trovate 20 palline di cocaina per un peso complessivo di 21,12 grammi, oltre a cinque panetti di hashish per un totale di 548 grammi.
Il giovane è stato quindi arrestato e portato a processo per direttissima. Davanti al giudice ha spiegato di aver ricevuto la droga solo temporaneamente, con l’incarico di custodirla per un giorno.
Secondo il suo racconto, lo stupefacente gli sarebbe stato consegnato da un uomo di origine albanese. Tuttavia il ragazzo non avrebbe fornito il nome o altri elementi utili per identificarlo, sostenendo di non volerlo indicare per paura.
Nella vicenda emerge anche il ruolo di Session, un’applicazione di messaggistica progettata per garantire comunicazioni altamente riservate. L’app, nata per proteggere la libertà di espressione in contesti dove non è garantita, viene talvolta utilizzata anche da reti di spaccio proprio per il suo sistema di comunicazione anonimo.
Il giovane ha dichiarato che i contatti con il presunto fornitore avvenivano proprio attraverso questa piattaforma. Ha inoltre ammesso di aver svolto lo stesso tipo di incarico altre due volte, ricevendo circa 200 euro per ciascun episodio.
Durante l’udienza il ragazzo ha sostenuto di aver commesso un errore, sottolineando di avere un lavoro stabile. Lavora come gommista e ha dichiarato di percepire uno stipendio tra i 2.500 e i 3.000 euro al mese, oltre a non avere precedenti penali fino a questo episodio.
Il pubblico ministero ha chiesto l’applicazione degli arresti domiciliari, ritenendo sussistente il rischio di reiterazione del reato. La difesa, rappresentata dall’avvocato Alessandro Turconi, ha invece chiesto una misura meno restrittiva, evidenziando l’incensuratezza del giovane e la natura poco organizzata dell’episodio.
La giudice Donatella Nava ha deciso per l’obbligo di presentazione quotidiana ai carabinieri, misura che il ragazzo dovrà rispettare ogni giorno, domenica compresa.
Il processo è stato rinviato al 22 aprile, quando il caso tornerà davanti al tribunale per la prosecuzione del procedimento.