Bergamo divisa tra emergenza casa e alloggi sfitti

Oltre 11.700 abitazioni vuote in città mentre cresce il disagio abitativo: focus su chi resta escluso dalle politiche pubbliche

casa

 A Bergamo l’emergenza abitativa assume contorni sempre più evidenti, tra carenza di alloggi accessibili e un numero elevato di immobili inutilizzati. Sono circa 11.700 le abitazioni sfitte in città, pari al 14% del patrimonio immobiliare, un dato che si scontra con una domanda crescente da parte di cittadini in difficoltà.

Il tema è stato al centro del primo convegno di Edil 2026, alla Fiera di Bergamo, dove istituzioni locali, regionali ed europee hanno analizzato le criticità del sistema abitativo. Particolare attenzione è stata dedicata alla cosiddetta “zona grigia”, ovvero quella fascia di popolazione con un Isee compreso tra i 14 e i 40 mila euro, che non riesce ad accedere agli alloggi pubblici ma allo stesso tempo fatica a sostenere i costi del mercato privato.

Questa categoria comprende lavoratori precari, studenti fuori sede e pensionati con redditi minimi. Una platea sempre più ampia che resta esclusa dalle principali misure di sostegno, aggravando il divario tra domanda e offerta di abitazioni.

Sul fronte delle risorse, la Regione Lombardia ha annunciato nuovi interventi. Previsti 96 milioni di euro aggiuntivi per l’housing sociale, con un bando atteso entro Pasqua e fondi da impiegare entro il 2030. L’obiettivo è quello di recuperare immobili esistenti e destinarli a canone concordato, con particolare attenzione a giovani coppie, persone con disabilità e lavoratori dei servizi essenziali.

Accanto ai finanziamenti, emerge anche la necessità di migliorare l’efficienza del sistema. Come sottolinea il Corriere Bergamo, negli ultimi tre anni è stato ridotto del 27% il numero di alloggi Aler sfitti, con 13 mila unità recuperate a livello regionale. Parallelamente, le assegnazioni sono aumentate, passando da 1.500 nel 2021 a 3.400 nel 2025, con tempi di consegna ridotti da sei a tre mesi.

Tuttavia, il problema non riguarda solo le risorse disponibili. Secondo gli esperti, la crisi è legata anche alla carenza di nuove costruzioni, ai costi elevati e alla complessità burocratica, oltre all’impatto degli affitti brevi che sottraggono ulteriori abitazioni al mercato residenziale.

A livello locale, i numeri evidenziano una forte pressione sul sistema pubblico. A fronte di circa 1.400 domande per alloggi popolari, meno di cento vengono accolte, mentre la fascia grigia rappresenta ormai tra il 30% e il 40% dei richiedenti. Il Comune ha attivato diverse misure, tra cui progetti di housing sociale, iniziative per le situazioni di maggiore fragilità e contributi per gli affitti destinati agli under 35.

Resta però il nodo degli immobili inutilizzati. Circa 4 mila abitazioni risultano prive di utenze e necessitano di interventi di riqualificazione, un potenziale ancora inespresso che potrebbe contribuire a ridurre il gap abitativo.

A livello europeo, sono previsti investimenti per 375 miliardi di euro entro il 2029, con l’obiettivo di sostenere progetti condivisi tra pubblico e privato. Proprio la collaborazione tra istituzioni e operatori viene indicata come una delle chiavi per affrontare la crisi, anche se resta aperto il tema della sostenibilità economica per gli investitori.

Il quadro complessivo evidenzia una situazione complessa e in evoluzione. Tra domanda crescente, offerta limitata e risorse da ottimizzare, la questione abitativa a Bergamo resta una delle principali sfide sociali dei prossimi anni, con particolare attenzione a quella fascia di popolazione che oggi fatica a trovare risposte adeguate.

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