Serena Fassi, coordinatrice di Bergamo per il Patto per il Nord ed ex segretaria cittadina della Lega, interviene sui social con un post dedicato a Matteo Salvini e al congresso annunciato dal leader della Lega a Pontida due domeniche fa. L’appuntamento congressuale è stato indicato da Salvini dopo le tensioni interne emerse intorno alla sua segreteria, con il confronto aperto dal cosiddetto fronte dei governatori del Nord, tra cui il presidente della Lombardia Attilio Fontana, sui temi dell’autonomia e dell’identità autonomista del movimento.
Il riconoscimento al 34 per cento
Nel suo intervento, Fassi premette di voler riconoscere il percorso politico di Salvini, ricordando il risultato ottenuto dalla Lega alle elezioni europee del 2019.
“Io a Matteo Salvini sarò sempre grata. Lo dico senza problemi, perché la gratitudine fa parte di me”.
La coordinatrice aggiunge:
“Lui ha portato la Lega al 34%, una cosa MAI vista nella nostra storia.”.
Secondo Fassi, quel risultato avrebbe rappresentato un momento di forte consenso per il partito e un elemento che, a suo giudizio, “non si cancella”.
“Ci ha fatto sentire orgogliosi e forti e questo non si cancella”.
Le critiche sulla convocazione congressuale
Nel post, Fassi prende poi posizione rispetto alle reazioni positive apparse sui social alla scelta di Salvini di ripresentarsi davanti a un congresso.
“Oggi leggo ovunque sui social, che sarebbe “valoroso e coraggioso” perché si ripresenta davanti a un Congresso”.
La rappresentante del Patto per il Nord mette in discussione questa interpretazione, sostenendo che il congresso non costituirebbe, secondo la sua lettura, un reale confronto interno.
“E mi viene da sorridere”.
E ancora:
“Ma quale coraggio,poi?”.
Nel suo messaggio, Fassi afferma che si tratterebbe di:
“Un Congresso fatto di delegati di diritto e pochissimi elettivi, dove ha la certezza matematica di essere rieletto”.
Aggiunge inoltre:
“Non è coraggio. È una messa in scena”.
Il confronto interno e la scelta di chi ha lasciato il partito
Nel post, Fassi sostiene che la convocazione congressuale rappresenterebbe una strategia per evitare una competizione interna.
“È una strategia chiarissima per non far candidare nessun altro”.
Secondo la coordinatrice:
“Per non avere un confronto vero. Per blindarsi”.
La stessa Fassi contesta l’uso del termine “coraggio” riferito al congresso, collegandolo invece alle persone che hanno scelto di abbandonare il partito.
“Chiamarlo coraggio è offensivo per chi il coraggio lo ha avuto davvero, strappandosi un pezzo di cuore, uscendo dal partito”.
Poi conclude:
“E credetemi,ce ne sono tanti”.
Il richiamo alla Lega delle origini e al tema del Nord
Una parte centrale del messaggio riguarda l’identità storica della Lega, che secondo Fassi sarebbe legata alle battaglie autonomiste e alla rappresentanza degli interessi del territorio settentrionale.
“Io si,sono grata per quel 34%, ma proprio perché sono grata non accetto che si prenda in giro la gente che ancora ci crede, che ancora non ha capito”.
Nel post viene quindi richiamata la natura originaria del movimento:
“La Lega era un movimento di popolo, un sindacato del nord, nato per tutelare gli interessi economici, materiali e sociali del Nord Italia”.
Secondo Fassi, questa impostazione sarebbe stata modificata nel tempo:
“Non un comitato per la rielezione del segretario”.
E aggiunge:
“Ma questo Salvini se l’è dimenticato”.
La conclusione del messaggio politico
La coordinatrice chiude il suo intervento distinguendo tra riconoscenza personale e adesione politica.
“Mi spiace”.
La frase finale del post sintetizza la sua posizione:
“Gratitudine sì. Sudditanza no”.
Le parole di Fassi , una fuoriuscita come si definisce lei stessa, si inseriscono quindi nel dibattito interno alla Lega sul rapporto tra la leadership nazionale di Salvini e le componenti più legate alla tradizione autonomista del movimento.
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