Aria luce e colore: Palazzo Creberg celebra la pittura di Ermenegildo Agazzi

Un percorso espositivo inedito tra dipinti ritrovati, capolavori restaurati e approfondimenti sulla carriera di uno dei protagonisti dell’arte bergamasca tra Ottocento e Novecento

La nuova esposizione di Fondazione Creberg dedicata a Ermenegildo Agazzi

Fondazione Creberg presenta una nuova importante iniziativa dedicata all’arte moderna con la mostra “Aria luce e colore. La pittura di Ermenegildo Agazzi (1866-1945)”, ospitata negli spazi di Palazzo Creberg dal 3 ottobre al 20 novembre 2026.

L’esposizione nasce con l’obiettivo di riportare all’attenzione del pubblico il percorso creativo di Ermenegildo Agazzi, figura di rilievo della grande tradizione artistica bergamasca tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento.

Il progetto propone un importante nucleo composto da trentatré dipinti, alcuni dei quali inediti, capaci di documentare l’intero arco della carriera dell’artista: dagli anni della formazione giovanile fino alla piena maturità espressiva.

Accanto alle opere di Ermenegildo Agazzi sarà presentato anche un focus dedicato al fratello Rinaldo Agazzi, composto da otto dipinti. Questa sezione rappresenterà una sorta di “mostra nella mostra”, pensata come omaggio al rapporto artistico e umano tra i due fratelli, che nel corso delle loro vite non smisero mai di confrontarsi.

Inaugurazione e curatori della mostra a Palazzo Creberg

La mostra “Aria luce e colore. La pittura di Ermenegildo Agazzi (1866-1945)” sarà inaugurata sabato 3 ottobre 2026 alle ore 11.00.

L’esposizione è curata da Fernando Noris, Angelo Piazzoli e Andrea Bonacina, studiosi impegnati nella valorizzazione del patrimonio artistico del territorio.

L’allestimento resterà visitabile fino al 20 novembre 2026 e offrirà ai visitatori la possibilità di conoscere una produzione pittorica caratterizzata dalla ricerca sulla luce, sul colore e sulla capacità della pittura di trasformare la realtà osservata.

Due aperture straordinarie con visite guidate gratuite

Durante il periodo espositivo sono previste due aperture straordinarie promosse da Fondazione Creberg.

La prima si terrà sabato 3 ottobre 2026, dalle ore 10.00 alle 19.00, con la possibilità di partecipare gratuitamente alle visite guidate dedicate alla mostra.

La seconda apertura straordinaria è prevista per sabato 17 ottobre 2026, sempre dalle ore 10.00 alle 19.00, e rientra nell’iniziativa “E’ Cultura”, promossa da ABI (Associazione Bancaria Italiana).

All’iniziativa partecipano Banco BPM, attraverso l’apertura dei principali palazzi storici del gruppo, e Fondazione Creberg, che mette a disposizione del pubblico le due esposizioni allestite presso Palazzo Creberg.

Il progetto Grandi Restauri 2026 affianca la mostra di Agazzi

In contemporanea all’esposizione dedicata a Ermenegildo Agazzi, i visitatori potranno ammirare anche dieci degli undici capolavori restaurati nel corso del 2026 da Fondazione Creberg nell’ambito del progetto “Grandi Restauri”.

Le opere saranno collocate nel loggiato di Palazzo Creberg, creando un percorso parallelo dedicato alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio artistico bergamasco.

L’iniziativa accompagnerà quindi la mostra principale con un secondo appuntamento espositivo dedicato alla conservazione delle opere d’arte provenienti da chiese, enti e istituzioni del territorio.

Ermenegildo Agazzi, un artista tra Bergamo e Milano

Nato a Bergamo nel 1866, Ermenegildo Agazzi appartiene alla generazione di artisti bergamaschi che, dopo una formazione maturata localmente, scelsero di trasferirsi altrove per confrontarsi con ambienti culturali più dinamici e stimolanti.

La sua esperienza artistica si sviluppò soprattutto a Milano, città nella quale si trasferì nel 1894, pochi mesi dopo aver completato gli studi presso l’Accademia Carrara.

La scelta del capoluogo lombardo rappresentò un passaggio decisivo nella sua carriera, consentendogli di entrare in contatto con nuovi orientamenti pittorici e con un ambiente artistico profondamente diverso rispetto a quello bergamasco.

Solo negli ultimi anni della sua vita, spinto dalla minaccia dei bombardamenti che interessavano Milano, decise di rientrare nella città natale, dove morì nel 1945 in circostanze drammatiche.

Le ragioni di una mostra dedicata a un protagonista dimenticato

La mostra nasce dalla volontà di riportare sotto i riflettori un artista che, nonostante il riconoscimento ottenuto durante la vita e il valore della sua produzione, negli ultimi decenni è stato oggetto di pochi approfondimenti critici.

Secondo Fondazione Creberg, il progetto rappresenta un’occasione per restituire centralità a una figura artistica che merita una nuova lettura attraverso studi aggiornati e materiali inediti.

«Organizzare questa mostra – con l’ausilio della straordinaria competenza di Fernando Noris e della appassionata ricerca di Andrea Bonacina – rappresenta un atto di giustizia riparativa. Come già accaduto per molti artisti di valore ai quali ci siamo dedicati – messi ai margini e, talvolta, condannati all’oblio da logiche espositive non legate al merito oppure dimenticati – sentiamo il dovere di riportare sotto la lente d’ingrandimento, anche alla luce di nuove ricerche, vicende interessanti che rischiano di rimanere sepolte» afferma Angelo Piazzoli, Presidente di Fondazione Creberg e curatore dell’evento.

Il significato del titolo della mostra e la ricerca sulla pittura di Ermenegildo Agazzi

Il titolo dell’esposizione “Aria luce e colore. La pittura di Ermenegildo Agazzi (1866-1945)” racchiude il nucleo centrale della ricerca artistica del pittore bergamasco: la capacità di trasformare la percezione dello spazio attraverso la luminosità, le atmosfere e la forza espressiva del colore.

Il curatore Fernando Noris spiega il significato della scelta del titolo:

«Dipingere l’aria, questo può essere il filo conduttore della presente mostra. Riconoscere ai nostri due pittori, Ermenegildo e Rinaldo, l’ambizione di saper riempire lo spazio che intercorre tra il loro vedere e la realtà osservata, con la luminosità dei colori e dalla luce: ampliare e diffondere la sospensione del vuoto intermedio dello sguardo, trasformandolo in immagini, che, in forza della pura pittura, vengono a materializzarsi in forme nuove e inedite».

Secondo Fernando Noris, soprattutto Ermenegildo Agazzi seppe interpretare questa ricerca con una sensibilità profondamente moderna, riuscendo a superare la semplice rappresentazione del reale per arrivare a una pittura capace di espandersi oltre la superficie della tela.

«Soprattutto Ermenegildo Agazzi, forte di questa intuizione, rivela di aver vissuto un ruolo di sorprendente modernità, avendo colto del proprio lavoro, il gusto di aumentare la resa del reale, consentendo alle proprie creazioni di espandersi all’infuori, sfidando la bidimensionalità della tela, quasi a proiettarsi, indipendentemente da essa, in una dimensione altra».

Il rapporto con Cesare Tallone e la scelta della Milano artistica

Il trasferimento a Milano rappresentò per Ermenegildo Agazzi una scelta fondamentale dal punto di vista umano e artistico.

Come evidenzia Fernando Noris, questa decisione fu strettamente legata anche all’influenza del maestro Cesare Tallone, figura determinante nella formazione del giovane pittore.

«L’opzione milanese del giovane artista, che si sarebbe rivelata irreversibile fino al 1942, era stata evidentemente condizionata dalla sua acquisita adesione, convintissima, a un mai dismesso tallonismo, che lo facilitò nell’inserimento in un ambiente così eterogeneo e dinamico come quello meneghino, dove potersi confrontare con gli orientamenti a lui più congeniali».

La scelta di vivere a Milano non fu soltanto una conseguenza delle opportunità offerte dalla città, ma anche la volontà di seguire una personale idea di pittura fondata sulla ricerca autentica e sulla centralità dell’espressione artistica.

Come sottolinea ancora Noris, Ermenegildo Agazzi intraprese «la scomoda via di una ostinata devozione nei confronti della pura pittura», una convinzione che aveva caratterizzato anche gli esordi della Scapigliatura e dei suoi principali interpreti.

Tra naturalismo lombardo e nuove sensibilità del Novecento

Secondo Angelo Piazzoli, Ermenegildo Agazzi non fu soltanto un osservatore del proprio tempo, ma un artista capace di collegare la tradizione del naturalismo lombardo alle trasformazioni culturali e artistiche del Novecento.

«Ermenegildo Agazzi non è stato solo un testimone del suo tempo, ma un protagonista capace di traghettare la grande lezione del naturalismo lombardo verso le inquietudini e le conquiste del Novecento».

La sua produzione si distingue per una particolare libertà intellettuale ed estetica, attraverso la quale l’artista affrontò il tema del “vero” con una forza espressiva personale.

«La sua arte si distingue per una libertà intellettuale ed estetica che lo ha portato a esplorare il “vero” con rara forza espressiva».

La mostra di Palazzo Creberg intende quindi restituire attenzione a un percorso artistico che, secondo Fondazione Creberg, merita di essere riconsiderato alla luce delle nuove ricerche.

Nel presentare questa prospettiva viene ricordato anche il giudizio espresso nel 1946 da Carlo Carrà:

«Quello che ci sembra di poter affermare, è che una più generosa giustizia di quella che l’accompagnò nella vita metterà Ermenegildo Agazzi a quel posto che gli spetta nella moderna pittura lombarda e che finora soltanto la critica più aperta e avveduta ebbe l’onesta accortezza di assegnargli».

La ricerca sulla morte misteriosa dell’artista

Tra gli elementi più originali della mostra vi è anche l’approfondimento dedicato alla morte di Ermenegildo Agazzi, avvenuta il 15 ottobre 1945 in circostanze ancora non completamente chiarite.

La ricerca condotta da Fernando Noris attraverso cronache dell’epoca e documenti inediti ha portato alla ricostruzione di una vicenda che presenta caratteristiche di un vero caso irrisolto, un cold case.

Gli sviluppi di questa indagine saranno presentati durante l’inaugurazione della mostra e attraverso il catalogo ufficiale dell’esposizione, distribuito gratuitamente ai visitatori.

«Può non rientrare tra i doveri della storia dell’arte ricostruire le vicende tragiche legate alla fine di qualche artista. O forse, soltanto di quelli più famosi, che hanno segnato la propria epoca e determinato l’evoluzione dell’intero sistema dopo di loro» scrive Fernando Noris.

Secondo il curatore, i documenti relativi alla scomparsa del pittore possiedono un particolare interesse perché intrecciano elementi diversi:

«I documenti che raccontano la drammatica scomparsa del pittore Ermenegildo Agazzi, avvenuta il 15 ottobre 1945, rivelano una loro curiosità, per come si intrecciano, alternando fatti, interpretazioni, supposizioni e strane reticenze».

Gli approfondimenti pubblicati nella sezione “Apparati” del catalogo non hanno l’obiettivo di modificare la valutazione artistica dell’autore, ma intendono completare il racconto della sua vicenda personale e restituire attenzione anche agli ultimi momenti della sua vita.

Il percorso espositivo tra opere storiche e capolavori restaurati

La mostra propone un itinerario costruito attraverso un’attenta ricognizione del catalogo delle opere di Ermenegildo Agazzi e del fratello Rinaldo Agazzi, curata da Andrea Bonacina.

Il percorso si sviluppa tra il Salone principale di Palazzo Creberg e l’area direzionale del piano superiore, offrendo una lettura cronologica ed espressiva dell’evoluzione artistica del pittore.

Nel Salone principale trovano spazio alcune delle opere di maggiori dimensioni e più significative, mentre al piano superiore vengono presentati dipinti di formato più contenuto, dedicati alla figura, al paesaggio e alle atmosfere.

Tra i lavori esposti emergono alcuni momenti fondamentali della carriera dell’artista, dalla fase giovanile fino alla piena maturità, evidenziando il progressivo sviluppo di una pittura fondata sulla relazione tra luce, colore e percezione.

Le opere simbolo della mostra: dal primo verismo alla maturità pittorica

Nel Salone principale di Palazzo Creberg vengono presentate alcune delle opere più rappresentative del percorso creativo di Ermenegildo Agazzi, capaci di raccontare l’evoluzione della sua ricerca artistica dagli anni della formazione fino alla piena maturità.

Tra i dipinti più significativi figura Fortino del 1888, realizzato quando l’artista frequentava ancora l’Accademia Carrara di Bergamo, ma aveva già iniziato a confrontarsi con il panorama espositivo nazionale attraverso la partecipazione alla Triennale di Milano.

L’opera testimonia una fase iniziale nella quale Agazzi dimostra già una particolare attenzione per la costruzione della scena, per la resa atmosferica e per l’osservazione della realtà quotidiana.

La calza, il passaggio verso una nuova sensibilità artistica

Un ruolo centrale nell’esposizione è affidato a La calza, dipinto realizzato nel 1890 durante il periodo milanese dell’artista.

L’opera rappresenta uno dei momenti fondamentali della formazione di Ermenegildo Agazzi e, secondo Fernando Noris, può essere considerata una sorta di conclusione simbolica degli anni trascorsi tra la scuola e la città natale.

«Può essere considerato come la tesi di laurea di congedo di Agazzi dalla scuola e da Bergamo (pur se vi abiterà fino al 1894) e rappresenta il garbato omaggio a un verismo, che stava indicando, nella pittura italiana dal meridione, a Venezia, alla Lombardia il nuovo corso che si intendeva dare al definitivo superamento dell’arte tardo ottocentesca».

Nel dipinto emerge il rapporto tra generazioni differenti attraverso una scena di quotidianità domestica: lo sguardo concentrato della giovane protagonista incontra la pazienza dell’adulta, creando un dialogo silenzioso fatto di gesti e trasmissione del sapere.

Come osserva Fernando Noris:

«Il soggetto, ancora importante nella conduzione del quadro, è trattato come il racconto di una delicata intimità domestica, dentro un dinamismo di affetti silenziosi».

L’artista presentò più volte questa opera nel corso della sua carriera, dal 1893 fino al 1912, riconoscendole un valore particolare come punto di partenza del proprio percorso creativo.

La Raccolta delle ostriche e la forza del colore 

Un altro momento fondamentale della mostra è rappresentato da La Raccolta delle ostriche, realizzata nel 1919.

Il dipinto documenta una fase completamente diversa della produzione di Ermenegildo Agazzi, nella quale lo stile raggiunge una maggiore autonomia e una forte originalità espressiva.

L’opera appartiene a una serie di lavori dedicati a questo tema, particolarmente caro all’artista. La scena presenta uomini e donne intenti alla raccolta, rappresentati attraverso una pittura nella quale il soggetto perde progressivamente importanza rispetto alla forza della forma e del colore.

Secondo Fernando Noris, il dipinto esprime una nuova concezione della pittura:

«Le sagome umane, i recipienti della raccolta, le vele sulla linea d’orizzonte, la spuma delle onde, l’aria cangiante di acque e cieli si fondono dentro una amalgamata unità narrativa, che annulla ogni possibile priorità legata al soggetto».

La scena diventa quindi una sintesi di percezioni diverse, nella quale elementi visivi, sonori, tattili e olfattivi contribuiscono alla costruzione di un’esperienza complessiva.

«Tutto è vibratile, nel suo senso di esistere. Nella pienezza di ciascuna delle presenze individuate, si afferma, grazie alla supervisione di Ermenegildo Agazzi, il protagonismo panico di una realtà, percepita e assunta come l’esibizione di una somma di sinestesie visive, uditive, tattili, olfattive. Una pittura totale, di integrale essenza».

La materia pittorica e il ruolo della luce nell’arte di Agazzi

Per Angelo Piazzoli, uno degli aspetti distintivi della pittura di Ermenegildo Agazzi risiede nella capacità di trasformare la materia cromatica in elemento protagonista dell’opera.

«Con Agazzi la materia pittorica diventa protagonista, le sue pennellate ampie e materiche, spesso sovrapposte, conferiscono alle superfici quella densità cromatica che lo ha reso riconoscibile e difficilmente imitabile».

La pittura dell’artista si caratterizza per un forte coinvolgimento emotivo, evidente nei paesaggi bergamaschi, nelle vedute lagunari e soprattutto nei ritratti.

La luce, nelle opere di Agazzi, non rappresenta soltanto un elemento naturale, ma diventa uno strumento capace di indagare la dimensione interiore dei soggetti raffigurati.

«La luce non è soltanto un dato naturalistico al servizio del pittore, ma diventa strumento in grado di sondare l’emotività ed evocare gli stati d’animo».

Rinaldo Agazzi e il confronto tra due percorsi artistici

Il piano superiore dell’esposizione ospita anche le opere di Rinaldo Agazzi, fratello di Ermenegildo, creando un dialogo tra due esperienze artistiche vicine ma autonome.

La selezione comprende dipinti di dimensioni più contenute rispetto a quelli collocati nel Salone principale e permette di approfondire differenti aspetti della produzione dei due artisti.

Tra le opere più significative di Ermenegildo Agazzi emerge Ragazzo con pannocchie, realizzato nel 1899, dipinto che alcuni anni dopo ottenne la Medaglia d’Oro all’Esposizione Internazionale di Bruxelles del 1910.

L’opera rivela una pittura sospesa, nella quale la figura del giovane emerge attraverso una luminosità delicata e una particolare attenzione alla resa atmosferica.

Come scrive Fernando Noris nel catalogo:

«La rarefazione della pittura si diffonde, prima di dissolversi, sullo sfondo, orlando di limpidissima luce il profilo del giovanetto».

Il gesto delle mani impegnate nello sgranare le pannocchie mantiene una forte presenza materiale, mentre la figura complessiva viene inserita in una dimensione vicina al verismo simbolico.

Le due sorelle e il riconoscimento internazionale

Sempre nell’area superiore di Palazzo Creberg trova spazio Le due sorelle, opera del 1911 caratterizzata da un intenso impasto pittorico.

Il dipinto rappresentò un importante momento nella carriera di Ermenegildo Agazzi, tanto da essere scelto come opera di presentazione in alcune importanti esposizioni.

L’artista lo propose infatti alla Esposizione Artistica degli Indipendenti di Roma del 1911, alla X Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia del 1912 e alla Permanente di Milano nel 1913.

Questi appuntamenti confermano il ruolo dell’artista nel panorama culturale italiano dell’epoca e testimoniano la crescente attenzione verso una pittura capace di unire osservazione del reale e ricerca cromatica.

Le vedute veneziane e i paesaggi montani 

Un capitolo importante della mostra è dedicato alle vedute veneziane, tra cui Piazza San Marco, Chioggia, Venezia Rio dei Mendicanti e La Scuola Grande di San Marco.

Questi dipinti mostrano un particolare rapporto con la tradizione veneziana e richiamano, per alcune scelte cromatiche, le atmosfere delle opere settecentesche di Francesco Guardi.

Le tonalità dei bianchi volutamente attenuati, gli ocra, i colori ruggine e le sfumature verdi delle acque costruiscono ambientazioni silenziose, nelle quali imbarcazioni, ponti e architetture sembrano emergere da una dimensione sospesa.

Accanto alle vedute lagunari trovano spazio anche i paesaggi montani degli anni Venti, tra cui Macugnaga e Cervino, soggetti appartenenti alla sensibilità artistica del periodo.

Il viaggio in Bretagna e la ricerca sul paesaggio

Un ulteriore momento di rinnovamento arriva con il viaggio in Bretagna del 1931, compiuto da Ermenegildo Agazzi insieme al cugino Benedetto Agazzi, con una tappa anche a Parigi.

Questa esperienza offre all’artista nuovi stimoli e porta alla realizzazione di un piccolo ciclo di opere dedicate ai paesaggi francesi.

Tra queste emerge Bretagna del 1931, dipinto nel quale la rappresentazione del mare si trasforma in una ricerca cromatica intensa e quasi astratta.

Come suggerisce Fernando Noris:

«Il mare non è più mare, ma un ribollire di fragorosi accumuli labirintici di striature cangianti, tra verdi improbabili, strisce rugginose, a litigare con un cielo altrettanto fosforescente di nubi».

L’eredità artistica di Agazzi secondo Fondazione Creberg

Per Angelo Piazzoli, la riscoperta di Ermenegildo Agazzi rappresenta un modo per valorizzare una figura fondamentale della cultura artistica bergamasca.

«Ermenegildo Agazzi appartiene a quel “Piccolo Mondo Antico” di generazioni che tanto hanno dato alla nostra identità culturale e ai quali molto dobbiamo».

La sua capacità di rappresentare l’aria e l’atmosfera sulla tela viene interpretata come una ricerca profonda, non soltanto tecnica, ma anche spirituale e culturale.

«La sua capacità di catturare l’aria e l’atmosfera sulla tela non è semplice esercizio di stile, ma una ricerca profonda, spirituale e culturale, che lo colloca a pieno titolo tra gli artisti che “fecero la storia”».

Con la mostra e il catalogo dedicato, Fondazione Creberg intende quindi contribuire al riconoscimento del ruolo di Ermenegildo Agazzi nell’evoluzione della pittura della prima metà del Novecento.

Informazioni pratiche sulla mostra “Aria luce e colore” a Palazzo Creberg

L’esposizione dedicata a Ermenegildo Agazzi resterà aperta al pubblico dal 3 ottobre al 20 novembre 2026 presso Palazzo Creberg a Bergamo, con ingresso libero e gratuito nei giorni feriali dalle ore 9.00 alle 13.00.

La mostra permetterà ai visitatori di conoscere il percorso artistico del pittore bergamasco attraverso un’ampia selezione di opere, comprendente trentatré dipinti di Ermenegildo Agazzi e un nucleo dedicato al fratello Rinaldo Agazzi.

L’iniziativa sarà accompagnata da un catalogo realizzato da Fondazione Credito Bergamasco, con contributi di Angelo Piazzoli e Fernando Noris, distribuito gratuitamente ai visitatori.

La prima apertura straordinaria del 3 ottobre 2026

La prima apertura straordinaria è prevista per sabato 3 ottobre 2026, dalle ore 10.00 alle 19.00.

In questa giornata sarà possibile visitare il Palazzo Storico del Credito Bergamasco in Largo Porta Nuova, 2 a Bergamo.

Alle ore 11.00, nel Salone Principale di Palazzo Creberg, si terrà la presentazione ufficiale della mostra dedicata a Ermenegildo Agazzi, con gli interventi dei curatori.

Nella stessa occasione verrà illustrata anche l’esposizione parallela dedicata al progetto “Grandi Restauri 2026”, allestita nel Loggiato e nella Sala Consiliare dello storico palazzo.

Il percorso presenterà dieci capolavori restaurati nel 2026 da Fondazione Creberg, prima della restituzione alle rispettive comunità proprietarie.

La seconda apertura straordinaria nell’ambito dell’iniziativa E’ Cultura

La seconda apertura straordinaria si svolgerà sabato 17 ottobre 2026, dalle ore 10.00 alle 19.00.

L’appuntamento rientra nell’iniziativa “E’ Cultura”, promossa da ABI (Associazione Bancaria Italiana).

Alla manifestazione partecipano Banco BPM, con l’apertura dei principali palazzi storici del gruppo, e Fondazione Creberg, che mette a disposizione del pubblico le due mostre ospitate a Palazzo Creberg.

Durante le giornate di sabato 3 ottobre e sabato 17 ottobre, entrambe le esposizioni saranno visitabili gratuitamente dalle ore 10.00 alle 19.00.

Per i visitatori interessati saranno disponibili visite guidate gratuite della durata di 30 minuti, dedicate alle due mostre, con partenze previste nei seguenti orari:

  • 10.30
  • 11.30
  • 12.30
  • 14.30
  • 15.30
  • 16.30
  • 17.30
  • 18.30

Grandi Restauri 2026: dieci opere restaurate in mostra a Palazzo Creberg

Dal 3 al 23 ottobre 2026, Palazzo Creberg ospiterà anche il progetto “Grandi Restauri 2026”, iniziativa pluriennale promossa da Fondazione Creberg per il recupero e la valorizzazione di importanti opere d’arte provenienti dal territorio bergamasco.

Saranno esposti dieci degli undici dipinti restaurati nel corso del 2026 dalla Fondazione Creberg, prima della restituzione alle rispettive comunità di appartenenza.

Il progetto prosegue un’attività avviata da diversi anni e dedicata alla tutela di opere appartenenti a chiese, musei, enti e istituzioni della provincia di Bergamo.

Le opere restaurate provenienti dalle chiese del territorio bergamasco

Tra i dipinti restaurati figurano opere appartenenti a importanti luoghi di culto cittadini e della Diocesi di Bergamo.

Quattro opere provengono da due chiese della città:

  • due teleri di Antonio Cifrondi dalla chiesa di Santo Spirito;
  • due pale di Andrea Meldolla detto Schiavone dalla chiesa di Sant’Alessandro della Croce.

Gli altri interventi riguardano opere provenienti da diverse parrocchie della provincia:

  • un dipinto di Carlo Ceresa e due opere di Antonio Cifrondi dalla chiesa di San Martino a Torre Boldone;
  • una pala di Gianantonio Guardi dalla chiesa di San Vincenzo Martire a Cerete Basso;
  • due opere di Francesco Polazzo dalla Basilica di San Martino ad Alzano Lombardo.

A queste opere si aggiunge un raro strappo d’affresco della metà del Cinquecento realizzato da Nicola Boneri, raffigurante Bartolomeo Colleoni a cavallo.

Per ragioni conservative l’opera non sarà esposta negli spazi di Palazzo Creberg, ma sarà oggetto di una specifica valorizzazione culturale da parte del Luogo Pio Colleoni di Bergamo, proprietario del bene.

La tutela del patrimonio culturale secondo Fondazione Creberg

Fin dalla sua nascita, Fondazione Creberg ha dedicato particolare attenzione alla salvaguardia dei beni culturali attraverso interventi di recupero e conservazione.

Il progetto “Grandi Restauri” rappresenta una delle principali attività della Fondazione e negli anni ha permesso il recupero di numerosi capolavori appartenenti a chiese, musei e istituzioni del territorio.

Angelo Piazzoli, Presidente di Fondazione Creberg e ideatore del progetto, sottolinea il valore culturale dell’iniziativa:

«La tutela del patrimonio culturale rappresenta per noi una responsabilità che va oltre la semplice conservazione materiale delle opere. Significa riconoscere nel patrimonio artistico del territorio un bene comune, capace di custodire la memoria delle comunità, raccontarne la storia e contribuire, ancora oggi, alla costruzione della loro identità».

Secondo la Fondazione, il restauro non rappresenta soltanto un intervento tecnico, ma un processo di conoscenza e valorizzazione.

Attraverso lo studio storico-artistico, l’analisi dei materiali e delle tecniche esecutive, le opere possono recuperare pienamente il proprio valore documentario e culturale.

Il valore della restituzione delle opere alle comunità

Uno degli aspetti centrali del progetto “Grandi Restauri” riguarda il momento della restituzione delle opere ai luoghi originari.

Il restauro non viene quindi concepito come un semplice allontanamento temporaneo dell’opera dal proprio contesto, ma come un percorso capace di rafforzare il legame tra il dipinto, il luogo per cui è stato realizzato e la comunità che lo ha custodito nel tempo.

Restituire un’opera restaurata significa restituire memoria, identità e consapevolezza del patrimonio culturale locale.

Come afferma Angelo Piazzoli:

«È questa, a nostro avviso, la funzione più autentica del nostro progetto: mettere a disposizione risorse e competenze affinché il patrimonio culturale possa essere tutelato, conosciuto e nuovamente condiviso».

E aggiunge:

«La valorizzazione e l’esposizione non è soltanto promozione, ma è innanzitutto cura, che diventa pienamente efficace solo quando riesce a creare un rapporto rinnovato tra le opere e le persone, tra la memoria del passato e la responsabilità del presente».

Per Fondazione Creberg, sostenere il restauro significa quindi investire nel futuro, preservando il patrimonio ricevuto e permettendo alle comunità di continuare a riconoscersi nelle proprie opere d’arte.

I protagonisti dei Grandi Restauri 2026: pittori, opere e restauratori incaricati

Le opere inserite nel progetto “Grandi Restauri 2026” sono state sottoposte a interventi specialistici affidati da Fondazione Creberg a restauratori professionisti, con l’obiettivo di recuperare la leggibilità, la qualità estetica e il valore storico-artistico dei dipinti.

Gli interventi sono stati realizzati sotto la direzione di Angelo Loda per le opere di Carlo Ceresa, Antonio Cifrondi, Francesco Polazzo, Andrea Meldolla detto Schiavone e Nicola Boneri, e di Filippo Piazza per l’opera di Gianantonio Guardi, entrambi funzionari della Soprintendenza ABAP di Bergamo e Brescia.

Carlo Ceresa: il Compianto su Cristo morto con Santi

Tra le opere restaurate figura il dipinto di Carlo Ceresa (San Giovanni Bianco, 1609 – Bergamo, 1679), intitolato Compianto su Cristo morto con Santi, realizzato intorno al 1630-1633.

L’opera, eseguita con la tecnica dell’olio su tela, misura 170 x 189 centimetri.

Il dipinto proviene dalla Chiesa Parrocchiale San Martino di Torre Boldone.

Il restauro è stato affidato a Gianbattista Marco Fumagalli.

Antonio Cifrondi: quattro opere tra Bergamo e Torre Boldone

Il progetto comprende quattro importanti lavori di Antonio Cifrondi (Clusone, 1656 – Brescia, 1730).

Dalla chiesa di Santo Spirito a Bergamo provengono:

  • San Luca dipinge la Madonna, del 1701, olio su tela, dimensioni 257 x 159 centimetri;
  • San Marco ispirato, del 1701, olio su tela, dimensioni 257 x 159 centimetri.

Gli interventi di restauro sono stati affidati a Delfina Fagnani – Sesti Restauri con la collaborazione di Valerio Garofalo.

Dalla chiesa di San Martino a Torre Boldone arrivano invece:

  • Sansone uccide il leone, olio su tela, dimensioni 170 x 230 centimetri;
  • Giona e la balena, olio su tela, dimensioni 170 x 230 centimetri.

Il restauro di queste due opere è stato affidato a Gianbattista Marco Fumagalli.

Gianantonio Guardi: la Pala Ferri da Cerete Basso

Tra i capolavori recuperati compare anche la pala di Gianantonio Guardi (Vienna, 1699 – Venezia, 1760).

L’opera, conosciuta come Madonna col Bambino e i santi Silvestro Papa, Caterina d’Alessandria e Antonio Abate (“Pala Ferri”), risale al 1754.

Il dipinto è realizzato con tecnica a olio su tela e presenta dimensioni di 260 x 175 centimetri.

Proviene dalla Chiesa parrocchiale di San Vincenzo Martire di Cerete Basso.

Il restauro è stato affidato ad Antonio Zaccaria.

Andrea Meldolla detto Schiavone: due opere dalla chiesa di Sant’Alessandro della Croce

Il percorso di recupero comprende anche due importanti dipinti di Andrea Meldolla detto Schiavone (Zara, 1510/1515 – Venezia, 1563).

Le opere restaurate sono:

  • Caduta della manna, olio su tavola, dimensioni 300 x 120 centimetri;
  • Melchisedec offre pane e vino, olio su tavola, dimensioni 300 x 120 centimetri.

Entrambi i dipinti appartengono alla chiesa di Sant’Alessandro della Croce a Bergamo.

Il restauro è stato affidato ad Andrea Lutti con la collaborazione di Sabrina Moschitta.

Francesco Polazzo: due dipinti dalla Basilica di San Martino ad Alzano Lombardo

Sono stati restaurati anche due grandi dipinti di Francesco Polazzo (Venezia, 1683 – 1753).

Le opere sono:

  • Gesù Cristo incoronato di spine, olio su tela, dimensioni 314 x 130 centimetri;
  • Flagellazione di Gesù Cristo, olio su tela, dimensioni 314 x 130 centimetri.

I dipinti provengono dalla Basilica di San Martino di Alzano Lombardo.

Gli interventi sono stati affidati a Fabiana Maurizio.

Per il recupero delle due opere provenienti da Alzano Lombardo, Fondazione Creberg è stata affiancata da Nettuno srl, che ha rinnovato una collaborazione iniziata nel 2017 con il restauro di un capolavoro di Andrea Previtali.

La collaborazione è poi proseguita negli anni con interventi dedicati a opere di Antonio Campi, Simone Peterzano, Giovan Battista Moroni, Giuseppe Maria Crespi, Francesco Capella, Pietro Longhi, Andrea Appiani e ora Francesco Polazzo.

Nicola Boneri: l’affresco dedicato a Bartolomeo Colleoni

Nell’ambito del progetto “Grandi Restauri 2026” è stato restaurato anche un raro strappo d’affresco di Nicola Boneri, artista attivo in Lombardia tra il XVI e il XVII secolo.

L’opera raffigura Bartolomeo Colleoni a cavallo ed è databile intorno al 1555.

Si tratta di un affresco strappato e riportato su tela, dalle dimensioni di 340 x 270 centimetri.

Il dipinto appartiene al Luogo Pio Colleoni di Bergamo.

Il restauro è stato affidato a Delfina Fagnani – Sesti Restauri con la collaborazione di Valerio Garofalo.

Per ragioni conservative, l’opera non sarà esposta negli spazi di Palazzo Creberg, ma sarà valorizzata attraverso iniziative culturali promosse dal Luogo Pio Colleoni, ente proprietario.

Il bilancio del progetto Grandi Restauri dal 2007 al 2026

Con il completamento della campagna annuale del 2026, il numero complessivo delle opere restaurate da Fondazione Creberg nell’ambito del progetto “Grandi Restauri”, avviato nel 2007, raggiungerà quota 142 opere.

Considerando singolarmente gli elementi dei polittici, il numero complessivo dei dipinti restaurati arriverà a 181 opere.

Angelo Piazzoli sottolinea il significato culturale dell’iniziativa:

«A fine anno, con il completamento della campagna annuale, il numero complessivo dei capolavori restaurati da Fondazione Creberg dal 2007 al 2026, nell’ambito del progetto “Grandi Restauri”, ammonterà a 142 opere (181 dipinti, se considerati singolarmente gli elementi dei polittici)».

Il Presidente della Fondazione Creberg evidenzia inoltre il valore del patrimonio artistico diffuso sul territorio:

«Dalla totalità degli interventi di restauro che la nostra Fondazione ha messo a disposizione, tutti a titolo gratuito per gli enti proprietari, mi auguro emerga con evidenza non solo la straordinaria ricchezza e l’elevata qualità del patrimonio artistico diffuso sul territorio, ma anche la cura e la dedizione con cui si è deciso di tutelarlo».

L’esposizione delle opere restaurate e le visite guidate gratuite

I dieci dipinti restaurati saranno esposti tra il Loggiato e la Sala Consiglio di Palazzo Creberg dal 3 al 23 ottobre 2026.

Le opere saranno visitabili gratuitamente nei giorni feriali dalle ore 9.00 alle 13.00, in contemporanea con la mostra “Aria luce e colore. La pittura di Ermenegildo Agazzi (1866-1945)” curata da Fernando Noris, Angelo Piazzoli e Andrea Bonacina.

Sono previste due aperture straordinarie:

  • sabato 3 ottobre 2026;
  • sabato 17 ottobre 2026.

Durante queste giornate saranno offerte visite guidate gratuite con inizio alle ore:

10.30, 11.30, 12.30, 14.30, 15.30, 16.30, 17.30, 18.30.

La prima apertura straordinaria di Grandi Restauri 2026

La prima apertura straordinaria si terrà sabato 3 ottobre 2026, dalle ore 10.00 alle 19.00.

Alle ore 11.00, presso il Salone principale di Palazzo Creberg, durante il vernissage della mostra dedicata a Ermenegildo Agazzi, sarà presentata ufficialmente anche l’esposizione “Grandi Restauri 2026”.

La seconda apertura straordinaria con E’ Cultura

La seconda apertura straordinaria è programmata per sabato 17 ottobre 2026, dalle ore 10.00 alle 19.00.

L’appuntamento coincide con l’iniziativa “E’ Cultura” promossa da ABI (Associazione Bancaria Italiana).

All’iniziativa partecipano Banco BPM, con l’apertura dei principali palazzi storici del gruppo, e Fondazione Creberg, che rende disponibili al pubblico entrambe le esposizioni ospitate a Palazzo Creberg.

Nei mesi di ottobre e novembre 2026 seguiranno inoltre specifici comunicati stampa dedicati agli interventi di restauro, in occasione della restituzione dei singoli dipinti alle comunità proprietarie.

 

 

 

 

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