La Corte d’assise d’appello di Brescia ha confermato la sentenza di primo grado nei confronti di Monia Bortolotti, la trentenne coinvolta nel procedimento giudiziario per la morte dei suoi due figli, Alice e Mattia. Resta quindi invariato anche il percorso previsto per la donna, che dovrà trascorrere dieci anni in una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems).
Bortolotti si trova nella struttura di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, dove era stata trasferita dal carcere alla fine dell’estate del 2024. Le più recenti valutazioni degli specialisti hanno infatti confermato la sua pericolosità sociale, elemento alla base della misura di sicurezza.
La vicenda giudiziaria ha seguito due percorsi differenti per le morti dei bambini. Per la primogenita Alice, deceduta a quattro mesi, Bortolotti era stata assolta perché il fatto non sussiste. Per Mattia, morto quando aveva due mesi, era stata invece riconosciuta responsabile dell’omicidio, ma prosciolta perché ritenuta totalmente incapace di intendere e di volere al momento del fatto.
La conferma dei giudici d’appello
Il processo di secondo grado si è concentrato soprattutto sulla morte di Mattia. La difesa, rappresentata dall’avvocato Luca Bosisio, ha cercato di mettere in discussione la ricostruzione accolta dalla Corte d’assise di Bergamo.
I giudici bresciani hanno però confermato l’impostazione della sentenza precedente, mantenendo dunque inalterato il quadro giudiziario.
Un elemento centrale è rappresentato dalle conclusioni raggiunte durante l’incidente probatorio disposto nel corso dell’inchiesta. I periti avevano individuato nella donna un disturbo depressivo maggiore con caratteristiche psicotiche, arrivando alla conclusione di un vizio totale di mente.
Secondo la ricostruzione degli specialisti, nella storia personale della donna avrebbero avuto un peso rilevante anche i traumi vissuti durante l’infanzia. Bortolotti era stata abbandonata dalla madre quando aveva circa due anni in un orfanotrofio di Calcutta e successivamente adottata da una coppia di Gazzaniga.
Le gravidanze e le successive morti dei due bambini, avvenute tra il 2021 e il 2022, si sarebbero inserite in un quadro psicologico già particolarmente complesso.
Il caso di Alice e quello di Mattia
La posizione giudiziaria relativa ai due bambini resta nettamente distinta. Per la morte di Alice non è stata raggiunta la prova dell’omicidio, circostanza che aveva portato all’assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste”.
Differente il caso di Mattia, per il quale era stata effettuata un’autopsia subito dopo il decesso. Proprio gli accertamenti medico-legali hanno assunto un ruolo determinante nella ricostruzione accolta dai giudici.
Secondo la tesi dell’accusa, successivamente condivisa in primo grado, il bambino sarebbe morto per soffocamento dopo essere stato stretto dalla madre contro il proprio corpo. Nella ricostruzione processuale è stato inoltre considerato significativo il tempo trascorso prima della richiesta di soccorso.
La Corte d’assise di Bergamo aveva ritenuto non credibile che la donna non si fosse resa conto della gravità delle condizioni del piccolo, interpretandone lo stato come un semplice sonno.
La tesi alternativa presentata dalla difesa
La difesa ha continuato invece a sostenere una diversa interpretazione della morte di Mattia, sottolineando alcuni problemi di salute del bambino e in particolare le difficoltà legate alla deglutizione.
Secondo questa ricostruzione alternativa, il decesso avrebbe potuto essere provocato da un episodio di reflusso associato a un laringospasmo. Una spiegazione che, tuttavia, non ha modificato le conclusioni raggiunte nel giudizio d’appello.
La procura aveva assunto una posizione ancora più severa durante il processo di primo grado. Sulla base delle indagini condotte dai carabinieri della Sezione operativa della Compagnia di Bergamo, la pm Maria Esposito aveva sostenuto che la donna avesse provocato consapevolmente la morte di entrambi i bambini e aveva chiesto la condanna all’ergastolo.
La Corte d’assise di Bergamo aveva però respinto anche la richiesta di effettuare una nuova perizia psichiatrica, considerando sufficienti gli accertamenti già svolti.
Dieci anni nella struttura di Castiglione delle Stiviere
Con la decisione della Corte d’assise d’appello resta dunque confermata anche la misura di sicurezza. Monia Bortolotti continuerà il proprio percorso nella Rems di Castiglione delle Stiviere, struttura specializzata nell’accoglienza di persone sottoposte a misure di sicurezza psichiatriche.
Il punto determinante, oltre al riconoscimento dell’incapacità di intendere e di volere in relazione alla morte di Mattia, è rappresentato dalla valutazione sulla pericolosità sociale, confermata dalle più recenti relazioni psichiatriche.
La sentenza di secondo grado lascia quindi invariati gli elementi fondamentali stabiliti a Bergamo: assoluzione piena per la morte di Alice, riconoscimento dell’omicidio di Mattia con vizio totale di mente e misura di sicurezza della durata di dieci anni.
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