Tadao Ando: “La Reggiani per nuove forme di dialogo”

Un luogo segnato da decenni di storia industriale torna a suscitare interesse grazie a un progetto di rigenerazione urbana affidato a uno dei grandi protagonisti dell’architettura contemporanea. È l’ex Reggiani di via Legrenzi, nella zona dello stadio di Bergamo, complesso di oltre 50 mila metri quadrati che ha attirato l’attenzione dell’architetto giapponese Tadao Ando.

A convincere Ando sono stati proprio gli elementi che raccontano il passato produttivo dell’area: una ciminiera alta più di 50 metri, la vecchia centrale termica, l’edificio con copertura a shed progettato da Alziro Bergonzo, il pozzo realizzato oltre mezzo secolo fa dal Politecnico di Milano e una rete di circa 300 metri di tunnel sotterranei.

Il passato come materia per il futuro

Il progetto nasce dalla volontà della famiglia Civettini, proprietaria dell’azienda Crs Impianti di Gorle, di trasformare il vecchio complesso industriale in una nuova sede.

La filosofia di Ando parte dalla conservazione della memoria del luogo. Gli elementi architettonici e industriali esistenti non vengono considerati semplicemente come strutture da sostituire, ma come una base sulla quale costruire una nuova destinazione.

L’architetto ha spiegato di aver trovato nell’ex Reggiani un forte legame con la tradizione italiana del design e dell’architettura moderna.

“Fin dai miei vent’anni, ho nutrito una profonda ammirazione per il design moderno italiano”, ha raccontato Ando a L’Eco di Bergamo, ricordando anche l’influenza esercitata su di lui dalla rivista Domus e dal lavoro di designer come Ettore Sottsass.

La memoria industriale resta protagonista

Secondo Ando, l’esperienza maturata in Italia gli ha permesso di comprendere un approccio nel quale la conservazione del patrimonio può convivere con nuove funzioni.

“Ho imparato moltissimo dall’atteggiamento italiano di non limitarsi semplicemente a preservare ciò che è antico, ma di attribuirgli un nuovo ruolo e portarlo avanti verso la generazione successiva”, ha spiegato.

È questo il principio che guida anche l’intervento sull’ex Reggiani.

I tetti a shed, le strutture in cemento e acciaio, le ciminiere e gli altri elementi industriali continueranno a raccontare la storia produttiva del complesso, integrandosi con le nuove architetture.

“Piuttosto che cancellare tutto questo e sostituirlo con qualcosa di completamente nuovo, ho voluto accogliere quei ricordi e sovrapporre ad essi una nuova architettura e nuove attività”, ha aggiunto Ando.

Auditorium, uffici e spazi per la comunità

Le anticipazioni sul progetto delineano una trasformazione che non sarà limitata agli spazi produttivi.

La ciminiera resterà un elemento centrale del complesso, mentre l’ex centrale termica dovrebbe essere trasformata in un auditorium da circa 300 posti, destinato anche alla comunità.

Il vecchio pozzo sarà invece valorizzato dal punto di vista energetico.

Sul grande tetto a shed è previsto un parco fotovoltaico, mentre al centro della nuova sede aziendale dovrebbe sorgere un edificio circolare destinato agli uffici, caratterizzato dalla presenza di uno specchio d’acqua centrale.

Un progetto già definito

Nel frattempo sono stati completati i lavori necessari alla messa in sicurezza del complesso, in preparazione della successiva fase di rigenerazione.

La famiglia Civettini considera ormai definito il progetto, ma la presentazione ufficiale avverrà dopo la firma della convenzione urbanistica con il Comune e con il gruppo Manzi, proprietario della porzione meridionale dell’ex Reggiani.

Questa parte del comparto avrà invece una destinazione orientata a residenze e servizi.

“Ho percepito un enorme potenziale”

Per Ando, la forza del progetto risiede proprio nella possibilità di far dialogare la storia industriale con una nuova identità architettonica.

L’ex Reggiani, secondo l’architetto giapponese, conserva ancora le tracce di una lunga storia legata al lavoro e alla produzione.

“Ho percepito un enorme potenziale in questo luogo, che ha fortemente stimolato la mia immaginazione”, ha concluso Ando.

La rigenerazione punta quindi a trasformare un complesso rimasto per anni sospeso tra memoria e abbandono in uno spazio capace di ospitare attività aziendali, culturali e aperte alla comunità, mantenendo visibili i segni della propria storia.

Redazione

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