A Bergamo 83mila lavoratori in più rispetto ai pensionati

In Italia ormai il numero dei pensionati sta raggiungendo quello dei lavoratori: la situazione nelle province e nelle regioni dall'analisi dell'Ufficio studi della Cgia

In un’Italia che vede ormai il numero dei pensionati pareggiare quello dei lavoratori, la Lombardia guida le regioni del Nord che, a eccezione della Liguria, vedono invertita questa bilancia a favore di chi è occupato.

Nella regione (dato 2025, l’ultimo definitivo) a fronte di 3.752.774 pensionati ci sono 4.566.798 occupati: una differenza di 814.024 unità.

Quanto alle dinamiche nei prossimi anni, nella regione gli occupati over 50 nel settore privato sono circa il 32 per cento del totale. Ma 567.700 andranno in pensione entro il 2029 e di questi 366.900 nel settore privato. Una condizione che mette dunque in allarme per il futuro, se non ci sarà la tenuta del mercato del lavoro.

In Italia

In Italia il numero dei pensionati ha ormai raggiunto quello dei lavoratori. Il dato definitivo del 2025 indica in 24,1 milioni le persone occupate in Italia e quasi 23,2 le pensioni pagate.

Un numero, il secondo, destinato con certezza ad aumentare nei prossimi anni, come rileva la Cgia. Entro il 2029 usciranno infatti dal mercato del lavoro 3 milioni di italiani. Di questi, una quota pari a circa il 74 per cento del totale, ossia 2.244.700 persone, interesserà le regioni centrosettentrionali. Anche se l’altra dinamica, quella dei nuovi ingressi al lavoro, penalizza di più il Sud, che quindi vede più sbilanciato il rapporto verso i pensionati.

Un problema per il sistema economico italiano, che avrà a disposizione meno manodopera e impiegati. Ma anche per i conti pubblici.  Quest’anno – rileva sempre l’Ufficio studi della Cgia – la spesa pensionistica è destinata a toccare i 351,8 miliardi di euro: il 2,7 per cento in più di quanto abbiamo pagato l’anno scorso, un trend in linea con l’andamento dell’inflazione che quest’anno dovrebbe crescere del 2,8 per cento. Ma nel 2029, a legislazione vigente, l’ammontare delle uscite complessive per pagare tutti gli assegni pensionistici dovrebbe aumentare di 36,8 miliardi, attestandosi sui 388,6 miliardi di euro: praticamente il 10,5 per cento in più, mentre l’inflazione, stando alle previsioni, dovrebbe salire di “soli” 5,8 punti. L’effetto “esodo” comincerà a farsi sentire anche sui conti del sistema previdenziale.

La situazione nelle province

E le province lombarde sono in vetta alla classifica per saldo a favore dei lavoratori rispetto al numero dei pensionati. Bergamo è dietro a Milano e Brescia, ma ai primi posti nazionali, con quasi 83mila lavoratori in più (494mila il totale) rispetto ai pensionati (411mila circa).

Dall’analisi, fatta dall’Ufficio studi della Cgia – del saldo tra il numero di occupati e le pensioni erogate nel 2025, delle 102 province d’Italia monitorate “solo” 54 presentano un saldo positivo. Infine, le uniche realtà territoriali del Mezzogiorno che presentano una differenza positiva sono Catania (+475), Matera (+1.127), Pescara (+3.454) e, in particolare, Ragusa (+16.241).

La situazione più “squilibrata” d’Italia si è verificata nella Città Metropolitana di Reggio Calabria: la differenza è stata pari a -90.368. Seguono la provincia di Taranto con -87.189, Lecce con -85.508 e Messina con -76.936. Va segnalato che l’elevato numero di assegni pensionistici erogati nel Mezzogiorno non è ascrivibile alla eccessiva presenza delle pensioni di vecchiaia/anticipate, ma all’elevata diffusione dei trattamenti assistenziali e di invalidità.

 

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