Fiaccolata per Mamadi Tunkara a Bergamo: in 200 contro la violenza

La comunità si stringe attorno al ricordo di Mamadi Tunkara, il giovane ucciso in via Tiraboschi, con una fiaccolata per condannare ogni forma di violenza e promuovere il valore della giustizia

La città di Bergamo si è unita in un momento di profonda emozione e riflessione con una fiaccolata organizzata per ricordare Mamadi Tunkara, il giovane gambiano ucciso lo scorso 3 gennaio. Circa 200 persone si sono radunate nel pomeriggio del 17 gennaio in Largo Rezzara, da dove è partito un corteo silenzioso illuminato da centinaia di candele. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Giovani Gambiani in collaborazione con il Comune di Bergamo, ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, religiosi e della comunità locale.

Tra i presenti, la sindaca Elena Carnevali e diversi assessori comunali, insieme a figure di spicco come don Ottolini, parroco delle Grazie, e don Davide Rota del Patronato. Il corteo, carico di commozione, ha raggiunto Passaggio Cividini, luogo dove Mamadi ha perso la vita, trasformandolo in uno spazio di memoria e solidarietà.

La sindaca Carnevali: “Ferita profonda per la comunità”

Durante l’evento, la sindaca Elena Carnevali ha pronunciato un discorso toccante, ricordando il dolore collettivo causato dalla tragedia. «La perdita di Mamadi è una ferita profonda per tutta la nostra comunità – ha affermato –. Non solo piangiamo un uomo gentile e rispettoso, ma ci troviamo di fronte a un atto di violenza che scuote le fondamenta del nostro vivere comune.» Carnevali ha sottolineato come la fiaccolata rappresenti un momento non solo di lutto, ma anche di condanna contro ogni forma di violenza e un richiamo a un impegno condiviso per costruire una città più sicura e giusta.

La sindaca ha ribadito la necessità di una Bergamo che sappia scegliere la via del rispetto e della giustizia, promuovendo la sicurezza attraverso una rete sociale forte, il rispetto reciproco e interventi mirati.

Il ringraziamento della comunità gambiana

Foday Sillah, presidente dell’Associazione Giovani Gambiani, ha espresso profonda gratitudine alla comunità bergamasca per il sostegno ricevuto. «La morte di Mamadi ha lasciato un grande vuoto, ma la solidarietà dimostrata ci ha ricordato che non siamo soli – ha dichiarato –. Al di là delle differenze di fede, siamo uniti nella stessa umanità. Grazie per aver trasformato il dolore in forza e compassione.»

Il contributo delle istituzioni religiose

Anche don Davide Rota ha preso parola, evidenziando il valore dell’unione in momenti di grande dolore. «Questa comunità sa trovare forza nei momenti più tragici. I giovani che vivono qui portano il meglio di sé, offrendoci ogni giorno una lezione di umanità.»

La fiaccolata non è stata solo un gesto simbolico, ma un chiaro appello alla coesione sociale, alla lotta contro l’indifferenza e alla costruzione di un futuro più sicuro per tutti. Mamadi Tunkara, ricordato da amici e colleghi come una persona gentile e rispettosa, diventa così un simbolo di lotta contro la violenza e di speranza per una comunità unita.

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