“Non si tratta di allarmismo, ma di realismo scientifico: una nuova pandemia potrebbe arrivare, e l’influenza aviaria è una delle minacce da tenere sotto controllo.”
Roberta Villa, giornalista, divulgatrice scientifica e medico, lancia l’allerta: “Non siamo al sicuro. Il virus H5N1 ha già fatto il salto di specie e colpito gli allevamenti bovini. Il rischio che si adatti all’uomo esiste e va gestito con trasparenza e strumenti adeguati.”
Lo dice dopo che un gruppo di esperti guidato da Jesse Goodman (Georgetown University) ha pubblicato su Scienceuna lettera rivolta alla comunità scientifica, ai governi e all’industria per rafforzare le misure di preparazione globalecontro le future emergenze sanitarie. Tra le minacce più concrete, appunto, l’H5N1.
Il virus H5N1: un sorvegliato speciale
La sua diffusione parte da lontano. Dal 2003, l’aviaria ha causato epidemie gravi nell’Asia sudorientale e, pur senza mai sviluppare un’efficace trasmissione tra umani, ha mostrato un tasso di letalità spaventoso: il 50% nei pochi casi documentati. Oggi, si diffonde tra uccelli selvatici e animali da allevamento, ma ha infettato anche mammiferi terrestri e marini, come foche, trichechi e gatti.
“Il passaggio ai bovini da latte negli USA è stato un salto inatteso”, spiega Villa a Bergamonews. “Si è scoperto che il virus colpisce le ghiandole mammarie e si trasmette probabilmente tramite le mani degli allevatori o le attrezzature per la mungitura.”
Da qui, il rischio: “Il latte crudo, non pastorizzato, si è rivelato vettore potenziale. Gatti che lo hanno bevuto sono morti. In Europa è legale venderlo in alcuni contesti, ma oggi è più che mai pericoloso.”
Situazione negli USA ed Europa: casi sottostimati
Negli Stati Uniti, il virus ha già colpito oltre 160 milioni di polli e più di mille allevamenti. Villa denuncia che molti allevatori non segnalano i casi per paura di danni economici, mentre alcuni contagiati umani, spesso migranti privi di documenti, evitano il sistema sanitario per timore di espulsioni. Ad oggi, sono circa 70 i casi ufficialmente segnalati, ma potrebbero essere molti di più.
In Europa, la situazione è più contenuta: numerosi focolai sono stati individuati in Polonia, e in Italia alcuni allevamenti sono stati colpiti, ma senza allerta immediata. Tuttavia, la vigilanza resta alta, soprattutto perché in Canada e in Messico sono stati registrati casi gravi tra giovani e bambini, a volte con necessità di ricovero in terapia intensiva con supporto ECMO (ossigenazione extracorporea).
Verso un trattato pandemico globale
Un segnale positivo è arrivato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che dopo tre anni di negoziati ha elaborato una bozza di trattato pandemico. L’intesa non impone rinunce alla sovranità nazionale, ma punta a coordinare la risposta internazionale, ridurre le disuguaglianze nell’accesso ai vaccini, condividere dati e risorse.
Villa avverte però: “Ogni interferenza politica o economica che ostacola la trasparenza va contro l’interesse collettivo. Gli Stati devono impegnarsi senza strumentalizzazioni, altrimenti ci troveremo impreparati.”
Critica anche le posizioni negazioniste o contraddittorie, come quelle del ministro della Salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr, che ha difeso l’uso del latte crudo nonostante i dati scientifici sulla sua pericolosità.
Conclusioni: “Il rischio non va ignorato”
“Non sappiamo quando arriverà la prossima pandemia, ma arriverà”, conclude Roberta Villa. “È come con i terremoti: le condizioni ci sono, ma non possiamo prevedere dove e quando. Solo una risposta globale basata sulla scienza e non sul consenso politico può fare la differenza.”