Clinica San Francesco: un nuovo capitolo nel trattamento del cancro

Inaugurati i nuovi spazi dedicati alla chemioterapia presso la casa di cura privata. La convenzione in atto col Papa Giovanni

Collaborazione e innovazione al servizio della salute

La Casa di Cura San Francesco ha inaugurato un’importante allargamento della sua area oncologica, segnando un significativo progresso nel trattamento del cancro grazie alla collaborazione con l’Ospedale Papa Giovanni XXIII. Il nuovo spazio ospita 11 nuove postazioni per la chemioterapia, divise tra 9 poltrone e 2 letti, progettate per accogliere più pazienti e minimizzare i tempi di attesa per l’inizio delle cure. Questo sviluppo è parte di una convenzione che permette ai pazienti del PG23 di ricevere trattamenti presso la San Francesco, migliorando così l’efficienza e l’accessibilità delle cure.

Un futuro terapeutico nel presente

La ristrutturazione e l’ampliamento dell’area oncologica sono frutto del progetto “Un futuro di cura”, che ha già visto la realizzazione concreta degli obiettivi grazie al contributo di 100 mila euro assicurato dall’Accademia dello Sport per la Solidarietà. L’inaugurazione del nuovo reparto, sabato 20 aprile, è stata un momento di celebrazione non solo per i progressi medici, ma anche per l’impegno comunitario nel sostegno alle persone affette da patologie tumorali.

Messaggi di speranza e senso di comunità

Durante l’inaugurazione, sono state evidenziate le sinergie create tra la struttura privata e il settore pubblico, arricchite dal supporto dell’associazionismo. Monsignor Giulio Dellavite, delegato vescovile per le relazioni istituzionali e gli eventi diocesani, ha portato le felicitazioni del Vescovo, sottolineando il ruolo della comunità come “piccole cellule di generosità” nel combattere il cancro. Suor Anna Maria Villa, legale rappresentante dell’Istituto Suore Cappuccine di Madre Rubatto, ha ringraziato tutti coloro che hanno reso possibile il progetto, riconoscendo l’opportunità di lavorare su questo territorio con persone che “creano energie e progetti”.

Questo approccio integrato non solo migliora la qualità delle cure oncologiche, ma rafforza anche il tessuto sociale intorno ai pazienti, evidenziando l’importanza della collaborazione e della solidarietà nel percorso di guarigione.

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