La comunità di Fiorano al Serio e la famiglia di Oumar Dia, il giovane di 21 anni originario del Senegal ma nato e cresciuto a Bergamo, vivono ore di angoscia e incertezza cercando risposte sulla sua improvvisa scomparsa. Dia è deceduto il 26 ottobre nell’ospedale di Rozzano, dopo esservi stato trasferito in condizioni critiche dal carcere di Opera. La vicenda ha scatenato una vasta reazione pubblica e la famiglia chiede ora verità e giustizia.
Un percorso difficile e l’inaspettata tragedia
Il cammino di Dia nelle strutture penitenziarie italiane ha avuto inizio nell’estate del 2020 a seguito di un episodio di piccola criminalità a Milano, che lo ha visto rubare un telefono cellulare. La sua detenzione si è trasformata in arresti domiciliari, seguiti da un inserimento in comunità, durante il quale ha iniziato a lavorare e a reinserirsi nella società. Tuttavia, un secondo arresto a luglio ha cambiato nuovamente il corso della sua vita, portandolo nel carcere di Bergamo prima e poi a Opera per motivi non divulgati.
Dal carcere all’ospedale: un decesso misterioso
Il trasferimento urgente al reparto di terapia intensiva dell’Humanitas di Rozzano è avvenuto il 20 ottobre, a seguito di un peggioramento delle sue condizioni di salute, le cui cause sono ancora oggetto di indagine. La famiglia, lasciata senza spiegazioni, ha potuto solamente osservare l’aggravarsi dello stato di salute di Dia, che è culminato in un coma e, successivamente, nella sua morte.
Una comunità mobilitata e l’intervento delle autorità
La mancanza di informazioni dettagliate e l’ombra del dubbio sulla gestione degli eventi da parte delle autorità carcerarie hanno alimentato la mobilitazione popolare e l’attenzione mediatica. Una dimostrazione pacifica a Milano, organizzata da “No peace without justice”, ha visto la partecipazione di numerosi cittadini e personalità, tra cui il deputato Aboubakar Soumahoro, che ha portato la questione all’attenzione del parlamento con un’interrogazione al Ministro della Giustizia.
Le indagini in corso
L’inchiesta aperta dalla Procura di Milano procede, attualmente senza ipotesi di reato o indagati, ma con la ferma volontà di far luce su quanto accaduto. “Il nostro figlio Oumar è morto mentre era in stato di detenzione nelle mani dello Stato”, ha affermato il padre del giovane, sollecitando risposte chiare e definite.
Il caso di Oumar Dia, tra le mura di un penitenziario e i corridoi di un ospedale, si fa simbolo di una richiesta di trasparenza e giustizia che non conosce frontiere, unendosi al coro universale di chi chiede di non essere lasciato nel buio quando si verificano tragedie simili.
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