Nell’auditorium del Palamonti a Bergamo, un evento speciale ha recentemente catturato l’attenzione: la prima del documentario ““Fino in fondo – Luigi Donini, un ragazzo di San Lazzaro””. La serata del 17 novembre ha visto una calorosa accoglienza da parte del pubblico, riunendo amanti del cinema e appassionati di speleologia. Questa produzione cinematografica offre uno sguardo intimo sulla vita e il coraggio di Luigi Donini, un audace esploratore originario di Bologna, tragicamente scomparso nel 1966 nella Val Brembana.
Donini, una figura emblematica nel campo della speleologia, incontrò il suo destino fatale durante una missione di salvataggio nella grotta Buco del Castello, insieme al collega Carlo Pelagalli. L’evento, un’operazione congiunta dello Speleo Club Orobico e del Soccorso Alpino e Speleologico Lombardo, ha attirato un’ampia partecipazione, inclusi Luca Vitali, presidente del Cnsas Lombardo, e numerosi specialisti della IX Delegazione Speleologica Lombarda, oltre a colleghi da altre regioni.
Giordano Frassine, ex delegato della IX Speleologica, ha sottolineato l’impatto duraturo di Donini, non solo come speleologo, ma anche come naturalista e pioniere nel campo della geologia e paleontologia. Era conosciuto per il suo approccio scientifico rigoroso e le sue qualità di leader, elementi che gli sono ancora riconosciuti a distanza di decenni.
Il documentario, diretto da Ginetto Campanini, ha attraversato un lungo periodo di sviluppo, con ritardi e cambiamenti dovuti alla pandemia di Covid. Secondo Frassine, l’incidente che costò la vita a Donini segnò il primo intervento del Soccorso Speleologico, fondato appena un mese prima a Torino. La partecipazione della IX Delegazione Speleologica al film ha fornito un’occasione unica per esplorare più a fondo la figura di Donini, spesso ricordato principalmente per il suo tragico destino.
L’evento ha anche evidenziato un episodio simile avvenuto di recente a Fonteno, dove soccorritori di diverse regioni si sono uniti per un intervento in una grotta locale. Questo richiama lo spirito di comunità e solidarietà che caratterizza il mondo della speleologia e del soccorso alpino, un valore fondamentale che rimane immutato nel tempo.